Il Giorno del Ricordo a Reggio Emilia

Il 10 febbraio di ogni anno, dalla legge istitutiva risalente al 2004, si celebra in Italia la Giornata del Ricordo in memoria delle vittime italiane trucidate dalle milizie comuniste di Tito, nell’anniversario della firma nel 1947 a Parigi dei trattati di pace tra l’Italia e le nazioni vincitrici della seconda guerra mondiale che consegnarono al dittatore Tito i territori italiani di Fiume, Istria, Dalmazia e Terre Giulie.

Memoriale importante per non dimenticare una storia veramente complessa e spesso oggetto di accesi scambi di vedute da parte di storici. Quest’anno diverse iniziative sono sorte in città, a partire anche da gruppi di studenti, e una santa Messa per le vittime delle foibe è stata celebrata, come ogni anno, in San Nicolò da don Franco Ranza.

Un evento significativo è stato però il Ricordo in Sala del Tricolore promosso dal Comune, da Istoreco e dall’Anpi reggiana sul tema “Il giorno del Ricordo e la frontiera adriatica”.

Una novità, una promessa fatta dal sindaco Vecchi alla famiglia di Graziano Udovisi lo scorso anno e mantenuta. Erano presenti Matteo Iori, presidente del Consiglio comunale, che si è dimostrato sensibile all’argomento, e lo storico Raul Pupo (fra i promotori della rinascita degli studi storiografici sulle foibe, i massacri perpetrati dai titini e l’esodo giuliano dalmata) in dialogo con Mirco Carrattieri.

Toccante e incisiva la testimonianza di Stefano Setti, nipote di Graziano Udovisi, presenti in sala la figlia di Graziano, Raffaella e il coniuge. “Un momento di riflessione e memoria che ci ricorda l’importanza del preservare, ricordare e condividere”, ha detto Stefano Setti.

Proprio la condivisione di un’analisi e di un percorso è stata la novità di questo incontro, dopo anni di silenzio nei luoghi istituzionali (se non un ricordo pubblico di Graziano Udovisi 13 anni fa in Sala Tricolore in seguito alla sua scomparsa, le iniziative dell’Istituto comprensivo di Casina che nel 2006 invitò il testimone Udovisi a colloquio con le classi, le occasioni dei Comuni di Rubiera e Quattro Castella per diversi anni consecutivi, con la partecipazione della famiglia Udovisi).

“Costruire ponti di comprensione e di dialogo che permettano una riflessione condivisa e una memoria che unisca anziché dividere. Il gesto più destabilizzante, inedito e innovativo che possiamo fare è ricordare, con la responsabilità di andare oltre gli steccati e le ideologie, dando voce alle vittime, per restituire loro dignità e rispetto” ha concluso Stefano Setti, dopo aver ripercorso la storia del nonno e, a grandi linee, le vicende più significative di quel periodo storico.

Proprio quel periodo è stato oggetto dell’accurata, dettagliata e competente relazione del professor Raul Pupo, che ha proposto alcune riflessioni sul significato della giornata alla luce delle acquisizioni “più mature” della storiografia e una puntuale analisi storico-geografica, sociale e politica delle vicende che portarono a quella che lui stesso ha definito, motivandola, “la catastrofe della italianità adriatica”: una lezione verso un futuro possibile.

Citando infine l’esempio dei presidenti delle Repubbliche di Italia e Slovenia che nel 2020 si sono recati insieme a Basovizza a rendere omaggio alle vittime delle foibe e al monumento dei fucilati sloveni nel 1930 per ordine del tribunale speciale fascista, ha indicato come possibile “il cammino di riconoscimento delle memorie altrui, il rispetto per le memorie diverse, di purificazione delle memorie proprie”.

Dopo alcuni interventi del pubblico, alla fine del memoriale, il sindaco Luca Vecchi è intervenuto, ribadendo l’intenzione della città di Reggio Emilia di “continuare a riconoscere e comprendere la vicenda delle foibe oltre ogni condizionamento di parte”.

Setti ha citato da un discorso del presidente Mattarella: “Nessuno deve aver paura della verità. La verità rende liberi. Le dittature – tutte le dittature – falsano la storia, manipolando la memoria, nel tentativo di imporre la verità di Stato. La nostra Repubblica trova nella verità e nella libertà i suoi fondamenti e non ha avuto timore di scavare anche nella storia italiana per riconoscere omissioni, errori o colpe”.

Sotto si possono scaricare testi integrali degli interventi di Raul Pupo e di Stefano Setti.

Maria Alberta Ferrari

INTERVENTO STEFANO SETTI

INTERVENTO RAUL PUPO

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