La riscossa dei bravi ragazzi?

Riuscirà Jannik Sinner a invertire il trend della moda del bad boy a favore di quella del bravo ragazzo? Stando al successo di pubblico e di risultati pare proprio che il campione trentino stia portando alla riscossa l’immagine del ragazzo per bene che fa da contraltare a quella dei calciatori viziati e capricciosi che hanno ispirato migliaia di ragazzi.

Siamo di fronte al giovane che potrebbe mettere d’accordo mamme e nonne sull’uomo ideale cui affidare la propria figlia o nipote. Quello che si mette a fare le torte in casa col mattarello.
Forse è la volta giusta che la normalità prende la sua rivincita sul bullo di turno. Le buone maniere che fanno più notizia di polemiche, violenza e gossip. La rivoluzione delle buone azioni, si potrebbe dire.

Sicuramente un esempio integerrimo come Jannik serve: ai giovani, per accorgersi che non sempre essere bravi ragazzi significa avere l’etichetta di sfigato; allo sport, che, corrotto in ogni sua declinazione, ha trovato finalmente un eroe buono che predica sudore, sofferenza e sacrificio per vincere; alle famiglie, ché il figliolo che aiuta e ascolta mamma e papà diventa il miglior assist per sedare certe risse/discussioni di casa.

Ma siamo davvero pronti per tutto questo? Davvero ci piace avere il mito perfetto? Che il nostro eroe possa essere rappresentato dal ragazzo normale della porta accanto? O piuttosto ci piace sapere che esiste un Sinner ogni tre Balotelli?

Fino a poco tempo fa il giovane prodigio Mario Balotelli faceva parlare di sé più per le sue cavolate che per i suoi gol. E piaceva. Pure troppo. Il calciatore che dilapidava il suo talento oltre al suo patrimonio.
Diciamocelo: a noi italiani piace più assomigliare a Balotelli anche se diciamo di voler essere Sinner. E sapere che ci sono anche campioni come il tennista mette a tacere la nostra vocina della coscienza.

Più facile invidiare e criticare l’ex bomber interista che provare anche solo a prendere ad esempio uno che, appena diventato numero 2 ATP, va a festeggiare con famiglia e fidanzata anziché mettere a soqquadro un’intera discoteca tra fiumi di champagne e belle ragazze. Magari sgommando via a fine serata senza scrociarsi come Mario.

Sai che noia se in Happy Days ci fosse stato solo Ricky Cunningham e non Fonzie? Il primo è la perfezione che diamo per scontata. Il secondo invece è l’azzardo che tutti vorremmo essere. E insieme sono un mix vincente di amicizia, dove uno fa da contrappeso all’altro. E così riusciamo in qualche modo a dare il più classico dei colpi al cerchio e alla botte.

Ricordiamoci sempre che viviamo in un’epoca in cui abbiamo dovuto umanizzare e corrompere anche i super eroi del cinema per farceli piacere. Perché alla lunga la loro perfezione ci ha stufato. E ci sono piaciute le crisi di esistenza dei vari Batman, Superman eccetera.

E per restare in tema tennistico, non dimentichiamo cosa è capitato a Matteo Berrettini, anche lui promessa della racchetta e bravo ragazzo, che dalla gloria di Wimbledon è arrivato agli hater social passando per la love story con Melissa Satta. Fino a che vinci piaci. Se vinci e hai la bella fidanzata sei quello che tutti vorrebbero essere. Se invece inizi a perdere, beh allora iniziano i guai. Brutta bestia l’invidia…

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