I filosofi e la storia

UNSPECIFIED - CIRCA 1865: Karl Marx (1818-1883), philosopher and German politician. (Photo by Roger Viollet Collection/Getty Images)

Unisco in questo articolo alcuni appunti di filosofia della Storia, senza nessuna pretesa di esaurire l’argomento.
Occorre in primo luogo distinguere fra lo storico e lo “storicista”. Infatti lo storico guarda al passato e si appaga della conoscenza del passato (tutt’al più vuole comprendere il presente), mentre lo storicista guarda, attraverso il passato, al futuro. Lo storicista vede una “direzione” della Storia verso una meta conclusiva: vede la fine e il fine della Storia.
I più grandi storicisti sono stati sant’Agostino, G.B. Vico, Hegel e Marx.
Karl Popper ha accusato gli storicisti di “profetismo”; ma il profetismo, dice, nasconderebbe una “vocazione totalitaria” (Popper si è occupato particolarmente di Hegel e di Marx). Noi concentreremo l’attenzione su quest’ultimo, Karl Marx, la cui filosofia ha incontrato la politica, ed è stata, per molti nostri contemporanei, un importante punto di riferimento.

Karl Marx (1818-1883)

Se il lavoro determina il valore, il plus-lavoro determina il plus-valore. Il plus-lavoro è la parte della giornata lavorativa non coperta dal salario e perciò, semplificando, il plus-valore è ciò che determina l’arricchimento del capitalista.
La borghesia capitalista ha però generato la sua antitesi, la classe sociale che la abbatterà cioè il proletariato.
Infatti secondo Marx il divario fra le due classi aumenterà fino alla rottura. La legge del capitalismo si può sintetizzare nel proverbio. “pesce grosso mangia pesce piccolo”; il che significa: sempre meno capitalisti, ma più ricchi; sempre più proletari, ma più poveri. È la miseria crescente che spinge il conflitto fra le classi fino alla rivoluzione. Con la rivoluzione il partito comunista prende il potere nel nome del proletariato. Durante la sua dittatura dovrebbe scomparire la borghesia, ma, con essa, anche la classe antagonista – il proletariato – e così inizierebbe la società del futuro, senza classi sociali, senza Stato; il trionfo dell’uguaglianza fra gli uomini.

Questa la teoria, quale si può dedurre da Il Capitale e Il manifesto del partito comunista. Ma Marx, così mi pare, ha commesso due errori.
Il primo errore, sociologico, consiste nel credere nella “miseria crescente” (senza la quale non si può arrivare alla rivoluzione). Mi pare che sia accaduto l’opposto: un gonfiarsi della classe media, un imborghesirsi del proletariato. Senza contare le “astuzie del capitalismo”, capace non solo di sopravvivere, ma di sfruttare ogni nuova occasione per “allargarsi” (ad es. col colonialismo).
Poi c’è l’errore antropologico: il credere che, preso il potere i comunisti, quel potere si esaurirebbe con la scomparsa della borghesia. Difficilmente chi prende il potere – uomo o classe sociale – è disposto a rinunciarvi. Più facilmente chi prende il potere tende a protrarre il suo dominio e se potesse lo renderebbe infinito.

La Storia ha dimostrato – almeno fino a oggi – che Marx aveva torto. Con lui scompare l’utopia comunista, ma anche lo storicismo nella sua forma più convincente.

Benedetto Croce (1866-1952)

Benedetto Croce non è uno storicista, ma uno storico; sennonché per lui la Storia ha un valore assoluto.
Per Croce tutto è Storia perché non esiste altro che lo Spirito e lo Spirito è Storia. In tal modo ha preso le distanze da Hegel, la cui filosofia ha il sapore di una teologia, giacché prevede una Logica, cioè studia un Pensiero in sé che precede la Natura e lo Spirito. Il sistema crociano (che comprende estetica, logica, economia ed etica) vuole essere invece assolutamente “antropologico”.

Per Croce inoltre l’unico giudizio di verità è quello storico. Matematica e fisica si avvalgono di pseudo-concetti (universali ma non concreti, quelli della matematica; concreti ma non universali, quelli della fisica). Solo la Storia si avvale di universali concreti; cioè di concetti che pensano la realtà. Così la filosofia finisce per diventare un “metodo”, un momento di chiarificazione delle idee, che poi lascia la parola alla Storia.

La filosofia del Croce – che tanto ha influenzato la cultura nella prima metà del secolo scorso – pare oggi insostenibile nelle sue linee principali: il giudizio “limitativo” sulle scienze, la filosofia ridotta a metodo, l’unica verità affidata alla Storia. Tuttavia, più che la sua filosofia, il suo immenso lavoro di storico e di critico letterario continua a stimolare la ricerca nei due campi.

Friedrich Nietzsche (1846-1900)

Ma ecco, per completare il quadro, un filosofo “anti-storicista”.
Friedrich Nietzsche si scaglia contro l’adorazione della Storia, contro “l’idolatria storica”, in nome della vita; contro il passato in nome del futuro; perché, a suo dire, la cultura storica soffoca il presente cioè l’esistenza.
Poi però distingue fra storia monumentale, storia antiquaria e storia critica. Ognuna di esse ha la sua ragion d’essere. La Storia monumentale, che ci dà l’esempio di grandi uomini e grandi azioni, deve invogliare all’azione e non paralizzarla. La Storia antiquaria deve conoscere il passato per farci conoscere noi stessi, le nostre radici e le nostre potenzialità. La Storia critica deve mostrare i limiti di ciò che è accaduto per evitare nuovi errori.
In tutti i casi la Storia deve servire alla vita.

Facciamo un esempio. Nel campo dell’arte, ma anche della letteratura, dell’architettura e della musica, l’ammirazione per il passato può spingere alla creazione di opere nuove; ma può in effetti avvolgerci in uno sterile compiacimento di ciò che è stato e spingerci alla condanna di tutto ciò che è nuovo. La storia dell’arte è piena di artisti non riconosciuti dai contemporanei, e dichiarati geniali solo dopo morti. Ma qualcosa del genere accade in tutti i campi.

Fondamentalmente anti-storicista, Nietzsche apre però nuove possibilità alla ricerca storica. La sua distinzione fra Storia monumentale, antiquaria e critica ci pare rivelare non solo una lunga riflessione, ma anche una segreta tentazione.
La Storia antiquaria è quella che ci piace di più: è la nostra storia, siamo noi. Camminando per le strade della nostra città, guardandoci intorno – le piazze, i palazzi, i monumenti –, parlando con la gente, ascoltandone il dialetto, scopriamo non solo chi siamo ma anche perché siamo così.

Antonio Petrucci

K. Popper, La società aperta e i suoi nemici, 1945
K. Popper, Miseria dello storicismo, 1957
K. Marx, F. Engels, Manifesto del partito comunista, 1848
K. Marx, Il capitale, 1867
B. Croce, Logica come scienza del concetto puro, 1905
F. Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita, 1873 o 74.

Una risposta su “I filosofi e la storia”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *