Notizie

11 Marzo 2019

Ogni cosa al suo posto

Aimer un être, c’est lui dire: «Toi, tu ne mourras pas»” – amare un essere, amare un altro è dirgli “Tu non morirai”. Ripenso alla celebre espressione del filosofo Gabriel Marcel (Le mort de demain, 1931) mentre alla radio passa il motivo sanremese di Arisa, Mi sento bene. Mi ero già imbattuta nel testo di questa canzone qualche giorno prima, quando la mia amica Serena me lo aveva piazzato sotto il naso commentando: “Questa roba qua è disperante… fa stare malissimo, altro che sentirsi bene”.

31 Gennaio 2019

I piedi di Ronaldo

Nell’incompiuto Dieci anni dopo, pubblicato in italiano nella raccolta Prima che faccia notte a cura di Edoardo Rialti, Clive Staples Lewis ripercorre la conquista di Troia da parte degli Achei e gli eventi immediatamente successivi. Il lettore viene trasportato nella mente di Menelao, re di Sparta e marito della bella Elena, il cui rapimento da parte del principe troiano Paride ha segnato l’inizio del conflitto. Chiuso nel proverbiale cavallo di legno insieme ai soldati, in snervante attesa del segnale per l’attacco, egli si chiede come si comporterà con la moglie quando la ritroverà. Immagina in quali modi potrà punirla, preso tra il bruciore dell’umiliazione per il tradimento subito e la fiamma dell’antica passione, che nonostante tutto ancora arde in lui.

24 Dicembre 2018

Debitori insolventi

In una bella serata limpida, mentre i miei figli si preparano ad andare a dormire,osserviamo la costellazione di Orione e per l’ennesima volta ripercorriamo il racconto mitologico (i bimbi vanno pazzi soprattutto per l’amicizia tra il gigante e il suo cane Sirio).“Che belle le stelle”, dice Agostino a un certo punto. “Sì, Dio è stato proprio gentile a farle” chiosa Riccardo.

7 Novembre 2018

Guardati dalla Bellezza

“E poi, lo sai, non c’è/ Un senso a questo tempo che non dà/ il giusto peso a quello che viviamo.
Ogni ricordo è più importante condividerlo/ Che viverlo”.

13 Settembre 2018

Filosofare col lampione

Nel 1888 Nietzsche scrive Il crepuscolo degli idoli, ovvero come si filosofa col martello (sarà pubblicato l’anno seguente). Il titolo racchiude un programma. Egli stesso, nella sua autobiografia intellettuale (Ecce homo, 1888), definisce quel libro come “un demone che ride. […] ciò che sulla copertina è chiamato idolo è semplicemente la verità”. Il suo martello non è quello del carpentiere; è quello, più piccolo, del geologo o del medico: gli serve per auscultare la verità come si fa con una roccia o con un malato, “e forse udire per tutta risposta quel famoso suono cavo che può venire solo da viscere gonfie”. L’intento non potrebbe essere più chiaro: dimostrare l’inconsistenza e la non-assolutezza di ogni verità, smascherarla – appunto – come idolo vuoto o putrefatto.

19 Giugno 2018

Nel nome della legge

Uno dei racconti più brevi e più belli di Guareschi – Cinque più cinque – ci porta nel paesino di Peppone e don Camillo, in un momento di altissima tensione politica (tanto per cambiare). Sindaco e parroco con le rispettive fazioni sono impegnati in una polemica dai toni sempre più accesi: in giro si inizia a temere che ci sarà una resa dei conti, e che sarà violenta.

12 Marzo 2018

Finché un dio non ci chiama

Serse: La tua è una tribù affascinante. Persino ora sei spavaldo di fronte all’annientamento, e in presenza di un dio. Non è saggio mettersi contro di me, Leonida. Immagina quale orribile fato attende i miei nemici quando io ucciderei con gioia ognuno dei miei uomini per la vittoria.

29 Gennaio 2018

Sproporzione

Ne Il Silmarillion, antefatto de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli, Tolkien narra del valoroso Beren e della bella principessa Lúthien. Segnata dal travaglio di lunghe separazioni e da sacrifici personali, la loro storia d’amore porta con sé fin dall’inizio il peso della loro appartenenza a due mondi diversi. Il destino di morte che grava su di lui, uomo di nobile stirpe, non appartiene a lei, elfa immortale. Beren muore dopo aver onorato la promessa fatta al padre di Lúthien per averla in sposa: recuperare uno dei Silmaril, potentissime gemme magiche, dalla corona del signore del male Morgoth. Con la dolcezza del suo canto Lúthien persuade Mandos, custode della morte, a concederle una seconda possibilità di vivere nella Terra di Mezzo con l’amato. Beren viene così restituito alla vita, pur restando un mortale: destinato, prima o poi, a spegnersi per sempre. Anche la principessa elfica dovrà rinunciare all’immortalità, accettando consapevolmente di sopravvivere al marito solo per attendere di morire a propria volta. Ne Il Signore degli Anelli la triste vicenda è rievocata da Aragorn (discendente di Beren), legato da amore ad Arwen, figlia del re elfo Elrond e discendente di Lúthien. Esattamente come la sua antenata, Arwen sarà costretta a veder morire il proprio amato in attesa di seguirlo in un identico destino, avendo rinunciato all’immortalità per potergli restare accanto.

12 Dicembre 2017

Tutta la luce del mondo

In Giallo e rosa (ultimo capitolo di Don Camillo) Guareschi racconta gli eventi immediatamente successivi all’uccisione a sangue freddo di un uomo – tal Pizzi –  ad opera dei “rossi”, davanti agli occhi della moglie e del figlioletto, in un crescendo di tensione politico-ideologica. In paese tutti conoscono la verità; per paura nessuno parla. Persino i familiari tacciono per timore di ritorsioni, avallando l’ipotesi del suicidio: il poveretto pertanto non sarà nemmeno sepolto in terra consacrata.

6 Novembre 2017

La ferita

In una splendida e celebre pagina del Fedro Platone propone il “mito dell’auriga” o “della biga alata”. Le anime degli uomini nella loro esistenza prenatale sono paragonate a carri guidati da un cocchiere (la ragione), che deve disciplinare ed armonizzare tra loro un cavallo bianco (le passioni spirituali) e un riottoso destriero nero (le passioni sensibili e corporee). Dei e uomini volano assieme spingendosi fino al “regno delle Idee”, l’Iperuranio (letteralmente, un “Cielo oltre il cielo”), sede degli archetipi perfetti ed immutabili di ogni realtà sensibile. La piena contemplazione delle Idee è concessa solo agli Dei (privi di qualsiasi componente istintuale) e alle anime umane dirette dalla componente razionale: gli altri ne intravedono poco più che brandelli fugaci. A causa della presenza dei cavalli neri talvolta le bighe si scontrano tra loro, le ali si spezzano e l’anima precipita sulla terra, incarnandosi in un corpo e perdendo tutti i ricordi della vita precedente. Tuttavia chi ha potuto anche solo per un istante contemplare l’Iperuranio ne avverte la confusa, struggente nostalgia. È l’incontro con la bellezza sensibile a riaccendere il ricordo vero e proprio: la sua contemplazione rende l’uomo memore, «di nuovo pennuto e agognante di volare, ma impotente a farlo». Ogni desiderio, dunque, non è mai fine a sé ma è richiamo e “promemoria” di una Bellezza infinita dalla quale tutti proveniamo, che «brillava allora in tutta luce, quando nella beata schiera ne godevamo la beatifica visione, (…) immersi in una luce pura».