Le tre vite del pittore Gianni Ruspaggiari

Ruspaggiari davanti al Duomo (1992 Foto Codazzi)

Il primo giorno di primavera e quasi a un anno dalla sua scomparsa, nelle sale di Palazzo Magnani è stato presentato il volume “Gianni Ruspaggiari – sulle tracce di una vita d’artista”, un’ampia biografia del pittore curata da Sandro Parmiggiani. Era l’estate dello scorso anno, il 16 luglio, quando il mondo artistico reggiano veniva a conoscenza della morte di uno degli artisti simbolo di quella cultura d’avanguardia che prendeva sempre più piede nella nostra città, dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Gianni dipingeva le sue tele, in cui il segno e il colore la facevano da padroni, e componeva i suoi collage, con degli evidenti richiami all’espressionismo astratto della Pop Art, in una mansarda della centrale via Guazzatoio, locale che ricordava ai visitatori il mondo bohémien della Parigi dell’Ottocento. A dire il vero di bohémien nella sua vita c’era ben poco, ma quella era la parte della sua esistenza nota a tutti in città. Ne aveva altre e forse erano quelle che occupavano di più il suo tempo.

La moglie, Tiziana Spaggiari, si era formata nel campo della moda sotto la regia di Achille Maramotti, vedi Max Mara, imparando tanto e mettendolo a frutto aprendo un’azienda tutta sua a Carpi, la capitale italiana della maglieria. La ditta si chiamava Funny Valentine, il nome glielo suggerì proprio Gianni, un cultore più che appassionato di musica Jazz. Infatti deriva da un brano inserito in un musical di Broadway, cantato da Ella Fitzgerald, Frank Sinatra e suonato da Miles Davis e Chet Baker e anche dalla nostra Mina.

La mattina, con la sua Mercedes, altra macchina Gianni non la poteva avere, accompagnava Tiziana a Carpi e passava il suo tempo a creare bozzetti e campioni per le maglie, che poi venivano realizzate in loco e commercializzate dalle più importanti boutique del nostro piccolo pianeta. I prodotti andavano così a fare bella mostra di sé nelle vetrine di Hong Kong, Tokyo, New York, Parigi, Milano… Ruspaggiari si era poi ricavato, in ditta, una stanza tutta sua dove si chiudeva nel pomeriggio, moglie sempre permettendo perché un po’ del carattere del buon Achille lo aveva tenuto per sé, per costruire modellini in plastica di aerei o carri armati, rigorosamente in scala 1/48, tutti ambientati nella triste avventura americana nel sud est asiatico, vedi Vietnam.

In tutte queste tre sfaccettature della sua vita Gianni è stato un maestro. La sua capacità pittorica era da tutti riconosciuta, sottolineata dalle tante mostre personali e collettive organizzate non solo in città. L’estro inventivo nella realizzazione di nuovi soggetti d’avanguardia per le maglie della ditta della moglie era affermato soprattutto dal successo degli ordini che arrivavano all’indirizzo carpigano della Funny Valentine. Mentre un po’ meno nota era la sua capacità nel costruire i modellini in plastica.

Ma questo non vale per me, perché sono appassionato anch’io di modellini di aerei da assemblare e spesso lo andavo a trovare, al sabato pomeriggio in via Guazzatoio, per chiedere consigli e per fargli valutare ciò che facevo; me ne ritornavo sempre a casa con dei buoni suggerimenti e con altrettanti voti, meno buoni però.

Tutto questo è ben raccontato da Sandro Parmiggiani nel libro appena presentato, un volume frutto dei tanti incontri avuti dal critico, sia nella mansarda, sia a sedere in uno dei salotti déco o liberty dell’appartamento di Gianni. Le oltre 200 pagine sono ricche di apparati fotografici che ripercorrono, in modo esaustivo, sia la parte artistica, che tutti gli altri aspetti che hanno caratterizzato la vita dell’artista reggiano. Il volume è in vendita nelle migliori libreria della città.

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