Nella rete anti-tratta anche 15 giovani

“Quando ero giovane ho visto molte persone vicine a me diventare vittime della tratta. Alcuni hanno anche iniziato a spacciare droga. Io sono stata molto fortunata ad avere una famiglia accanto”.

Areeya Pongpit, 25 anni, vive nella provincia di Khon Kaen in Thailandia, nella diocesi di Udon Thani. è stata questa forte esperienza di vita a renderla sensibile al problema della tratta di persone, tanto da diventare una giovane ambasciatrice di Talitha Kum, la rete internazionale delle religiose anti-tratta, che riunisce oltre 3.000 suore, amici e partner e coordina l’iniziativa a cui partecipano tante realtà.

L’8 febbraio si celebra infatti nel mondo cattolico la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta, istituita da Papa Francesco nel 2015. Areeya è una dei 15 giovani appartenenti ad organizzazioni internazionali di tutto il mondo giunti la settimana scorsa a Roma per partecipare a una serie di iniziative. Hanno incontrato Papa Francesco durante l’udienza generale, donandogli la t-shirt viola con il simbolo della Giornata e la scritta “Pray against trafficking”. Il tema di questa edizione, scelto proprio dai giovani, era “Camminare per la dignità”.

Il lavoro con i giovani ha lo scopo di coinvolgere i coetanei nell’impegno contro la tratta, perché “noi abbiamo il potere di far progredire il nostro mondo, renderlo migliore”, sottolinea Areeya. “È importante condividere le informazioni sulla tratta, avvertire le persone sul rischio di diventarne vittima e come fare prevenzione. Ognuno di noi può essere d’aiuto. Dobbiamo essere più attenti a scorgere queste situazioni nelle nostre società e aiutare le vittime attraverso l’amore, la gentilezza e la compassione”.

Camilla Soncini, 23 anni, studentessa al quinto anno di Medicina, è attiva nell’associazione Rabbunì di Reggio Emilia, della rete antitratta dell’Usmi (Unione delle Superiore Maggiori d’Italia). “Faccio parte di un’unità di strada. Usciamo la sera – racconta Camilla – e incontriamo le ragazze che si prostituiscono in strada. Sono donne di vari Paesi, come la Cina, la Nigeria. Io mi occupo di incontrare le ragazze dell’est Europa e le ragazze transessuali del Sud America”.

I volontari avvicinano le ragazze, le salutano e cercano di capire se hanno piacere di parlare con loro e costruire una relazione. “Se hanno freddo, offriamo loro degli indumenti per coprirsi, una brioche e un tè. E poi ci preoccupiamo di capire come stanno, se hanno bisogno di fare una visita in ospedale. Se vogliono un aiuto nel cercare una casa, o preparare un curriculum”. Da qualche tempo hanno aperto anche un laboratorio di sartoria, per offrire loro la possibilità di un lavoro alternativo. “Ma la scelta di abbandonare la strada è complessa – puntualizza Camilla -.

Può complicare la vita di queste donne, nel primo periodo, perché significa per alcune dover cambiare città, non poter comunicare la nuova abitazione. La loro libertà, anche fuori dalla strada, non è garantita perché gli aguzzini potrebbero cercarle”.

Dopo aver partecipato il 6 febbraio ad una veglia di preghiera ecumenica nella parrocchia di Santa Lucia – dove lo scorso novembre sono state uccise tre donne vittime di tratta – i giovani hanno seguìto incontri con esperti per imparare a fare rete e comunicare sui social, per sensibilizzare sul tema. Il momento clou della settimana è stato un pellegrinaggio online di preghiera con testimonianze da tutti i continenti, trasmesso in diretta streaming in 5 lingue (il sito internet di riferimento è www.prayagainsttrafficking.net).

Venerdì 10 febbraio in via della Conciliazione il gruppo di danza “Evolution company of the holy dance” e i 15 giovani hanno animato un flash-mob contro la tratta. La settimana si è chiuesa domenica con la partecipazione alla preghiera dell’Angelus in Piazza San Pietro e un appello lanciato dal gruppo, per dare avvio al percorso di preparazione del decimo anniversario della Giornata.

Secondo le stime dell’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro) e della Walk Free Foundation, in collaborazione con Iom (Organizzazione internazionale per le migrazioni), sono circa 27,6 milioni le persone vittime di tratta a fini di sfruttamento. Da un recente rapporto dell’agenzia Unodc (Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine) emerge che, per la prima volta in vent’anni, il numero delle vittime di tratta nel 2020 è diminuito dell’11% per effetto dei lockdown seguiti alla pandemia.

Donne e bambini sono tre volte più a rischio rispetto agli uomini. Nel 2020 il 38,7% delle vittime sono state sfruttate per scopi sessuali, il 38,8% nel lavoro forzato. Nel 2018 sono state individuate e segnalate circa 50.000 vittime di tratta di esseri umani da 148 Paesi.

Tutta l’iniziativa è coordinata da Talitha Kum ed è promossa dalle Unioni delle Superiori e dei Superiori generali, in partnership con il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, il Dicastero della Comunicazione, la Rete mondiale di preghiera del Papa, Caritas internationalis, CoatNet, il Movimento dei Focolari, il Jesuit refugee service, l’Unione internazionale delle Associazioni femminili cattoliche, The Clever initiative, l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, la Federazione internazionale Azione cattolica, l’Agesci, il Santa Marta Group e molte altre organizzazioni in tutto il mondo, con il supporto del Global Solidarity Fund.

Patrizia Caiffa

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