Ludopatici di calcio

Il mondo del calcio è in sobbuglio dopo lo scandalo scommesse e la ludopatia sembra irrefrenabile tra i giocatori. Ma è davvero tutta colpa loro?

Ormai ce l’hanno fatta quasi del tutto a sgonfiare definitivamente il pallone e a rovinare il gioco più bello del mondo.

Se poi pensiamo al calcio italiano e alla crisi in cui versa, c’è da chiedersi cosa ne rimarrà tra qualche anno.

Ora, sarebbe facile scadere in moralismi e paternali sui calciatori, il lusso, la ricchezza etc. e fare il paragone con una società che deve avvalersi del Fabrizio Corona di turno per sensibilizzare su certi argomenti sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

IL MARCIO DEL CALCIO

Che dietro al calcio girino personaggi squallidi, avidi di denaro e che speculino sulla pelle dei calciatori è risaputo e non ci voleva il fotografo dei vip a scoperchiare questo vaso di pandora.

Fa ridere come da tanti pulpiti ora si erigano professionisti, giornalisti, addetti ai lavori che danno aria alla bocca parlando di valori, etica, morale… così come fa ancora più ridere come questi che dovrebbero essere i pilastri su cui dovrebbe poggiare l’intero sistema siano materia esclusiva della giustizia sportiva.

Non mi stupirebbe affatto se un giorno arrivassimo anche a invocarla per cose più grandi di noi dato che in un fenomeno tutto italiano saremmo anche capaci di ridurre la giustizia divina al pari di quella ordinaria e si sa di che reputazione gode quest’ultima nel nostro Paese…

LUDOPATICI DEL CALCIO

Il reato più grave? Uccidere un sogno, quello coltivato da tutti i bambini che vogliono giocare a pallone, i ludopatici del calcio, che loro malgrado si vedono rovinare speranze e illusioni da un mondo adulto sempre più corrotto e legato al mero business.

Chi tuttavia prova ancora a ergersi a baluardo dei valori sono quelle scuole calcio  in cui l’aspetto umano, l’educazione e il rispetto di regole e persone viene ancora predicato.

Esistono ancora educatori in grado di anteporre la persona e la crescita umana al risultato sportivo prima e al business poi, anche se, girando per tanti campetti di un calcio minore, sono sempre meno gli “illuminati” che baratterebbero un campionato regionale con l’insegnamento dell’educazione civica.

Come biasimare la maggioranza di allenatori che a queste cose non pensano, del resto vincere non fa schifo a nessuno, così come avere due soldini in più.

SE NON GIOCHI NON VINCI

In questo clima di scommesse mi sovviene quello spot del lotto o della lotteria, non ricordo bene, che diceva “se non giochi non vinci”. Profetico slogan se guardiamo alla situazione dei vari Tonali, Fagioli e c., che hanno sì giocato tanto, senza vincere abbastanza a quanto pare.

Mai frase fu più azzeccata di questa se le dessimo più ampio significato: vincere non basta se non giochi bene, se non hai una tua identità, una tua filosofia di gioco. Ci si accontenta del risultato senza pensare a tutto il resto. Come accade fuori dal campo, e le pagine di cronaca dei giornali ce lo raccontano ogni giorno.

È un po’ quello che succede a questi ragazzi che, dopo la trafila nel calcio dei piccoli in cui magari hanno avuto la fortuna di trovare adulti di riferimento che si preoccupavano della loro crescita, si vedono catapultati nel calcio dei grandi alla mercè di questo o quel procuratore, questo o quel dirigente, abbagliati da un sacco di soldi che ti vengono dati per tirare una palla in porta….

Possibile che tutti si dimentichino di quello che ruota attorno a questi ragazzi, di colpo diventati uomini, che si ritrovano dentro a una centrifuga di pressioni, lusso, sfarzo e delirio di onnipotenza da far perdere completamente il lume della ragione?

SCONFITTA DI TUTTI

La sconfitta non è solo loro. A perdere siamo tutti. Ha perso un intero sistema incapace di guardare alle persone, a quello che è il loro domani. Oggi ricchissimi, domani in rovina perché nessuno ha insegnato loro cosa significhi dare valore alle cose.

Quante volte pseudo dirigenti, pseudo allenatori o peggio ancora certi genitori, di fronte al ragazzino più bravo si accontentano di vederlo fare gol o fare la differenza senza provare mai a spiegargli cosa significhi avere quel dono o quale responsabilità si celi dietro quel talento che tanti se non tutti vorrebbero avere pur di arrivare a giocare nel calcio dei professionisti.  

LA PERSONA FA LA DIFFERENZA

L’essenza del calcio rimane sempre che è un gioco. E dietro al pallone, quello gonfio, ci sono persone.

Non roviniamo il sogno di tanti bambini che dietro a quel pallone sognano di diventare campioni. Spieghiamo loro che prima di tutto conta la persona che uno è, poi viene tutto il resto.

Alla fine c’è sempre una partita più importante: quella che giochiamo con noi stessi ogni mattina guardandoci allo specchio.

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