Aperto l’anno accademico con l’Arcivescovo

L’anno accademico di UniMoRe si è aperto con la Messa presieduta dall’Arcivescovo Morandi.

Occorre evitare l’”effetto spugna”: lo ha detto chiaramente l’arcivescovo Giacomo nell’omelia della Messa vespertina che ha presieduto nella chiesa di Sant’Agostino a Reggio Emilia martedì 28 novembre per l’inizio del nuovo anno accademico.

Tale insegnamento viene dalla figura del profeta Daniele che viveva in un contesto culturale – l’esilio a Babilonia – ben diverso da quello ebraico: eppure ha saputo rimanere fedele alla sua identità e questo è un messaggio importante. Monsignor Morandi ha ribadito ancora una volta la necessità di conoscere la propria storia, “sapere chi siamo”. Serve uno studio approfondito per conoscere la propria identità e poter incontrare altre culture; essere, sì, inclusivi ma consapevoli di ciò che costituisce la nostra identità, non tutto è equivalente.

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Alla celebrazione eucaristica erano presenti il rettore dell’Università di Modena e Reggio, Carlo Adolfo Porro, il prorettore Giovanni Verzellesi, docenti, universitari e studenti dello studio teologico.
L’arcivescovo aveva prima sottolineato come Daniele sia il profeta che sa leggere la storia partendo da Dio; non è dunque il fato che governa le vicende, ma è il Signore che guida la storia; occorre saper interpretare la storia umana e le personali vicende secondo l’idea di un Dio provvidente.

Un altro insegnamento l’Arcivescovo ha proposto a docenti e studenti: amare e cercare in modo appassionato la libertà, che come afferma san Giovanni “vi farà liberi”. Sant’Ambrogio affermò: “Ubi fides, ibi liberta”. E Benedetto XVI scrisse: la fede è amica della ragione e viceversa. Dunque emerge una visione integrale dell’uomo; è vero che nell’Università si sottolinea la specializzazione, ma c’è altresì bisogno di una visione organica della vita umana. Occorre raccordare il sapere specifico con una visione organica, integrale dell’uomo.

Poi monsignor Morandi ha citato Pascal, di cui ricorre quest’anno il quarto centenario della nascita: il dramma dell’uomo è di non saper rimanere in silenzio nella sua camera. “Abbiano bisogno di pensare”; bisogna ascoltare il proprio cuore in silenzio. E il teologo Josef Pieper parlava della necessità di scoprire la materna cavità del silenzio per maturare la riflessione.

Dunque occorre saper leggere i segni di Dio e non essere superficiali, ma soprattutto schierarsi dalla parte giusta. E ha citato la vicenda del genetista francese Jérôme Lejeune, scopritore della sindrome di Down. Inoltre ha sottolineato come le scoperte scientifiche devono essere per il bene dell’umanità. Infine ha evidenziato la necessità di un’attiva collaborazione tra studenti e docenti per creare “cieli nuovi e terra nuova”.

Al termine della liturgia il rettore Carlo Adolfo Porro e il responsabile diocesano della pastorale universitaria don Matteo Galaverni hanno ringraziato l’Arcivescovo per il suo magistero e l’attenzione rivolta al mondo dell’Università.
I canti della celebrazione sono stati animati dal coro dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dai seminaristi.

g.a.rossi

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