Scuola, baluardo educativo

Lucia Ziosi del liceo Ariosto-Spallanzani di Reggio Emilia, Lorenzo Mantovi del liceo Aldo Moro di Reggio Emilia

Riprende la nostra inchiesta sui giovani, giunta alla terza puntata.

Alla scoperta dell’universo giovanile

Dopo la fotografia dell’Associazione Pro.Di.Gio, in questo numero è la volta del mondo della scuola. Qui i ragazzi trascorrono gran parte del loro tempo condividendolo con i loro professori. Ad alcuni di questi abbiamo chiesto cosa pensano dei loro alunni e come la scuola li aiuti nella loro crescita. Per provare ad avere più voci abbiamo coinvolto i prof di diversi istituti: Lucia Ziosi del liceo Ariosto-Spallanzani di Reggio Emilia, Lorenzo Mantovi del liceo Aldo Moro di Reggio Emilia, Daniela Storchi, dell’istituto Russell di Guastalla, Alessia Cavazzoli dell’istituto Russell-Carrara e Leonardo Scabissi dell’istituto Carrara.

Patrimonio da preservare

Il punto fermo su cui tutti concordano è che i ragazzi sono un patrimonio inestimabile di conoscenze, abilità, sensibilità che va tutelato e aiutato a proiettarsi nel futuro. E in questo, all’unisono, tutti riconoscono la scuola come uno degli ultimi baluardi perché i ragazzi siano messi nelle condizioni di sapersi esprimere e far sbocciare la loro personalità.

La fotografia degli alunni è quella di adolescenti e ragazzi spesso ripiegati su sé stessi, troppo presi e preoccupati dalle loro aspettative, ma anche da quelle dei genitori e soprattutto dei coetanei. La competizione è all’ordine del giorno: la società obbliga a essere sempre perfetti e i ragazzi subiscono questa imposizione sia dal punto di vista estetico che riguardo alle performance scolastiche. Tra le paure più grandi c’è quella di deludere gli altri ed essere delusi a loro volta. In tutto questo il ruolo dei social non gioca affatto a favore: la conformità a essere tutti uguali, ostaggio degli algoritmi, è un male per chi invece avrebbe tanta ricchezza da esprimere. Anche l’utilizzo di strumenti tecnologici li mette nelle condizioni di avere capacità e conoscenze incredibili.

La curiosità dei ragazzi è grande, la loro voglia di conoscere pure, ma vanno stimolate: spesso le famiglie non riescono a pungolarli a dovere e così la scuola è un’opportunità per aprire i loro orizzonti. Tuttavia, questo non è sufficiente a vincere le diffidenze dei più giovani verso il mondo adulto. Se i prof si guadagnano la loro fiducia possono giocare effettivamente un ruolo determinante nei ragazzi di oggi, adulti del domani.

Futuro incerto

Il futuro che i ragazzi vedono è nebuloso e spaventa. Anche i docenti riscontrano questa sfiducia. Rappresentanto un’eccezione quei ragazzi che ce l’hanno già spianato e garantito dai genitori. Chi, invece, non ha un lavoro già “promesso” è in difficoltà nel vedersi grande. E chi lo ha già è tuttavia “rassegnato” al proprio destino senza preoccuparsi di capire se quella tracciata sia la strada giusta o meno. Talvolta le famiglie non si preoccupano delle reali inclinazioni e aspirazioni dei figli.
Agli occhi dei prof i ragazzi hanno una grandissima sensibilità verso tematiche quali il rispetto dell’ambiente, che forse è l’unica cosa che sta loro a cuore guardando al domani, mentre latita la prospettiva di avere dei figli e una famiglia: l’individualismo che impera nella società non li favorisce in questo ma li mette nella condizione di bastare a sé stessi. Eppure, di valori ce ne sono tanti tra i banchi di scuola: amicizia, onestà, solidarietà, generosità sono molto presenti e sentiti.

L’affettività rimane un grosso punto interrogativo, soprattutto con l’avvento della questione del genere (altro tema molto caro ai giovani). La questione sentimentale che spesso coincide con quella sessuale è un argomento che i ragazzi approfondiscono poco. Riuscirà l’educazione all’affettività che partirà nelle scuole a sovvertire questo situazione?

Daniela Storchi, dell’istituto Russell di Guastalla, Alessia Cavazzoli dell’istituto Russell-Carrara e Leonardo Scabissi dell’istituto Carrara.
Daniela Storchi, dell’istituto Russell di Guastalla, Alessia Cavazzoli dell’istituto Russell-Carrara e Leonardo Scabissi dell’istituto Carrara.

