Undici settimane in Archivio Diocesano

Milo Spaggiari (collaboratore) e don Augusto Gambarelli (responsabile) dell’Archivio Diocesano.

Il racconto dello studente universitario Mattia Spaggiari dopo undici settimane trascorse in stage all’Archivio Diocesano con don Augusto Gambarelli e Milo Spaggiari

Dal 15 marzo al 31 maggio di quest’anno ho trascorso ogni mattina dal lunedì al venerdì in Archivio Storico Diocesano: non però, come gli altri utenti, per effettuare le mie ricerche personali, bensì per uno scopo decisamente più particolare.

Al fine di completare il mio percorso di studi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano conseguendo la Laurea magistrale in Filologia moderna dovevo infatti portare a termine uno stage di almeno 150 ore, e perciò, avendo già avuto modo di sperimentare la competenza, la cortesia e l’estrema disponibilità dell’archivista don Augusto Gambarelli e del suo assistente Milo Spaggiari nelle svariate occasioni precedenti in cui per finalità di ricerca mi ero recato in Archivio Diocesano, ho subito pensato che proprio lì avrei potuto svolgere qualche attività formativa che unisse l’utilità del servizio con il diletto di un’atmosfera distesa e cordiale.

Una volta ottenuto il consenso delle parti interessate e ultimata la procedura di attivazione dello stage, ho finalmente cominciato a dedicarmi al compito che mi era stato assegnato, vale a dire riordinare e indicizzare atti matrimoniali.

Ora, il fondo degli atti matrimoniali è il più cospicuo dell’intero Archivio e comprende fondamentalmente tre tipologie di documenti: 1) dispense dagli impedimenti di consanguineità, affinità o cognazione spirituale, 2) dispense dalle pubblicazioni matrimoniali e 3) fedi di stato libero dei nubendi nati o vissuti per qualche tempo fuori dalla nostra Diocesi o eventualmente giuramenti suppletori di coloro che, avendo viaggiato per molti paesi diversi, non erano in grado di dimostrare di non essersi sposati in nessuna delle località in cui avevano dimorato.

Tali carte costituiscono un’inesauribile miniera di informazioni eccezionalmente preziose per i ricercatori, anzitutto perché in più di un’occasione ci permettono di venire a conoscenza dei dati biografici fondamentali di persone di cui si era persa ogni traccia a causa della distruzione o della dispersione dei documenti d’archivio delle rispettive parrocchie di appartenenza; ma ancor più perché, soprattutto tramite le lettere dei parroci e gli interrogatori dei testimoni ivi contenuti, essi ci restituiscono spaccati di vita di uomini e donne appartenenti ad epoche lontane dalla nostra, fornendoci sovente molti più particolari rispetto ai semplici registri di battesimi, matrimoni e morti.

Davanti ai nostri occhi d’un tratto riprendono vita aristocratici e miserabili, contadini e borghesi, soldati e artisti, carcerati e stranieri, ormai niente più che fiochi attori che si affannano su un palcoscenico polveroso, le cui voci però, a chi le sa ascoltare, possono ancora parlare con il cuore anelante della loro perduta giovinezza.

Anche tenendo in considerazione i soli documenti vergati nel periodo di cui mi sono occupato (1717-1720), la casistica delle situazioni è oltremodo varia: rapimenti e fughe d’amore, penitenze comminate per riparare all’incesto, nozze celebrate in fretta e furia per nascondere la gravidanza della sposa, triple o quadruple consanguineità da dispensare, contratti nuziali annullati all’ultimo momento, spose contese tra più pretendenti, matrimoni a sorpresa degni dell’VIII capitolo dei Promessi Sposi…

Insomma, sfogliando le carte di un archivio ci si rende perfettamente conto di come la realtà possa spesso superare la più fervida fantasia, e soprattutto di come bene e male, sublimi virtù e turpi vizi siano sempre inestricabilmente intrecciati tra loro in ogni epoca e presso ogni ceto sociale.

Alla luce dell’indiscutibile interesse storico di questo fondo, sarebbe davvero opera meritoria proseguire nella predetta opera di riordino e indicizzazione (già iniziata prima di me da don Giovanni Brembilla), in modo da agevolarne la consultazione da parte degli utenti dell’Archivio, che in tal modo, anziché sfogliare uno alla volta le centinaia e centinaia di fascicoli disposti caoticamente all’interno dei faldoni dei singoli semestri, potrebbero in pochi secondi verificare l’esistenza dell’atto da loro ricercato e subito individuarne l’esatta collocazione. Ma anche stavolta – è il caso di dirlo – la messe è molta e gli operai sono pochi…

Mattia Spaggiari

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