Mefistofele in scena a La Fenice: che diavolo succede?

Mefistofele - teatro La Fenice

È forse vero che il più grande inganno del diavolo è farci credere che non esista! Il male, però, lo vediamo tutti i giorni.

E con esso percepiamo “l’eterna” lotta fra bene e male, nella sfera personale della nostra vita, nel quotidiano, nella società, nel mondo, anche al di fuori dell’ambito prettamente religioso.

Immaginiamo lui, il tentatore, sedersi a casa nostra, pronto ad ascoltarci, a dare una mano a risolvere i problemi, ad accordargli fiducia. Oppure, seduti a teatro, osservare e carpire le mosse di Mefistofele mentre tenta di ingannare e sedurre Faust, uno di noi.

Mefistofele – teatro La Fenice

 

Iconica la scena iniziale all’apertura del sipario, con Mefistofele, interpretato magistralmente da Alex Esposito, baritono molto amato dal pubblico veneziano, seduto in poltrona a guardare uno schermo. Se il diavolo ama i dettagli, non è un caso che maneggi il telecomando, strumento per l’affermazione di potere e decisione: come da uno schermo, Mefistofele guarda il film della nostra vita, seleziona, conosce…. interviene.

Con la successiva scena della doccia, mentre l’orchestra suona il Prologo diretta da Nicola Luisotti, di forte impatto anche per il nudo del protagonista, Mefistofele si “spoglia” dalle sembianze infernali e dalla puzza di zolfo, per “rivestirsi” di un uomo qualunque.
Ed eccolo uno di noi, ora in felpa grigia, ora in tuta rossa con cappuccio, pronto ad entrare nella vita di Faust, nelle sue ambizioni, nel suo orgoglio, nei suoi desideri, nelle sue pulsioni.

Mefistofele – teatro La Fenice

La fitta presenza di cori nel tessuto musicale, da prologo all’epilogo, rende più dolce la vicenda, di per sé diabolica e drammatica.

Ha già fatto una scommessa con Dio: riuscirà a sedurre Faust e ad avere la sua anima.
Ha luogo il “patto”: Faust cede l’anima a Mefistofele ottenendone in cambio un momento di appagamento, un’ora di riposo in cui quietarsi, per placare l’ansia conoscitiva e poter dire all’attimo fuggitivo: «Fermati, sei bello!»

Buona la teatralità dei due protagonisti, Alex Esposito e Piero Pretti nella parte di Faust. Anche la voce di Maria Agresta, che interpreta Margherita, soprattutto nell’atto terzo, dove, decisa a riscattarsi dalla seduzione del male, rifiuta di evadere dal carcere.

Mefistofele – teatro La Fenice

Colpisce positivamente la regia di Moshe Leiser e Patrice Caurier, con ambientazioni contemporanee, fino a portare sul palcoscenico la squadra del Milan, che nonostante sia altrimenti conosciuta come “diavolo rosso nero”, non sembra aver riscosso grande entusiasmo.

L’epilogo porta lo stesso Faust a un repentino ripensamento, dopo quello di Margherita, e a un profondo pentimento: cade morto al suolo, ma va incontro alla felicità eterna.

Mefistofele sconfitto?
Credo di no. In fondo, il suo fischiettare è preludio di nuove sfide, verso Dio e verso l’uomo.
Mefistofele ri-tenta ancora.

Mario Colletti

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