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17 Settembre 2015

Metabolizzare in classe il fenomeno migratorio

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La prima pagina del 19 settembre

Parlare di scuola al tempo della “grande migrazione”. Viene da pensare così accostando i fatti di cronaca, italiani ed europei, al momento particolare che coinvolge ragazzi e famiglie all’inizio di un nuovo anno scolastico. Viene da riflettere, in particolare, su cosa possa dire/fare/promuovere il movimento educativo e la scuola in particolare di fronte a quello che appare un fenomeno sociale potenzialmente devastante.
Ciò che sta accadendo, in generale, in Europa e, in modo più specifico, alle sue porte mediterranee, Italia in prima fila, ma anche in Grecia e poi, sulle vie di terra, in Ungheria, ad esempio, è sotto gli occhi di tutti. Una migrazione che pare inarrestabile, fatta di uomini, donne e bambini, in fuga da situazioni insostenibili, dalla guerra e dalla povertà.
Persone che cercano asilo, lavoro, sicurezza. Speranza. Persone che non hanno paura – o semplicemente non hanno scelta – di affrontare viaggi rischiosi, di mettere a repentaglio la propria vita e quella dei familiari per fuggire da Paesi dove l’esistenza è evidentemente percepita ancora più in pericolo.
Un fenomeno, questo della migrazione, che impressiona con notizie e immagini d’effetto, che scatena sentimenti contrastanti nei Paesi “presi d’assalto”, e in fondo mette paura. Perché appare – ed è – inarrestabile e senza una soluzione immediata. In grado di destabilizzare in profondità il tessuto sociale dei territori coinvolti.
Certo, servono risposte “politiche” ad ampio raggio. Occorrono concertazione e cooperazione internazionale, tra i Paesi di accoglienza, investimento di risorse e governi coraggiosi per far fronte a quel che accade, non più rubricabile sotto la categoria dell’emergenza.
Più ancora, pare necessario un cambio di passo culturale, per evitare che siano le paure e i risentimenti a lievitare gli animi delle persone e dei popoli. Paure e risentimenti che attecchiscono con facilità e che pure sono cavalcati non di rado da persone senza scrupoli.
Non bastano le emozioni. Un bimbo morto sulla spiaggia, i gommoni o i treni presi d’assalto, il serpentone sull’autostrada per una marcia infinita verso i confini sono immagini evocative. Scuotono e commuovono, ma possono scivolare via in fretta. Invece quello che sembra più utile è “lavorare” su queste immagini, metabolizzare ciò che accade e farne occasione di un profondo lavoro culturale.
Ecco la scuola, al tempo delle migrazioni. La scuola appena ricominciata ancora una volta per tantissimi bambini, ragazzi e famiglie, può e deve affrontare l’attualità.
È il luogo deputato per una riflessione e una prassi quotidiana che mette alla prova le capacità di comprensione dei fenomeni e soprattutto di “risposta”, che può promuovere in concreto integrazione, tolleranza, apertura mentale, speranza.
La scuola non può, naturalmente, farsi carico di tutto, ma non si riesce a immaginare un luogo migliore per l’elaborazione dei sentimenti e dei pensieri, per l’educazione alla cittadinanza e alla responsabilità, collettiva e individuale, nei confronti del mondo che cambia e delle sfide che ci aspettano nei prossimi decenni.
L’anno scolastico non può non raccogliere questa “provocazione” del tempo contemporaneo e a sua volta risultare “provocatorio” per tutta la società. Sempre di buona scuola si tratta.

