Carcere, Teatro e Welfare: presentati due spettacoli realizzati dai detenuti

WELFARE E CREATIVITÀ – PRESENTATO IL PROGETTO STORIE DA E PER IL CARCERE REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO PERSONALE E CREATIVO DEI DETENUTI DI REGGIO EMILIA. DUE SPETTACOLI PER RIFLETTERE SULLO STATO DI DETENZIONE E SUL CONFINE TRA BENE E MALE 

Il teatro come strumento per riflettere, ‘tirarsi fuori’ e raccontarsi, lavorare e relazionarsi con gli altri, e allo stesso tempo impiegare in maniera costruttiva il tempo trascorso in carcere. E’ questa la scommessa fatta dal  Comune di Reggio Emilia insieme alla compagnia teatrale Mamimò e all’Istituto penitenziario di Reggio Emilia per dare vita, all’interno della casa circondariale della città, a laboratori teatrali rivolti ai detenuti. 

Laboratori che nei prossimi giorni presenteranno i loro esiti attraverso due spettacoli teatrali in cui alcuni carcerati  sono coinvolti, come attori o spettatori. 

HANNO DETTO – Progetto e spettacoli sono stati presentati questa mattina nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte l’assessore al Welfare Daniele Marchi, la direttrice degli Istituti penitenziari di Reggio Emilia Lucia Monastero e il responsabile dell’Area educativa della stessa Casa circondariale Massimo Castagna, l’attrice Cecilia di Donato e il regista Fabio Banfo del Teatro Mamimò.

“I due spettacoli – ha detto l’assessore Daniele Marchi – sono l’esito di un percorso che si è dispiegato lungo due direttrici, la prima delle quali è quella di accorciare la distanza tra l’universo carcerario e la città, condividendo progettualità e favorendo laddove possibile il dialogo tra dentro e fuori. Il secondo obiettivo è fare in modo che il tempo trascorso in carcere sia un tempo utile per la persona detenuta, in grado di dare corpo e sostanza all’indirizzo sancito dalla Costituzione italiana che vede nella pena un momento di rieducazione e riabilitazione, nel quale la cultura, e in questo caso particolare il teatro, sono elementi fondamentali”.

LE RAPPRESENTAZIONI Venerdì 4 novembre andrà in scena lo spettacolo “House we left” (letteralmente “la casa che abbiamo lasciato”) che racconta la storia di alcune “donne, di transgender che hanno lasciato le loro case a causa di errori commessi durante le loro vite. Il carcere è ora il luogo dove vivono. Vivono, ma non sono. Per il mondo non esistono più, sono in un luogo che cancella l’esistenza dalla società”. Questo il tema dello spettacolo che venerdì sarà riservato ai detenuti e si volgerà all’interno del carcere di Reggio, mentre nei giorni successivi sarà proposto al teatro Orologio per tutti coloro che vogliono essere coinvolti in questa riflessione.  È scritto e diretto da Alessandro Sesti, in scena Cecilia Di Donato accompagnata dai musicisti del gruppo Greasy Kingdom Andrea Tocci, Debora Contini, Filippo Ciccioli”.

Lo spettacolo sarà replicato per il pubblico al teatro Piccolo Orologio, sede del Mamimò, lo stesso 4 novembre e il 5 novembre alle ore 21 e il 6 novembre alle ore 17.

Lunedì 7 novembre, alle 19, presso la palestra del carcere (ma aperto anche agli esterni) andrà invece in scena lo spettacolo “Il bene e il male”, nato da laboratori di musica e teatro svolto con alcuni detenuti. Lo spettacolo nasce nell’ambito del coordinamento Teatro carcere dell’Emilia-Romagna che ha dato vita al progetto “Miti e utopie” per approfondire il tema del Bene e del Male attraverso alcuni personaggi e situazioni mitiche come la cacciata dal paradiso, Don Giovanni, Faust, Prometeo ed Eracle, con testi tratti dall’Antico testamento, da Molière, Marlowe e Pavese. Le scene saranno infatti intervallate da lettere che i detenuti hanno scritto ad alcuni miti classici e moderni scelti da loro – ad esempio Dante, Cleopatra, Giulio Cesare, Marilyn Monroe, Nelson Mandela – le cui vite sono state contraddistinte dal tema del bene e del male, rendendoli appunto dei miti.

Lo spettacolo vuole quindi generare una riflessione su che cos’è un mito, su come nasce e come si alimenta e su quali sono i limiti positivi e negativi che un mito può e a volte deve abbattere, per diventare un mito universalmente riconosciuto attraverso lo spazio e il tempo. Regia di Fabio Banfo, assistenti alla regia Federica Pisano, Danae Pilotti, Francesco Zanlungo, montaggio e luci di Marco Merzi, fotografie di Gianluca Luppi, docenze musicali di Andrea “Satomi” Bertorelli, coordinamento di Cecilia Di Donato. Parteciperanno i detenuti del corso attori: Marco, Bruno, Angelo, Francesco, Mirco, Antonino, Giampietro, Antonio, Salvatore e i detenuti del corso musica: Bruno, Angelo, Giampietro, Marco, Francesco, Pietro, Davide.

Le iniziative sono sostenute dalla Regione Emilia-Romagna che ogni anno assegna ai Comuni sedi di carcere finanziamenti destinati alla realizzazione di progetti e laboratori per un attivo utilizzo del tempo detentivo, tramite azioni di ascolto, supporto e accompagnamento delle persone ristrette, soprattutto per promuovere attività per il miglioramento degli aspetti relazionali dentro gli istituti penitenziari. L’obiettivo è  migliorare la qualità delle relazioni interpersonali, contribuire a ridurre e contenere le tensioni create dal regime della vita detentiva, acquisire e conseguentemente esercitare regole di convivenza e di legalità preziose nella prospettiva del reinserimento sociale offrendo occasioni di incontro, svago e possibilità di ascolto attraverso attività formative, culturali, sportive, socio-ricreative.

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