A Masone ricordati don Zanni e don Guglielmi

Il grembiule che Gesù si cinse ai fianchi per lavare i piedi agli apostoli la sera dell’ultima cena – un gesto veramente umile – è l’icona efficace del ministero sacerdotale di don Luigi Guglielmi e don Romano Zanni ricordati la sera di venerdì 10 maggio nella chiesa di Masone nella concelebrazione eucaristica presieduta dal vicario generale.

In tanti vi hanno partecipato: testimonianza dell’incisiva traccia lasciata nella Chiesa reggiano-guastallese dai due sacerdoti scomparsi rispettivamente il 10 maggio 1996 e il 12 maggio 2021.

“La vita di don Gigi e don Romano – ha sottolineato nell’omelia mons. Giovanni Rossi -, il loro ministero sacerdotale hanno sempre rilevato il loro prendersi a cuore la vita di tutti coloro che hanno avuto modo di poter vivere la pienezza della loro vocazione sacerdotale. Senza misura si sono consumati per tutti, in particolare per i piccoli, per le comunità loro affidate – parrocchie, missioni, Caritas, Istituto di Musica per la liturgia, Case della carità – unendosi all’offerta di Cristo e facendo sì che nelle parole dell’ultima cena ci fosse anche la loro persona: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”.

E ha aggiunto: così come Gesù tiene tra le mani i piedi degli apostoli, così Dio nel Figlio che dona la vita per noi, tiene tra le mani la vita dei discepoli, di ciascuno, la vita della Chiesa. “Ma tutto questo avviene nel dramma della storia del mondo, in un continuo contrasto tra luce e tenebre, tra peccato e grazia, tra vita e morte”.

Il fine della storia è già posto in essere nel mistero della croce: quel mondo che gioisce è la struttura che ancora si regge sulla logica del male, una logica perdente in partenza, effimera; la sua è una presunta vittoria.

Invece è proprio la croce che diventa il vero ed unico segno di vittoria; da essa scaturisce il dono della salvezza veicolata dall’immagine del parto e della donna, madre e sposa, immagine della Chiesa che genera i figli di Dio. “L’ora della croce è l’ora del parto in cui nasce l’uomo nuovo a immagine di Dio”.

La sofferenza è il luogo dove si dà testimonianza della vita e dell’amore; e l’amore di Dio non viene mai meno: questa è la certezza.

I canti della celebrazione eucaristica, in cui è stato anche fatto di padre Tiziano Gugliemi morto in Rwanda il 19 maggio 1980, sono stati animati dal Coro diocesano.

Il vicario generale ha concluso l’omelia con questo invito: “Credo che il ricordo di questa sera non sia solo un riandare al passato, ai momenti belli, ma un ringraziare il Signore per la presenza di questi due preti, consacrati alle tre mense, ma anche un monito e un impegno per tutti a trasformare il ricordo in lievito a partire dalla nostra vita per essere, alla luce del Vangelo, luce e sale”.

g.a.rossi

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