Don Zefirino, giustizia sociale e carità

“Di quest’eletto spirito giustamente si può ripetere ‘passò beneficando’, poiché l’intera vita spese nello allevamento e nella educazione dei figli del popolo, da guadagnare l’incontrastabile titolo di padre dei poveri”: con queste parole veniva commemorato dopo la sua dipartita il canonico don Zefirino Iodi (1813-1896), prevosto di Santa Teresa, fondatore nel 1873 del Pio Istituto Artigianelli. Dall’inizio delle attività è trascorso un secolo e mezzo, un traguardo che non poteva passare inosservato. Il programma dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Istituto era cominciato nella scorsa primavera con la mostra aderente al Circuito Off di Fotografia Europea.

La mattina del 20 novembre, simultaneamente all’avvio della distribuzione della tradizionale Strenna, si è tenuto un convegno all’Università, nell’aula magna “Artigianelli” del seminario, che ha visto intervenire Fulvio De Giorgi, docente di Storia della Pedagogia e dei sistemi scolastici UniMoRe, Alberto Ferraboschi, responsabile della Biblioteca Panizzi, e Guido Caselli dell’Ufficio Studi Unioncamere Emilia-Romagna; nel pomeriggio dello stesso giorno alla Biblioteca Panizzi è stata inaugurata la mostra “Insegnare a pescare. La pastorale sociale di Don Zefirino Jodi e la storia del Pio Istituto Artigianelli a Reggio Emilia (1873-2023)”.

Non è mancato un momento di spiritualità: introdotta dal saluto di Marco Ferrari, presidente dell’Istituto Artigianelli, la Messa del 150° anniversario, la mattina di giovedì 23 novembre, è stata presieduta dall’Arcivescovo Giacomo Morandi nella chiesa parrocchiale di Santa Teresa, concelebranti don Emanuele Benatti, don Mario Pini, don Daniele Casini e don Luca Grassi.

Come sempre l’omelia del pastore diocesano si è attenuta alle letture del giorno. Sulla prima (1Mac 2,15-29), monsignor Morandi ha commentato che i “martellatori” (Maccabei) difendevano la tradizione di Israele dalla prospettiva dell’ellenizzazione ricorrendo a modalità anche violente, mentre pochi secoli dopo, nel libro della Sapienza, l’autore sacro propone una strada diversa per dare testimonianza, quella di mostrare la bellezza della propria fede. Il presule ha collocato don Zefirino Iodi sulla scia dei grandi evangelizzatori: “Era fermamente convinto – ha detto di lui monsignor Morandi – che uno dei compiti irrinunciabili della Chiesa era non solo annunciare il Vangelo, ma anche far vedere le potenzialità sociali di una vita vissuta a servizio del Vangelo stesso”. In tal senso don Iodi si innestava nell’alveo fecondo di una tradizione cristiana che da sempre aveva intuìto che non può esserci annuncio evangelico che, al contempo, non sviluppi anche una promozione umana integrale.

Quando studiamo la storia della Chiesa – ha proseguito l’Arcivescovo – scopriamo che all’inizio il vertice della vita cristiana era incarnato dagli eremiti, ma successivamente – a partire da san Pacomio e da san Basilio il grande – si capì che la vita più perfetta era quella della carità, tant’è vero che da un certo momento in poi i monasteri non vennero più edificati fuori dalla città, ma dentro, e si dispose che i monaci curassero, nelle vicinanze, dei luoghi di accoglienza dei poveri.

Oltre al servizio di carità, ha detto ancora Morandi citando come esempio in regione l’Alma Mater di Bologna, l’altro grande filone adottato dai padri della Chiesa è stato quello della promozione della cultura, perseguendo una visione organica dell’uomo. Don Zefirino ha raccolto questa sfida, basandosi sul magistero sociale della Chiesa, che in quell’epoca aveva come faro l’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, per coniugare alla giustizia sociale la carità.

La Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla è stata benedetta da “tanti sacerdoti, laici e laiche che hanno saputo far percepire la forza trasfigurante e sociale del Vangelo”, ha considerato ancora il vescovo Giacomo, che ha concluso la sua riflessione chiedendo l’intercessione di don Zefirino affinché quest’opera di promozione umana e cristiana possa continuare come segno di consolazione per tanti fratelli e sorelle e affinché le nostre generazioni sappiano custodirne la memoria e continuare su questa scia un servizio a tutti coloro che hanno bisogno.

L’indomani, la mattina di san Prospero, è stata infine aperta un’altra mostra, nel Battistero cittadino, intitolata “La raccolta di opere d’arte del Pio Istituto Artigianelli – ETS, un patrimonio per la città di Reggio Emilia”; si potrà visitare fino al prossimo 16 gennaio nei giorni di venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 12 e dalle 16 alle 19.30. Nella mostra, accompagnata dal catalogo con le immagini di Giuseppe Maria Codazzi e i testi di Aurora Marzi, si possono vedere opere di Carlo Bazzani, Egidio Giaroli, Nani Tedeschi, Giannino Tamagnini, Rina Ferri, Francesco Fontanesi, Armando Giuffredi, Alfonso Boghi, Corrado Tiradini, Anna Cantoni, Eugenio Montanari, Tonino Grassi, Franco Bonetti, Vittorio Cavicchioni, e Lodovico De Pietri, fino alla donazione di Carlo Mastronardi.

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