Sassuolo, fede e tradizione

Del Crocifisso originale, quello chiamato da tutti a Sassuolo ‘Sacro Tronco’, se ne sono perse le tracce da tempo, ma la devozione dei fedeli della città della piastrella per quel ‘Legno’ è rimasta immutata nei secoli. Devozione che si rinnova tutte le sere di ogni giovedì della Settimana Santa, con una processione che parte da piazza della Rosa, davanti alla chiesa di San Francesco in Rocca, per ritornarvi, dopo aver attraversato la vie del centro storico, ad accogliere la benedizione del Cristo in Croce dal balcone di Palazzo Ducale.

La storia della sacra reliquia me la racconta Alberto Bellei, priore dell’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso che da secoli la conserva gelosamente. A metà del secolo XV Marco Pio, signore di Carpi, in quella che sembra essere, in base alla tradizione dei racconti, la crociata di Varna, è in cerca di gloria, come generale, in terra turca. Mente tenta di espugnare con le sue truppe una città nemica, riceve la visita della figlia del governatore assediato che gli promette, in cambio della salvezza della sua famiglia, un dono straordinario.
Incuriosito Marco accetta e, condotto nei sotterranei del palazzo assediato, scopre una stanza dove la fanciulla faceva ardere da tempo, di nascosto dai suoi, notte e giorno, una lampada ai piedi di un Crocifisso di legno.
Marco Pio accetta, risparmia non solo la città ma anche i suoi abitanti, portando in Italia il dono ricevuto. Il sacro legno arriva a Sassuolo nel secolo successivo, quando i Pio ne diventano i signori: “L’Arciconfraternita viene fondata nel 1587 – continua Bellei – con sede nella chiesa dedicata a San Francesco; da allora la devozione per questa reliquia dei fedeli della nostra città non si è mai affievolita”.

La gente arriva in San Francesco nel primo pomeriggio, spesso dopo aver iniziato il “Giro delle sette chiese”, un’altra devozione dei sassolesi che li porta a dei momenti di raccoglimento nelle principali chiese del centro della città, iniziando da San Prospero e continuando con Sant’Anna, l’Oratorio delle Carandine, la Collegiata di san Giorgio, San Giuseppe, Santa Chiara, per finire appunto nella chiesa dove i confratelli espongono il Sacro Tronco per il bacio dei fedeli.

La sera del 6 aprile 2023, Giovedì santo, fa un freddo così intenso che quasi si vede il fiato, ma mentre si attende l’arrivo del vescovo Giacomo la piazza della Rosa si riempie di persone: “Un anno – mi racconta una signora della Confraternita della Madonna delle Grazie in San Giorgio – è venuto a nevicare e la processione l’abbiamo fatta più breve, nel cortile della rocca, ma c’era tanta gente lo stesso”.
La lunga fila di uomini e donne si incammina per le via di Sassuolo, accompagnata dai canti e dal suono della banda cittadina, commentando i passi del Vangelo che raccontano la passione e la morte di Gesù, per poi ascoltare, al ritorno nella piazza, le parole del pastore della Diocesi.

Nell’omelia monsignor Giacomo Morandi ricorda la domanda, forse impertinente e un po’ fuori luogo, che nel Vangelo di Giovanni il Cristo rivolge ad un uomo paralizzato da trentotto anni presso la piscina di Betzaeta: “Vuoi guarire?”.
Questa è la domanda che ciascuno di noi deve portare a casa dopo aver partecipato a questa processione. Dobbiamo tutti chiedere la guarigione a Gesù, una guarigione che ci possa portare a vivere la nostra esperienza terrena come servizio al prossimo.
Al termine il Sacro tronco, portato dal priore Bellei, sale lentamente lo scalone che porta al balcone del Palazzo ducale.
L’Arcivescovo Morandi si affaccia per benedire, con la reliquia nelle mani, i tanti fedeli sottostanti.

Giuseppe Maria Codazzi

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