11 Settembre 2015

Le vie della Misericordia, i doni per la comunione

Ha scandito lentamente le quattordici opere di misericordia corporale e spirituale, il Vescovo, nell’omelia di martedì mattina nel santuario della Ghiara, sotto l’immagine benevolente della Beata Vergine Maria, la Regina di Reggio, Madre della Misericordia divina.
Il nuovo anno pastorale si è aperto così, con un accorato richiamo al prossimo Giubileo straordinario della Misericordia, in un ponte che collega la Natività di Maria e la sua Immacolata Concezione. Perché non basta una vita per imparare l’arte di dare il perdono e quella, forse più difficile, di accettare di riceverlo. Il segreto? “Dobbiamo incontrare ogni giorno di nuovo Gesù”, ha detto monsignor Camisasca.
Dunque, lo sfondo del cammino della nostra Chiesa diocesana sta nello sperimentare l’Amore di Dio, quella consolante “esperienza viva della vicinanza del Padre”, secondo la definizione più bella dell’Anno santo coniata dallo stesso Bergoglio.
In questo solco, le nostre comunità cristiane sono chiamate a mostrare un volto accogliente.
PRIMAPAGINA12092015“Non possiamo ignorare – ha affermato il Vescovo al termine della concelebrazione (entrambi i testi dell’8 settembre, l’omelia e l’annuncio del Giubileo, sono pubblicati integralmente nel Primo Piano di pagina 3) – l’appello che Papa Francesco ha fatto domenica all’Angelus, invitando ogni parrocchia ad accogliere una famiglia di profughi, come segno di un’autentica preparazione al Giubileo della Misericordia. Faccio mio l’appello del Papa per la nostra Diocesi e, consapevole di quanto non bastino le parole, ho incaricato la Caritas di aiutare e accompagnare le parrocchie perché possano attuare con intelligenza e con larghezza di cuore questo appello all’accoglienza”.
Un passaggio, quest’ultimo, che tutti i media locali hanno ripreso, data l’evidenza (finalmente europea) del dramma dei profughi in fuga dall’orrore e dalla fame.
La Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla ha già accolto e continuerà ad accogliere i poveri: sono più di 500 i migranti transitati negli ultimi mesi per il nostro territorio, come ha ricordato il direttore della Caritas diocesana Isacco Rinaldi.
Ma sarebbe incompleto applicare il messaggio della Misericordia solo verso chi viene da fuori, risolvendolo nella carità per i bisognosi. Anche dentro le nostre comunità a volte si possono manifestare problemi connessi a incomunicabilità, mancanza di stima per i doni degli altri, atteggiamenti di potere, comportamenti autoreferenziali…
L’accoglienza, perciò, va vissuta anche nelle nuove unità pastorali, che “vogliono aiutarci a scoprire un’appartenenza più profonda e più grande alla Chiesa”, ha ricordato ancora il Vescovo nella sua omelia in Ghiara, nell’imminenza dell’inizio della sua Visita pastorale.
Comunione, ministeri, carismi: sotto questo titolo il pastore diocesano ha voluto raccogliere lo spirito del cammino che attende la Diocesi in questo tornante della storia. Con la fiducia che l’unità nella diversità è possibile solo rimanendo attaccati a Cristo, come i tralci alla vite.

4 Settembre 2015

La sfida dell’accoglienza

Con questa copertina che saluta la ripresa delle pubblicazioni dopo la pausa d’agosto invochiamo la Beata Vergine della Ghiara come Madre di Misericordia, guardando all’Anno santo straordinario che si aprirà fra tre mesi e sempre più allibiti per le stragi di migranti, inghiottiti dal “Mare Monstrum”, asfissiati nelle stive o nei camion, fatti fuori da trafficanti e guerriglieri senza scrupoli sulle rotte, di terra o di mare, che per quella povera gente dovevano rappresentare viaggi della speranza. Come si fa a non provare pietà davanti alle immagini di quei corpi galleggianti, sfiniti, senza vita, di donne, uomini e bambini, reiterate con dolorosa impotenza dalla tv e dai social media?PRIMAPAGINAnro05092015
Purtroppo una buona fetta dell’opinione pubblica, italiana ed europea, continua a esprimere una sorta di impermeabilità, non vogliamo dire indifferenza, dinanzi all’acuirsi del fenomeno migratorio. Forse nell’illusione che passi la nottata, che ci si possa risvegliare domattina da quest’incubo di massa. Ma non sarà questione di un giorno, di una stagione o di un anno. “Stiamo assistendo a un tornante della storia”, ci ha detto il Vescovo rispondendo ad alcune domande de La Libertà sulla tragica attualità di quest’estate.
Prima di dargli la parola, sottolineiamo l’importanza della posta in gioco: il futuro della nostra Europa, della legalità e della pacifica convivenza tra i popoli. E la certezza che l’accoglienza è figlia della Misericordia a cui il Papa ci chiede di aggrapparci, sapendo che le nostre forze e anche la nostra capacità di compassione per una marea di fratelli che rischiano la vita con traversate pericolose sono limitate e fragili.
Sappiamo anche che ci sono responsabilità politiche superiori – del Nord nei confronti del Sud del mondo, e dell’Ovest nei confronti dell’Est – che vanno risvegliate e reclamate attraverso un’opinione pubblicata informata e partecipe.

