Coldiretti: a rischio la raccolta di pomodori

Fumata nera dopo l’ultimo incontro fra produttori e industria riguardo l’accordo sul prezzo del pomodoro per il 2023.

Mentre le piantine escono dai vivai per essere messe a dimora nei terreni pronti per la semina, gli agricoltori non hanno la minima idea del prezzo che verrà pagato dall’industria per il loro prodotto.

L’allarme arriva da Coldiretti Emilia Romagna che denuncia come i tempi per la formulazione del prezzo quadro siano stati disattesi.

Gli agricoltori devono già fronteggiare il perdurare di una siccità estrema, unitamente all’ aumento dei costi di produzione e questi ritardi nella sottoscrizione del prezzo quadro per l’anno 2023, rendono ancora più incerta la scelta di seminare questo prodotto.

A rischio è un settore che in Emilia Romagna produce 2,8 milioni di tonnellate di prodotti su 5,5 milioni di tonnellate a livello nazionale. A Reggio Emilia sono circa 1000 gli ettari coltivati a pomodoro da industria, di questi l’80% ricade nel comprensorio Guastalla/Gualtieri/Cadelbosco Sopra.

L’attuale sistema di contrattazione – denuncia Coldiretti Emilia Romagna – sta dimostrando tutte le sue debolezze, come ribadiamo ormai da anni – continua Coldiretti – occorre una “programmazione produttiva” seria ed efficace sia da parte agricola che da parte industriale per la gestione delle superfici e delle quantità prodotte che deve servire per sottoscrivere un prezzo remunerativo per le aziende agricole e più in generale, anche per le future contrattazioni, per accrescere la competitività dell’intera filiera.

È improrogabile – afferma Coldiretti Regionale – la creazione di un vero distretto del pomodoro, con il potere di dettare regole e di coordinare le azioni delle associazioni ad essi aderenti, dalla produzione ai trasporti, dalla trasformazione alla grande distribuzione.

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