Il viaggio della Madonna della Ghiara da Reggio a Fivizzano. In una mostra

La Madonna di Reggio in un bassorileivo a Fivizzano centro sec. XVIII

Oltre quattro secoli fa, negli ultimi giorni di aprile del 1596, la fede nel potere miracoloso della Madonna della Ghiara (che aveva risanato Marchino) ha attraversato l’Appennino e l’immagine sacra, apparsa a Fivizzano cinque giorni dopo, ha compiuto un altro miracolo.

Da allora la stessa devozione verso la Madonna della Ghiara accomuna i due luoghi e a Fivizzano la Madonna della Ghiara è venerata come la Madonna di Reggio. Questo itinerario transappenninico, che gli uomini hanno percorso per secoli in entrambe le direzioni, porta i “segni” di questa devozione mariana, tanto che viene a configurarsi quasi come un cammino di fede.

La mostra che proponiamo va alla ricerca di questi “segni”: così la Madonna che adora il bambino che ha generato – unica e ben riconoscibile tra le tante iconografie mariane – accompagna noi, pellegrini di oggi, lungo un percorso racchiuso fra due santuari: da un lato la basilica reggiana dove l’immagine è nata dalla mano felice di Lelio Orsi (e da allora è adorata sull’altare a lei dedicato), dall’altro la Chiesa prepositurale dei Servi nella piazza medicea di Fivizzano, dove la “vera effige” miracolosa è custodita in una teca lignea sull’altare maggiore ma è anche scolpita nel bassorilievo marmoreo della lunetta del portale.

Casa colonica a Villa D’Este

Tra questi due poli si snoda il nostro itinerario: prima dentro la città di Reggio nelle vie e nelle piazze (piazza Brolo, via Cantarana) ma soprattutto lungo il tracciato che segue il letto “ghiaioso” del Crostolo (che ha dato il nome alla Madonna e alla chiesa) che portava fuori le mura, nella direzione dell’Appennino: qui troviamo ricorrenti formelle di terracotta o di ceramica e piccole nicchie collocate accanto ai portali delle case che si affacciano sull’antico corso del torrente (oggi corso Garibaldi) molte delle quali nate alla fine della guerra (1945), quasi per grazia ricevuta: una sorta di devozione domestica e discreta offerta allo sguardo di tutti e alla venerazione pubblica e quotidiana di chi camminava per le vie – a piedi .

Fuori dalle mura lungo l’antica strada ducale che saliva al Valico le espressioni della devozione cambiano: sono piccole cappelle ai lati della strada, in sequenza quasi ravvicinata (Nebbiara, Puianello…) o immagini grandi in facciata di grandi case coloniche in luoghi di passaggio (Rivalta) come fossero punti di sosta pensati per chi deve affrontare un viaggio più lungo – verso il crinale appunto.

Tre giorni di festa per il Primo Miracolo della Ghiara

E quando l’antico tracciato ducale sale a Ovest del Crostolo, le testimonianze della Madonna della Ghiara dobbiamo cercarle lì, perché lì passavano gli itinerari dei viaggiatori, dei pellegrini, dei mercanti: le troviamo nella corte signorile di Monchio dei Ferri o lungo la strada al crocicchio di Migliara, in una piccola edicola di latta appesa al muro di una vecchia casa in cui abita una nuova famiglia georgiana che se ne prende cura. Ma sono presenti anche nelle chiese parrocchiali, negli oratori e nei santuari del nostro Appennino: a volte sono grandi pale – per lo più settecentesche – come a Gatta, a San Biagio, a Carpineti; a volte sono testimonianze che affiorano dai restauri dopo anni di silenzio, come a Villa Berza dove è venuto alla luce un affresco, probabilmente un ex voto, lasciato da una donna del luogo “vedova e sola”, che porta la data del 1601, solo due anni dopo il miracolo di Marchino.

Una volta arrivati nell’alto Appennino, nelle terre di Valico dell’uno e dell’altro versante, anche la fisionomia delle maestà cambia: tornano i pilastrini e le edicole di pietra semplici e povere della devozione popolare (come a Miscoso nella valle dei Cavalieri, vicino al Lagastrello o lungo la strada del Passo del Cerreto) con le formelle bianche di marmo che sono arrivate qui nelle bisacce dei pastori al ritorno della transumanza, incorniciate con la pietra grigia della Liocca o di Sassalbo.

Dal Passo del Cerreto il nostro percorso – che per ora è solo l’abbozzo di un percorso -“scollina” in Lunigiana, la terra delle maestà: tante e tante maestà in marmo apuano spesso nate nelle botteghe di Carrara; le più antiche hanno anche trecento anni e sono diffuse ovunque nel paesaggio, nelle campagne, a segnare i crocicchi e i confini, lungo le mulattiere e per le strade dei borghi. Numerosissime soprattutto a Fivizzano, la terra dell’altro miracolo: 5 maggio 1596. Una devozione mariana che ha radici antiche e che non ha eguali in altri luoghi dell’Appennino.

Clementina Santi

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