A Masone si fa memoria di don Angelo Scalabrini

Sabato 2 dicembre alle ore 18.30, nella chiesa di Masone il vescovo Giacomo Morandi celebrerà la santa Messa in ricordo di don Angelo Scalabrini, sacerdote dei Servi della Chiesa scomparso prematuramente, all’età di 48 anni, trent’anni fa.
Don Angelo Scalabrini, sacerdote della diocesi di Reggio Emilia, ha vissuto gran parte del suo ministero a Roma, come parroco fidei donum alla parrocchia San Gregorio Magno alla Magliana, popoloso quartiere della periferia di Roma.

Era nato il 7 febbraio nel 1945 in una semplice famiglia di mezzadri, terzo dei quattro figli di Domenico Scalabrini e Alcida Menozzi, nella grande casa colonica di Ventoso, dove durante la guerra erano stati ospitati tanti sfollati. Don Angelo cresce insieme ai familiari e alle zie paterne che abitano nella stessa casa. Fin da giovanissimo si sente chiamato al sacerdozio. Uno dei suoi giochi preferiti da bambino era quello di fingere di celebrare la Messa. Andava volentieri a scuola e in chiesa, nonostante dovesse percorrere diversi chilometri a piedi con qualsiasi clima per raggiungerle.

A 13 anni don Dino Torreggiani, fondatore dell’Istituto dei Servi della Chiesa, insieme al parroco di Ventoso, chiede ai genitori di farlo entrare in seminario a Guastalla. I genitori acconsentono e Angelo, giovanissimo, lascia casa e famiglia. Viene ordinato sacerdote nel 1970, a 25 anni, e sette anni dopo, poco più che trentenne, diventa Superiore generale dell’Istituto dei servi della Chiesa, succedendo a Renato Galleno, cercando di custodirne e attualizzarne l’eredità di don Dino.

A seguito dell’ingresso delle prime donne fra i Servi della Chiesa, nel 1978, con forza e determinazione, di fronte alla Famiglia che cresceva e si articolava, ritenne importante iniziare a riflettere sulla specificità di ogni componente. Di qui, la stesura dei ‘Dossier’, che riuscì a portare a termine prima di morire.
Nel 1981 don Angelo succede poi a don Dino Torreggiani alla guida dell’OASNI (Opera Assistenza Spirituale Nomadi in Italia) e quando fu istituita la Fondazione Migrantes della CEI ne diventa direttore di settore.
A lui si devono una costante azione di promozione presso i vescovi e le diocesi italiane dell’OASNI, dell’Istituto e la redazione del Catechismo per il circo e lunapark, proposto come strumento di catechesi familiare. Un testo in linea con i sussidi CEI, ma adeguato nel linguaggio e negli esempi di vita vissuta, alla cultura particolare del mondo dei nomadi. I ragazzi circensi e fieranti vivevano una condizione di marginalità, non erano raggiungibili dalle strutture parrocchiali e quindi avevano bisogno di una cura pastorale speciale fatta di presenza e di condivisione di vita. Don Angelo passava tempo in mezzo a loro e ogni anno celebrava la santa Messa nel circo, trasmessa dalla Rai. Una volta entrò anche nella gabbia dei leoni per celebrare un battesimo.

Nel mezzo, vanno considerati diversi viaggi nelle missioni dei Servi della Chiesa in Spagna, e Madagascar, Brasile e India per sostenere le comunità locali dell’Istituto.
Don Angelo lascia l’ufficio alla Fondazione Migrantes quando, a fine anni ’80, viene nominato parroco alla Magliana a Roma, quartiere in costante espansione, con abitanti provenienti da ogni parte d’Italia. La parrocchia di San Gregorio Magno sotto la guida di don Angelo cresce; vengono terminati la chiesa, l’oratorio con relative strutture, avviate tante attività specie tra i giovani. Nella popolosa parrocchia la sua opera fu molto apprezzata.

Il 30 ottobre 1992 il cardinale Camillo Ruini propone a don Angelo di entrare a far parte della costituenda Commissione missionaria della diocesi di Roma.
Meno di due mesi e gli viene diagnosticato un tumore ad uno stadio terminale; il suo forte temperamento gli consente di organizzare il suo ultimo anno di vita con serenità e lucidità.
Don Angelo ritorna al Padre il 1° dicembre 1993 a soli 48 anni.
Ai funerali nella grande chiesta della Magliana riempita all’inverosimile, sono tantissime le attestazioni di stima e affetto di persone venute a salutarlo. La salma viene riportata a Scandiano, per essere sepolta nel cimitero della frazione di Chiozza insieme al padre ed ad altri famigliari.

Il ricordo di don Angelo è rimasto vivo tra la gente della Magliana, tanto che per diversi anni, dopo la sua morte, gruppi di parrocchiani organizzano viaggi in autobus da Roma a Scandiano per pregare sulla tomba e salutare l’anziana madre Alcida, nella casa in cui don Angelo era nato.

Don Angelo era mio zio materno; da bambina ricordo che veniva a trovarci, arrivando da Roma con il treno, perché aveva lasciato scadere la patente per socializzare nel farsi accompagnare. Raccontava dei viaggi in Spagna, in Madagascar o in India in visita alle prime missioni reggiane aperte dai Servi della Chiesa. A volte portava regali: quadri fatti con paglia e canne che ritraevano scene di vita malgasce per mia mamma, il catechismo dei ragazzi del circo per me e le mie sorelle, una profumata collana in legno di rose con elefanti intagliati. è lui che mi ha regalato la mia prima Bibbia, che ho letto con passione.

Una volta tornò a casa con una bambina malgascia, la chiamava Giulia. Aveva bisogno di un’operazione urgente e una protesi alla gamba. Per un po’ rimase alla Casa della Carità di Sassuolo, poi venne adottata da una famiglia. La rividi correre felice nel cortile della scuola che frequentavano le mie sorelle. Mi piaceva ascoltare mio zio che raccontava di quei posti lontani, ma anche della vita nei circhi.
Sono stata a trovarlo nella parrocchia della Magliana da giovanissima, ricordo la chiesa in cemento circondata da altissimi palazzoni, come alveari; le suore accoglienti che preparavano ottimi pasti; l’incontro con un vescovo del Madagascar neo-nominato in visita in Italia e le tante attività che animavano le strutture parrocchiali, ma soprattutto ricordo l’affetto e la stima di tutte le persone che lo incontravano.

Solange Baraldi

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