8 Agosto 2015

In viaggio con noi, il prossimo e Dio

Ogni anno si avverte un certo attrito fra la celebrazione delle ferie come rito di massa, puntualmente accompagnata dai tg con gli allarmi sui weekend da bollino rosso e le immagini di code ai caselli autostradali, e il senso della vacanza come rigenerazione interiore, che richiede un buon tasso di solitudine, una scelta di silenzio.
Anzitutto, mentre si disfano i bagagli dell’ultima peregrinazione o si prepara la prossima partenza, è opportuno non dimenticare chi d’estate non va da nessuna parte. O perché non ne ha la possibilità economica (è una leggenda che le città si svuotino!) o perché trattenuto dall’età, da un letto d’ospedale o da una salute malferma, dalla mancanza di accompagnatori.
Una telefonata, una visita, due passi nel fresco con qualcuna di queste persone, di sicuro non lontane dal raggio della quotidianità, possono essere un modo per riempire cristianamente questo “vacuum”, per non pensare solo al proprio benessere psicofisico, mentre l’afa e la chiusura dei negozi disseminano di ostacoli il percorso abituale di tante donne e uomini anziani, infermi e soli, tra paure e insicurezze amplificate (la criminalità non va in ferie) e la sensazione di una “ripresa” ancora annunciata ma poco concreta nelle tasche.PRIMA PAGINA 08 08 2015
Ammesso che si parta, il viaggio non dovrebbe essere una gara a chi va più in capo al mondo, o a chi posta più foto sui social network, generatori (involontari?) d’invidia & gossip, o l’adempimento compulsivo di un obbligo consumistico stagionale (anche sotto il capitolo trasferimenti – è cronaca di questi giorni – quanti disagi tra voli fermi, treni roventi e in ritardo, trasporti pubblici inadeguati…).
Ci sono mete semplici, semisconosciute agli itinerari più strombazzati, che meritano di essere raggiunte, senza dimenticare le sagre, persistenti “miracoli” del volontariato locale, a portata di mano appena fuori porta.
Non si stacca dalla routine traslocando la solita frenesia in altri lidi, per quanto incantevoli o “vip”.
L’ospite con cui non si può fare a meno di rapportarsi anche a centinaia di chilometri da casa è… il nostro io.
Il viaggio altrove, allora, diventa la pista buona, il contesto favorevole per una riscoperta del bisogno di intimità, con se stessi, con i familiari e con Dio.
Se il corpo giustamente reclama il riposo, lo spirito al contrario ha spesso l’esigenza di essere risvegliato, guarito da quella spossatezza che non di rado deriva dalle sconfitte, dalla sfiducia, dai dissapori sedimentati durante un anno vissuto a testa bassa o in rotta con qualcuno.
Le vacanze – brevi, prolungate o a spezzoni che siano – ci danno l’occasione di rinnovare, recuperare, purificare relazioni messe da parte dall’inclemenza dei giorni, a cominciare dalla preghiera, per riconoscerci affidati sempre al Padre, datore di ogni dono. Anche del refrigerio estivo.

