Un mosaico per Manakara

Dalla provincia di Reggio Emilia a Manakara in Madagascar e ritorno: questa è la storia di un mosaico che rappresenta san Francesco, “voandalana” (dono) di tre giovani, Silvia, Jacopo e Matteo, raccontata nella mostra fotografica del Circuito OFF di Fotografia Europea 2023, ospitata nel Battistero in piazza Prampolini a Reggio Emilia, dal 28 aprile al 28 maggio.
Voandalana è il termine usato in Madagascar per designare il dono che porta l’ospite a colui che lo attende, letteralmente si traduce: “frutto della strada”. Ma è anche un regalo che torna indietro a chi lo fa. Così è stato per Silvia e Jacopo Franceschini e Matteo Curti, fondatori di un laboratorio artistico chiamato MAF Atelier, che, attraverso immagini, video e suoni, raccontano la loro esperienza nella missione diocesana di Manakara.

A metà dicembre 2022 sono volati in Madagascar, non solo per andare a fare visita a don Simone Franceschini e don Luca Fornaciari, missionari nell’isola africana, ma soprattutto per portare alla comunità locale un dono, preparato con impegno e fatica: la realizzazione di un mosaico ispirato al san Francesco di Cimabue, insegnando la tecnica a due ragazzi di Manakara.

L’idea nasce qualche anno prima, quando don Simone sollecita i nipoti ad approfondire le tecniche del mosaico. Racconta loro il suo desiderio di valorizzare le materie prime belle e preziose che si trovano in Madagascar e magari farne occasione di lavoro per qualche giovane del luogo.
Così i ragazzi iniziano a studiare la tecnica del mosaico in una bottega artigiana di Roma, si appassionano, ma ci vuole tempo e di mezzo c’è la pandemia. Provano e riprovano le composizioni, perché le pietre malgasce hanno colori diversi dall’originale, finché non sono pronti per partire, con pochi attrezzi e tanta voglia di fare.

Arrivati a Manakara cominciano a lavorare nel salone della Ferme, la fattoria della diocesi di Farafangana, dove si celebra anche la messa. Trascorrono un mese a tagliare e accostare tessere colorate, insegnando nel frattempo a un ragazzo (Hashina) e a una ragazza (Orea) le tecniche di lavorazione, fino a completare il mosaico.
La Ferme di Saint Françoise ha infatti due obiettivi: offrire un modello lavorativo e di apprendimento per i giovani malgasci, valorizzando le risorse del territorio, nel rispetto dell’ambiente e favorire il reinserimento sociale e lavorativo di pazienti dell’ospedale psichiatrico di Ambokala, collegato alla missione.
Nel mese trascorso alla Ferme i tre artisti realizzano anche un altro ritratto di san Francesco, a mosaico, come insegna sul frontone del caseificio per caratterizzare l’ingresso alla fattoria.

“La ferme – affermano Silvia, Matteo e Jacopo – è dedicata a san Francesco, i suoi valori sono il fondamento di questa realtà. Sono anche valori che ci accomunano come comunità europea: la libertà individuale che corrisponde al bene comune, il senso della fraternità, la ricerca della giustizia, la cura del creato e dei più fragili. Il progetto della mostra nasce per raccontare la riscoperta della nostra identità ritrovata lontano da casa e suscitare la speranza audace che riporti la nostra identità inquieta ai valori fondanti dell’Europa. Per questo l’abbiamo nel circuito OFF di Fotografia Europea che quest’anno ha come tema «Europa, visioni di un’identità inquieta»”.

Il percorso espositivo segue il ritmo dei colori dei materiali locali utilizzati per realizzare il mosaico, raccontando la figura del santo di Assisi, i ritratti dei lavoratori, dell’ambiente naturale, delle coltivazioni, degli allevamenti e dei valori culturali della nostra società che si fondono con quelli locali per dare vita a qualcosa di sempre nuovo e sempre antico.

“Con questa mostra vogliamo tramettere un messaggio a chi verrà a visitarla: tutti possono andare in missione. Qualsiasi nostro talento è importante da condividere. Noi abbiamo portato quello che abbiamo imparato negli ultimi anni, la tecnica del mosaico e il nostro entusiasmo, in cambio abbiamo ricevuto accoglienza da don Luca e don Simone, condivisione con i diversi volontari e i lavoratori della fattoria e soprattutto tempo in cui uscire da noi stessi e andare incontro all’altro. Abbiamo scelto di trasmettere questo messaggio in un contesto ‘laico’ come Fotografia Europea, per essere Chiesa in uscita e la possibilità offertaci dalla diocesi di esporre nel Battistero, ci ha consentito di farlo”, concludono i ragazzi.

La mostra “Voandalana” è visitabile tutti i sabati dalle 11 alle 13 e dalle 18 alle 22 e le domeniche dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 19, fino al 28 maggio, con possibilità di prolungamento.
Nelle giornate infrasettimanali è possibile visitare la mostra su prenotazione. Per info e prenotazioni: maf.maf.prato@gmail.com.

Solange Baraldi

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