Portieri super eroi

Dopo la scrematura dei giorni di qualificazione con alcune esclusioni eccellenti, al Mondiale sono iniziate le partite ad eliminazione diretta e con queste sono arrivate anche le cosiddette lotterie dei rigori.

E se i campioni annunciati come protagonisti non stanno tradendo le attese della vigilia (a parte Cristiano Ronaldo), con i rigori prendono la ribalta della scena i portieri.

Quella del portiere è sempre la storia più delicata da scrivere. Giocare in porta è una vera e propria vocazione, a volte addirittura una vocazione al martirio.

Se fare gol rimane certamente la cosa più difficile del gioco del calcio, evitare di prenderlo è anch’esso di pari importanza, soprattutto in uno sport dove gol è sinonimo di spettacolo e il portiere diventa l’anti eroe che impedisce il gol a questo o quel campione.

Nel calcio ultra organizzato di oggi quello del numero 1 è il ruolo che più di tutti si è dovuto trasformare ed adattare alle esigenze del gioco e dello spettacolo, soprattutto se si pensa che oggi la maggior parte delle partite sono decise da singoli episodi.

Oggi non basta più saper parare, oggi all’estremo difensore è chiesto anche di prendere parte attiva alla manovra di gioco di una squadra diventando l’uomo in più nelle fasi di possesso palla.

Mi sono sempre chiesto cosa si raccontano i portieri di due squadre mentre si avviano verso la porta dove si tirano di calci di rigore. Convenevoli? Racconti di vita? Scongiuri e auguri?

L’amore per questo ruolo non nasce dai media, più concentrati ad esaltare le qualità dei giocatori che i gol se li inventano. L’amore per questo ruolo nasce dalla voglia di imparare a volare.
L’allenatore dei portieri non solo deve essere un abile tecnico (il portiere è forse il ruolo più complicato da insegnare) ma deve essere soprattutto un bravo istruttore di volo.
Quando si spicca il volo per togliere una palla dall’incrocio o per ribattere un rigore, intervento che può valere quanto un gol fatto, c’è tutto un mondo in quella frazione di secondo.

Sembra un paradosso che si passi la vita ad evitare di cadere e in questo ruolo si apprende invece l’insegnamento del saper andare a terra. C’è chi sogna di fare rovesciate e c’è chi sogna di volare…

E poi un portiere deve avere le spalle larghe, non solo per essere bravo nelle uscite ma per sapersi prendere su di sé il destino di un’intera squadra o un’intera nazione come è capitato a Bounou, portiere del Marocco, che ha ipnotizzato gli spagnoli dagli undici metri: un singolar tenzone tra chi calcia e chi deve “volare”.

Come non aggiungere poi quel pizzico di spregiudicatezza e pazzia che un portiere deve avere quando deve uscire sia in presa alta che sui piedi di un avversario lanciato a rete.
Intuito, istinto, decisioni prese in una frazione di secondo valgono un gol: così deve aver ragionato Emiliano Martinez, portiere dell’Argentina, uscendo su quell’ultimo pallone contro l’Australia evitando il pareggio dei canguri e facendo passare il turno a Messi e c.

E in momenti come questi si diventa eroi, tutti che corrono ad abbracciare il portiere come se avesse segnato.
Ma è quando si rimane da soli, nella solitudine dell’errore che costa un gol agli avversari, che il portiere deve fare i conti con se stesso: se sbagli prendi gol e diventi pure il facile capro espiatorio dopo una sconfitta. Spalle grosse dicevamo… Carattere forte… Ma tutto sta sempre nel fatto se l’istruttore di volo, oltre a volare ha insegnato anche a sognare.
Del resto i super eroi oltra a volare sono i primi che sanno anche sognare.

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