Questione di famiglia

Andrea e Damiano Vaccari, presidente e team manager del Boretto calcio

A Boretto lo sport è questione di famiglia con Andrea e Damiano Vaccari, fratelli uniti dalla passione per il Boretto calcio

Quando si ha a che fare con il Boretto calcio, prima ancora di pensare a una squadra, si capisce da subito che è una questione che riguarda un paese, un gruppo di amici, un’intera famiglia. È quello che si percepisce incontrando Andrea Vaccari, presidente dal 2018, anche se la storia della sua famiglia si lega alla squadra bianco azzurra già dagli anni ’70 con papà Enrico dirigente accompagnatore degli Allievi campioni provinciali nel 1978.

UNA FAMIGLIA NEL PALLONE

A seguire le orme del papà è prima Damiano, fratello maggiore di Andrea, che entra nella società come dirigente, precedendo l’attuale presidente che inizia la sua avventura calcistica come semplice guardialinee.
“Per il Boretto ci facciamo in quattro ogni giorno – dice Vaccari – e questo impegno comune ha rafforzato ancora di più il rapporto tra me e Damiano che ha coinvolto anche la sua famiglia nella gestione del bar dello stadio alla domenica”.

BORETTESI DOC

A completare il quadro è la presenza di un amico fraterno dei due Vaccari, Christian Iotti, allenatore del Boretto 2013/2014.
Nella stagione successiva entrano in squadra altri due borettesi Doc: Valerio Caffarri ed Elia Lorenzini, che si aggiungono a capitan Corrado Boccazzi corredando una rosa fatta da una storica compagnia di amici del paese. Ma se si parla di calcio, non si può non parlare dei Ciccisbey, squadra di amatori affiliata al CSI dove Andrea ha mosso i primi passi come responsabile dell’Under 21 campione provinciale nel 99/00 con in panchina manco a dirlo l’amico Iotti. Perché qui, se non giochi nei Ciccy giochi nel Boretto o viceversa.

RAPPORTO CON IL CSI

Il rapporto col CSI si consolida anche attraverso la scuola calcio borettese da dove proviene la bella storia di Abdul, bimbo del 2011 che soffre di diverse disabilità, e che Vaccari ci tiene a raccontare. “Il calcio sta aiutando molto Abdul che può giocare stando in mezzo ai suoi amici. Grazie ai nostri mister e al suo tutor, Dino Ferrari dell’associazione All Inclusive, Abdul è rimasto nella nostra scuola calcio anche se fuori età, così da agevolarlo stando in un ambiente a lui familiare e così da non costringere la sua famiglia a portarlo a giocare coi pari età lontano da qui”.

L’abbraccio tra Andrea e Damiano al termine della partita con la Scandiense
DUE BELLE STORIE DI CAMPO

E sempre dal Saccani, lo stadio di Boretto, arriva un’altra bella storia, quella di Phillippe Diouf.
“Phillippe arriva dal Senegal.
Ha viaggiato su un barcone insieme a tanti alti immigrati ed è sbarcato in Puglia. È arrivato fino a Boretto grazie ad un amico”, racconta Vaccari, che prosegue: “Nel 2019 diventa un nostro giocatore, ma i problemi per farlo stare qui iniziano ad essere parecchi tra il permesso di soggiorno e la mancanza di una residenza stabile”. “Grazie all’interessamento della nostra società, un’azienda del luogo gli ha offerto un lavoro e con il nostro aiuto un avvocato è riuscito a fargli ottenere il permesso di soggiorno di due o tre anni da rinnovare alla scadenza”, conclude. Poi Vaccari con una punta di orgoglio ci tiene ad aggiungere: “Nel 2022 Phillippe è stato invitato dal nostro sindaco per consegnare la Costituzione ai neo-diciottenni come bell’esempio di integrazione. E, per il lieto fine, dopo sette anni ha potuto riabbracciare i suoi familiari in Senegal”.

COME ESSERE A CASA

A proposito di stadio: qui da qualche anno si svolge la corsa campestre organizzata dal CSI reggiano e dalla società sportiva Folgore, altra realtà storica del luogo, che vede coinvolti sempre tra i 300 e i 400 atleti in una grande festa di sport.

In conclusione, parafrasando un vecchio spot pubblicitario, verrebbe proprio da dire che a Boretto dove c’è sport, c’è casa.

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