Ruolo della scuola

La scuola ha un ruolo fondamentale e necessario: tutto sta nel non far sentire i ragazzi dei semplici numeri, dei voti. Di certo l’offerta formativa di ogni istituto è tarata a seconda delle capacità e delle richieste di un ragazzo. Anche se dietro ad ogni scelta scolastica c’è la famiglia e capita che questa non si lasci affatto consigliare nella scelta delle scuole superiori “ideali” per i propri figli rischiando di mandarli allo sbaraglio in istituti troppo difficili.

Deve consolidarsi il patto educativo scuola-famiglia così che prof e genitori siano coesi nella crescita dei ragazzi, anche se sempre più spesso accade il contrario, con le famiglie che disconoscono il ruolo della scuola a discapito dei ragazzi. L’ottimo sarebbe la personalizzazione scolastica in cui ogni studente sarebbe seguito individualmente ma a fronte di classi “overbooking” rimane abbastanza utopico.

Vocazione dei professori

Per essere insegnanti deve esserci una e vera propria passione per i più giovani che li aiuti a scoprirsi e camminare nel mondo. Per fare questo deve però essere abbattuta la distanza tra adulti e ragazzi. Spesso il gap è racchiuso nel sentirsi giudicati da parte di quest’ultimi: a casa, a scuola anche nello sport i ragazzi si sentono sempre sotto esame. Il che non vuol dire che dare giudizi e voti sia sbagliato e vada abolito. Piuttosto è basilare costruire un rapporto umano in cui vi sia comprensione reciproca tale per cui i ragazzi capiscano che c’è tanto altro oltre alla valutazione scolastica e che il voto rappresenta un giudizio inerente alla sfera della didattica. Che rimane importante ma che non è una sentenza nella vita di ogni persona.

In questo l’ascolto diventa fondamentale: a patto che non si soverchi la gerarchia del ruolo. L’insegnante è e deve essere sempre al di sopra dell’alunno. In questo non c’è parità che tenga. La relazione umana, riconosciuta importante da tutti gli intervistati, è forse più coltivata negli istituti professionali dove spesso si possono trovare ragazzi dal background familiare più complesso e un approccio più relazionale li aiuta nel loro percorso. Di contro l’adulto in cattedra deve saper sostenere l’onere della responsabilità verso lo studente, senza lasciarsi sopraffare dalla tentazione di essere un buon prof solo perché ha consenso.

Ragazzi e sogni: la scuola li aiuta in questo?

Non ci sono grandi sognatori tra gli alunni. Così come non ci sono grandi sogni. Il desiderio più grande è quello di realizzare sé stessi. Agli studenti piace pensare che un domani possano lavorare all’estero. Ma per le loro paure e i loro limiti non ambiscono ad altro. E questo deve far riflettere non solo il mondo della scuola, ma la società intera.

La scuola è una finestra sul mondo per i ragazzi, scuote la loro curiosità verso il sapere e li può spronare al ragionamento. Il vento dei grandi ideali del secolo scorso si è fermato perché non spira più nella società contemporanea. Qualche materia umanistica rappresenta un’occasione di evasione verso emozioni e sentimenti che possono suscitare qualcosa, ma per lo più i ragazzi sono fagocitati da smartphone e internet che ne tarpano le ali. Il successo più grande per un prof è quando si permette agli studenti di arrivare, di raggiungere un traguardo, ed è sorprendente come siano inconsapevoli di quello che vogliono: molto spesso non si accorgono dove arrivano e quando centrano un risultato o un obiettivo sono increduli di essere soddisfatti di sé stessi. Compito della scuola è aiutarli a trovare la loro consapevolezza: è già un grande passo.

Maturità: esame o altro?

Si chiama esame di maturità, ma alla fine in che cosa si misura se uno studente è cresciuto? È sufficiente il rendimento scolastico per definire maturo un giovane? La scuola accompagna gli studenti durante il loro percorso di crescita ma alla fine del quinto anno non decreta la maturità personale di nessuno perché la maturità di un individuo dipende da molti più fattori. Tra questi anche la scuola. Certamente aiuta a crescere sia nell’apprendimento scolastico (didattica) che in quello personale, in cui si vede l’evoluzione dei ragazzi dal metodo di studio alle capacità di comprensione o alla personalità che emerge durante la vita scolastica. Forse più che esame di maturità sarebbe più opportuno definirlo “test di fine scuole superiori”.

Traendo una conclusione su un argomento così vasto appare molto chiaro come la scuola sia ancora importante e necessaria per aiutare i ragazzi. Si presenta come una guida che li accompagna lungo una via troppo spesso irta di problemi dovuti a una società adulta che non ha troppa voglia di ascoltarli sul serio.

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