Ciao Luca!

Dopo Mijahilovic e Pelé il calcio piange ancora, e noi con lui, per la scomparsa di Gianluca Vialli vinto a soli 58 anni da un tumore al pancreas.

Di Vialli ci rimane il ricordo dei suoi riccioli alla Cremonese, dei tanti gol con la Sampdoria in coppia col suo gemello in campo Roberto Mancini, la pelata e i trionfi con la Juve da calciatore e con il Chelsea da allenatore, ma soprattutto a lui ci lega il ricordo di quel calcio anni 80-90 che fa ritornare al periodo più bello della nostra vita quando guardare lui e tutti i campioni di quell’epoca faceva sognare.

Quel sogno che comincia da bambino” cantava Edoardo Bennato in occasione di Italia 90 quando Vialli e co. ci facevano letteralmente impazzire e traboccare di gioia. E come in tutti i sogni non si sa mai quale sarà l’epilogo: gol, stadi pieni che inneggiano al tuo nome, coppe, scudetti… ma mai si riesce a immaginare cosa ci sia dopo il sogno.

Da piccoli quando si guarda ai calciatori, li si vede come Superman: indistruttibili, famosi, belli e ricchi. Mai si arriva a quello che c’è alla fine della carriera, come se ci si fermasse in un limbo e si fosse calciatori per sempre.

Ultimamente si sta scoprendo il proseguo del sogno: la vita che continua fuori dal rettangolo verde, al di là di quelle tribune che per anni rappresentano un fortino invalicabile e festante al tempo stesso, impermeabile a ciò che succede fuori. Ma al triplice fischio di una carriera ci si accorge che là fuori, oltre il sogno, c’è la vita con tutto quello che essa può portare, tra cui la malattia, la sofferenza e l’epilogo che mai nessuno immagina per Superman.

Da bomber diventi uomo, “dannatamente” normale nella vita di ogni giorno, ma dentro rimane la tempra e la luce di quel sogno “che ti porta sempre più lontano” come diceva la canzone. Così Vialli ha avuto il coraggio di sdoganare la malattia pubblicamente, di aiutare chi come lui soffre e ha sofferto ogni giorno. Difficile che certi argomenti facciano breccia nell’opulente mondo del pallone dove devi sempre apparire invincibile, bello e in salute.

Eppure prima lui e poi Mijahilovic ci hanno ricordato che la vita non è un gioco, la partita che conta è un’altra.

Dalla vicenda umana di Vialli scopriamo ancora una volta di come il calcio, così come tutti gli sport di squadra, siano un inno all’amicizia: non ci immagineremo mai Vialli senza Mancini e viceversa. È lì, in quello spogliatoio, che si cimentano i rapporti umani, che ci si piace al punto da diventare migliori amici.

Le carriere possono dividere, tenere lontano, ma mai mitigare un’amicizia. Tanto che i due gemelli del gol della Samp scudettata li abbiamo ritrovati insieme nel trionfo azzurro al campionato europeo dello scorso anno, abbracciati come ai tempi in cui il Mancio inventava e Luca la buttava dentro.

Chiunque abbia giocato sa quanto il calcio unisce e sa che certe amicizie nate tra il fango dei campetti di periferia o nel lusso dei campi di serie A non finiscano mai.

Vialli è la faccia da bravo ragazzo del vicino di casa che ti chiama giù a giocare a pallone fino all’ora di cena, ma anche dell’amico sofferente che ti ha fatto conoscere la parte meno bella della vita, la dignità e la forza per affrontarla.

Morale della favola il calcio, suo malgrado, in questo periodo, ci sta insegnando tante cose attraverso le vicende umane di questi campioni e del loro travaglio.

La prima di queste è che la vita non è tutta fatta di copertine patinate, pailettes, soldi e successo. Ma è invece una conquista giorno per giorno, allenamento dopo allenamento, fatta di cadute e risalite.

E poi ci insegna il valore del nostro tempo.

Quanto tempo che sprechiamo rincorrendo facili ed effimeri traguardi. Quante volte ci accontentiamo di una vita da scialbo 0-0 casalingo senza osare. O peggio ancora, aspettiamo che arrivino i giorni più tristi per accorgerci del tempo e delle cose perse.

Invece il messaggio di Vialli e c. è che ogni giorno da vivere potrebbe essere l’ultimo e come tale va vissuto fino in fondo, cercando il senso pieno delle cose.

Infine ci arriva il più grande degli inviti: giocare la nostra partita con coraggio, costanza, dedizione e attenzione verso gli altri. Perché non siamo soli e ogni giorno abbiamo la piccola responsabilità di provvedere a chi abbiamo di fianco perché, anche se difficile e spaventosa, la cosa più bella è sobbarcarsi della responsabilità di regalare un sorriso agli altri. E tutto dipende solo da noi.

La vita è fatta per il 20 per cento da quello che ti succede ma per l’80 per cento dal modo in cui tu reagisci a quello che accade […] la felicità dipende dalla prospettiva con cui guardi alla vita”. Ciao Gianluca. O Luca come ti ha sempre chiamato il tuo migliore amico.

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