Finalmente Leo!

Ce l’ha fatta! Finalmente! Leo Messi ha vinto la coppa del mondo e una volta per tutte si è scrollato di dosso il peso del paragone con il numero 10 argentino per antonomasia, Diego Armando Maradona.

Con la conquista del Mondiale a 35 anni, ma soprattutto incidendo sulla vittoria della sua nazionale al pari del Pibe de Oro nel 1986, Leo Messi è entrato di diritto nella storia di questo sport iscrivendo il suo nome nella leggenda del calcio.

Anche se a ben vedere il suo nome era già negli annali di questo sport.

Ma qualcosa mancava. Non gli è bastato vincere tutto con la sua squadra di club. Gli mancava la consacrazione con la maglia dell’Albiceleste, nonostante una Coppa America conquistata nel 2021.

Messi ha frantumato ogni tipo di record tra gol, presenze, trofei vinti e chi più ne ha più ne metta onorando questo gioco da diciotto anni a questa parte.

Gli rimproveravano di non essere sufficientemente leader e trascinatore, di non avere il carisma di Diego, e chissà se tutti questi rimproveri gli saranno passati per la mente dopo il momentaneo due a due di Mbappè e soprattutto dopo il 3 a 3 sempre siglato dal francese, suo erede designato.

Chissà cosa avrà pensato Messi presentandosi sul dischetto alla roulette dei rigori, se il destino poteva togliergli ancora una volta la coppa più prestigiosa dopo quella persa nel 2014, la coppa che tutti i bambini che giocano a calcio sognano di vincere.

Ma se il mondiale brasiliano aveva visto un Messi co-protagonista, quello appena concluso lo ha visto star indiscussa del film di Qatar 2022.

E non sarà un caso il suo atteggiamento dopo la partita vinta contro l’Olanda, il suo ringhiare forte contro il ct orange Van Gaal, segnale che stavolta quel numero 10 sulle spalle e la fascia da capitano non erano più solo addosso a un campione, ma appartenevano a un trascinatore.

E tra una giocata e l’altra la Pulce ce l’ha fatta regalando al popolo argentino una gioia che latitava da ben 36 anni.

E pensare che agli albori della sua carriera Messi non sembrava un predestinato: piccolo, con un problema di crescita, era uno dei tanti talenti cresciuti in strada, all’apparenza fragile e incapace di fronteggiare richieste e sfide che il calcio che conta gli avrebbe chiesto di superare.

Se oggi possiamo goderci questo campione, incantati da tanta meraviglia, dobbiamo ringraziare la nonna di Messi, Clelia, l’unica ad aver insistito tanto perché il nipote potesse giocare, intuendo che in lui ci fosse un grande talento oltre ad una grande passione che lo ha portato a vincere tutto.

Nonna Clelia non ha potuto vedere i trionfi del nipote andandosene prima che Messi esordisse con la maglia del Barcellona. È a lei che la Pulce dedica ogni gol con gli indici ad indicare il cielo.

E magari lassù proprio lei era seduta vicino al grande Diego ad esultare per il nipote con El Diez sorridente dopo ogni magia di Leo nel pensare che adesso sono cavoli amari per gli amanti dei paragoni e delle statistiche per decidere chi tra loro due è il migliore.

Tanto si sa che tra leggende non esistono rivalità, ma solo grande rispetto e grande amicizia, ancora di più se si parla la lingua del pallone.

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