Il cardinale Camillo Ruini ricorda il vescovo Gilberto Baroni

La storica visita a Reggio Emilia di Giovanni Paolo II (5 giugno 1988). Un affettuoso ed emblematico gesto del Papa, che al Campovolo di Reggio Emilia poggia la sua mano sulla spalla dell’allora vescovo Camillo Ruini; sulla destra, il vescovo Gilberto Baroni. Foto Felici, Roma

“La Libertà” desidera ricordare il vescovo Gilberto Baroni, nel 25° anniversario della morte, con una serie di testimonianze. Cominciamo da un contributo illustre, scritto dal cardinale Camillo Ruini.

Con i miei genitori e con Giovanni Paolo II monsignor Gilberto Baroni è una delle persone verso le quali è più grande il mio debito di gratitudine. Diventato vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, ha avuto fiducia in me e mi ha affidato compiti di governo sotto la sua guida, fino a propormi come vescovo ausiliare. Mi ha fatto crescere nell’amore e nella dedizione alla Chiesa e quando sono stato chiamato a Roma come segretario della CEI mi ha fatto dono di un sacerdote, Don Mauro Parmeggiani, che mi fosse di aiuto come segretario personale.

Monsignor Camillo Ruini e il vescovo Gilberto Baroni
Monsignor Camillo Ruini e il vescovo Gilberto Baroni

Posso dire, senza esitazioni, che monsignor Baroni è stato un grande vescovo. Ha raccolto l’eredità del suo predecessore, monsignor Beniamino Socche, a sua volta figura di grande rilievo, e ha subito impresso al cammino della diocesi quella svolta che era richiesta dal Concilio Vaticano II. Come è naturale, non tutti, specialmente nel clero, hanno gradito tale svolta. Monsignor Baroni è andato avanti senza lasciarsi intimidire, ma anche senza rompere e cercando di non lasciare nessuno per strada. Così a Reggio il cammino di attuazione del Concilio è proceduto in maniera organica, senza provocare vere fratture. Quando poi, pochi anni dopo, è esplosa la contestazione anche all’interno della Chiesa, il vescovo Baroni l’ha fronteggiata con fermezza unita alla pazienza e alla comprensione. Anche in questa circostanza la diocesi è rimasta unita e si sono evitati quegli eccessi che hanno travagliato le diocesi vicine.

Baroni, vero «sposo» della sua Chiesa. Portò in Diocesi i frutti del Concilio in unione al Papa e senza fughe in avanti

Dal Concilio, e anche dagli anni di collaborazione con il Cardinale Lercaro in qualità di suo Ausiliare, monsignor Baroni ha appreso e interiorizzato l’importanza fondamentale della liturgia. Poiché a Reggio non c’era alcun sacerdote teologicamente preparato in questo campo, fece venire a insegnare per alcuni anni un teologo e liturgista milanese, don Inos Biffi.

Nel quadro dell’attuazione del Concilio il vescovo Baroni ha promosso con decisione il diaconato permanente. I primi diaconi permanenti da lui ordinati avevano origini e orientamenti molto diversi. Monsignor Baroni si è mantenuto al di sopra delle parti ed è stato padre per gli uni e per gli altri. Una sua preoccupazione fondamentale e costante è stata quella per le vocazioni. Ricordo la preghiera che non si stancava di ripetere: “Perché il Signore mandi alla sua Chiesa molte e sante vocazioni sacerdotali, religiose e missionarie”.
La missionarietà è stata una delle principali dimensioni del suo episcopato. Ha aperto le missioni diocesane in Brasile e in Madagascar, inviandovi sacerdoti, religiose e laici e recandovisi più volte personalmente. Ha favorito la crescita di una mentalità e di un atteggiamento missionari anche all’interno della nostra diocesi. In concreto ha sostenuto con forza l’apostolato dei laici, in particolare l’Azione Cattolica che a Reggio e Guastalla ha una grande tradizione ma dopo il Concilio rischiava una grave crisi.

Monsignor Baroni univa il senso pratico e l’attenzione alla questione economiche a una robusta formazione teologica e giuridica e a una notevole cultura. Il tutto al servizio della sua profonda spiritualità e carità pastorale, che ne faceva un autentico uomo di Dio e un ricercato padre spirituale. È stata sua l’iniziativa di acquistare, nel cuore della città, l’edificio che è stato la sede del Centro Giovanni XXIII, che ospitava l’Azione Cattolica diocesana ma era anche un centro culturale che ha avuto una notevole incidenza nel panorama reggiano, dando voce all’attualità sia teologica sia scientifica e letteraria e rappresentando un’alternativa rispetto ai tentativi di egemonia culturale marxista.

Uno dei fronti più caldi della contestazione intraecclesiale è stato e in certa misura continua a essere quello del celibato del clero. Il Consiglio presbiterale diocesano, se ben ricordo in una riunione del 1970, si espresse su questo argomento a voto segreto e l’abolizione del celibato ottenne la maggioranza. Monsignor Baroni, che non era presente, ne fu assai turbato e manifestò la sua più ferma disapprovazione. Sul tema del celibato monsignor Baroni ritornava spesso, precisando che non si considerava celibe, bensì sposato alla sua Chiesa: per lui questo doveva essere l’atteggiamento di ogni autentico sacerdote.

Il trascorrere del tempo è il miglior banco di prova dell’operato di ciascuno. L’episcopato reggiano di Gilberto Baroni, conclusosi nel 1989, è ancora oggi un prezioso punto di riferimento per tanti di noi, sacerdoti e laici della diocesi. In particolare per me, che ho ormai 93 anni, il vescovo Gilberto rimane un padre e un amico. Mi affido alla sua intercessione e gli chiedo di pregare per la Chiesa intera, che sta attraversando un tempo difficile.

Cardinale Camillo Ruini

Una risposta su “Il cardinale Camillo Ruini ricorda il vescovo Gilberto Baroni”

Sono una religiosa reggiana, quando tornavo in famiglia, da Roma, mia madre mi diceva: Abbiamo un Vescovo eccezionale, Mons.Baroni! Con lui si tira dritto sulle vie di Dio.

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