24 Luglio 2015

Campi missionari: partire per condividere

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“Estate alternativa”, l’editoriale de La Libertà del 25 luglio

Condividere: ecco un altro verbo che la comunicazione digitale ha inflazionato: nell’epoca dei social network condividere significa sostanzialmente pubblicare, spiattellandoli in Rete, stati d’animo, immagini e collegamenti multimediali.
D’altra parte, come insegna il cardinale Ravasi, sono tanti i termini che la tecnologia prende a prestito dalla teologia, travisandone il senso cristiano aggiungo io: si pensi alla parola “icona” o alle azioni informatiche creare, salvare, giustificare, convertire. Anche “condividere”, nel senso di Facebook & compagnia, rimane qualcosa di superficiale: al di là di vacui “mi piace”, una curiosità passeggera, un pedaggio alla legge dell’apparire per esistere.
Questa divagazione mi è balzata in mente quando ho letto che una delle motivazioni che spinge decine di giovani a partire dalla nostra Diocesi per un periodo d’impegno in luoghi di missione è proprio il desiderio di condividere. Inteso, qui, come fare un pezzo di strada insieme; mettere in gioco se stessi al servizio di una cultura e di una Chiesa differenti e altrettanto ricche di umanità; incontrare altri popoli e riflettere, nel confronto, sul personale cammino di fede e sugli stili di vita; rendersi utili con il dono del tempo e dell’amicizia.
Condividere alla maniera di Sonia, già da tempo a Gomsiqe, in Albania, che per luglio e agosto aiuta nell’animazione del grest in sei villaggi e nella preparazione dei bambini ai sacramenti. “Ho avuto il grande privilegio – scrive – di rallentare nel mio cammino, di godermi la bellezza, di fermarmi davanti alla sofferenza e alla povertà”.
Questo tipo di condivisione non si può realizzare nello spazio di un clic, ma richiede giorni e settimane per viaggiare, acclimatarsi, conoscere usi e cibi, vivere in un altro mo(n)do, guardare da vicino. La forza attrattiva dei campi missionari è in questa verità della condivisione, che tocca cuore, corpo e mente, coinvolgendo nell’esperienza diretta in loco e nelle relazioni al di là del sentito dire mediatico.
Le partenze, dall’immaginario imbarco del Centro Missionario, sono cominciate l’8 luglio: proseguiranno, a turni, fino all’inizio di settembre. Ad accogliere i giovani ci sono i “nostri” laici, sacerdoti e religiosi, conoscitori delle missioni diocesane. Sette ragazze vanno in Albania, quindici giovani volano in Brasile giovedì 23 luglio, accompagnati da don Marco Ferrari, altri sette vivranno un mese in Madagascar, ricevuti da Diana Guidorizzi, per visitare Ambositra, Ampasimanjeva e soprattutto Manakara. Una ragazza è appena partita per la Casa della Carità di Mumbai, in India. E ci sarà movimento anche in Rwanda, col campo organizzato dal Gruppo Padre Tiziano (base a Munyaga) e quattro reggiani “ospiti” delle Case Amahoro tra agosto e settembre, inviati a due a due…
“Share the love”, condividi l’amore, recita il tormentone estivo di Cesare Cremonini.
Chiedendo venia per la citazione leggera, mi sembra un buon augurio per i giovani che hanno scelto queste vacanze alternative. La canzone così continua: “E per quanta strada ancora c’è da fare… amerai il finale. Buon viaggio!”.

17 Luglio 2015

«La Libertà» rilancia tra web e territorio

Il comparto della stampa, già provato dalla lenta perdita di copie e di pubblicità, continua a ricevere pure mazzate pubbliche. Al pesantissimo e già noto taglio dei fondi statali per l’editoria, che ha prodotto come infausto risultato la cessazione di diverse testate, a fine giugno s’è aggiunto un nuovo fendente “gentilmente” offerto da Poste Italiane, che in una sola mossa è riuscita a incassare il via libera dell’Autorità per le comunicazioni al suo piano di consegna a giorni alterni (prima fase a ottobre 2015) e all’aumento delle tariffe per spedire le lettere. Come definire, se non imbarazzante e davvero poco illuminata, una politica di questo genere, che snatura – rincarandolo – il servizio postale?PRIMAPAGINA18072015