Come il capitano di una nave che solca i mari

Per indulgere alla contemplazione dello sposalizio fra mare Mediterraneo e sole, per scoprire le vestigia della Roma imperiale e per compiere il mio ingresso in Africa, coinciso con la prima volta in un Paese arabo, ho fatto un breve soggiorno in Tunisia. Che mi ha donato tanto, in misura superiore alle aspettative.

Proprio affacciate sul mare lievemente increspato di novembre, un novembre tunisino che disegna un ponte nell’atmosfera fra primavera e pre-inverno, si trovano le Terme di Antonino, sul versante di Cartagine, il più vasto stabilimento termale romano antico, delle province africane. Non le sole – esistono anche le terme di Gargilius – ma queste si trovano all’interno di un vasto parco archeologico che comprende resti di monumenti funerari e reperti in ottimo stato di manutenzione. Una meraviglia.

Certo, finora si può dire che ha parlato l’occidentale attraversata da rigurgiti di esplorazione coloniale, ma è stato così. Continente e religione invadono sensi e spirito all’arrivo in aeroporto, nel conversare frenetico in dialetto arabo tunisino, nel canto dei muezzin all’alba e pomeriggio, nelle architetture che mescolano gli stili cedendo il passo, nella Avenue Habib Bourguiba, a edifici in brutalismo socialista.
Come sempre avviene nei miei viaggi, anche i più significativi e splendidi manufatti dell’uomo arretrano, di fronte alla maestosità imperscrutabile e dolce del mare. Al silenzio che appare innaturale sotto la luce delle 13. Rotto soltanto dallo sciabordio di un bagnante che si cala nelle acque fredde.

C’è tanto mare in questo numero. A cominciare dalla nostra apertura dedicata allo scrittore marinaio, per proseguire con Donatella Puliga e i significati che romani e greci attribuivano al moto ondoso.

Acqua piovana e mare si mescolano senza soluzione di continuità nel golfo di Napoli su cui si abbatte la furia della tempesta, all’interno del testo più importante di Nicola Pugliese.
Un’altra cosa ci insegna il mare. Ad abbattere i confini. Le sue distese d’acqua infinite, e irte di pericoli, come la vita, non hanno barriere che le solcano, ma soltanto orizzonti in lontananza, che si spostano continuamente in avanti, a seconda del punto da cui li guardiamo.

Pensiamo allora alla nostra cupidigia della comunicazione, associata a quella dell’informazione, da cui siamo afflitti, piaga di cui al momento non si intravede la cura, e ci accorgeremo che nella stragrande maggioranza dei casi essa è orientata verso un pregiudizio di conferma.
Si preferisce cercare e dunque leggere opinioni che si avvicinano, se non proprio si sovrappongono, alle nostre, scambiandole per la verità unica possibile.

Anche per contrastare il triste fenomeno è bella e lodevole la “bancarella dei libri” in Panizzi, perfettamente in tempo per il Natale.
La biblioteca mette a disposizione dei lettori i volumi sfoltiti dagli scaffali.
Occasione d’oro per approfondire autori che ci piacciono, e aprirci al nuovo e arricchente universo letterario che ancora non conosciamo.

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