Stelle Nere, la distanza tra realtà e immaginazione nella storia di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida

“Un racconto intenso, serrato, che trascina il pubblico nello scambio di dialoghi vibranti, aìdati alla bravura di una triade attoriale non da poco, dove tuttavia spicca su tutti la voce e la presenza scenica di Fabio Banfo, anche regista e autore.” Fabiana Dantinelli, Fermata Spettacolo.

Secondo appuntamento per FATTI VIVO, la stagione del Teatro Piccolo Orologio curata dal Centro Teatrale MaMiMò.

Dopo il debutto dello scorso anno e una tournée che lo sta portando in lungo e in largo per i teatri italiani, Stelle Nere torna, venerdì 14 e sabato 15 ottobre – ore 21.00, domenica 16 ottobre – ore 17.00, sul palcoscenico di via Massenet a Reggio Emilia.

Lo spettacolo con la drammaturgia e la regia di Fabio Banfo vedrà in scena Cecilia Di Donato, Umberto Petranca e lo stesso Banfo, porterà il pubblico a riflettere sul ruolo dell’artista e dell’arte in relazione a un Potere violento, gretto e distruttivo.

Le luci di Fabio Bozzetta, i costumi di Rosanna Monti e le musiche originali di Riccardo Bursi

ricreeranno il mondo patinato dei telefoni bianchi e le atmosfere cupe di Villa Triste, dove agiva quasi indisturbata la banda di Pietro Koch e dove Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, star cinematografiche dell’epoca fascista, si troveranno loro malgrado a fare i conti con il loro essere artisti.

Qual è il ruolo di un artista di fronte alla fine del mondo?

Che senso può avere continuare ad occuparsi di arte, mentre il mondo si trova di fronte all’apocalisse?

È un atto di profondo dono di sé, o il gesto di uno smisurato egoismo, quello di chi di fronte alla morte ed al dolore si occupa di arte?

Lo spettacolo Stelle Nere è ispirato alla storia di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, una coppia di famosi attori del cinema italiano degli anni ’30, che ha continuato a girare film per la Repubblica di Salò, fino al 1944,  mentre l’Italia era nel pieno dell’occupazione nazista e della guerra di liberazione. 

La loro vicenda si intreccia misteriosamente con quella della Banda Koch, feroci cacciatori di prigionieri politici, che nelle celle segrete della famigerata Villa Triste di Milano, torturarono e uccisero decine e decine di vittime, mentre ai piani alti dell’abitazione si consumavano feste e orge a base di alcol e cocaina.

Osvaldo Valenti e Luisa Ferida pagheranno un prezzo altissimo per aver frequentato quel luogo, e con il loro destino, andrà perduto anche il loro ultimo film, quasi che l’arte, insieme agli uomini si fosse voluta vendicare della loro complicità con il Male, cancellandoli.

Sabato 15 ottobre, alle ore 18.00 sempre al Teatro Piccolo Orologio, per approfondire le tematiche dello spettacolo collegandole anche ad un altro accadimento del periodo più nero della storia d’Italia ci sarà l’incontro “Piccole storie che hanno fatto la storia.

Dal libro ‘Le castagne sotto la neve’ allo spettacolo ‘ Stelle Nere ‘”.

Realtà e immaginazione sul ventennio fascista, un racconto attraverso i temi della piccola scuola di Cassimoreno degli anni ’24 e ’25 fino alla Repubblica di Salò e il cinema di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida.

L’incontro vedrà la presenza degli autori del libro Umberto Petranca e Maurizio Ottololini, il regista e drammaturgo Fabio Banfo e sarà presentato da Clizia Riva, docente di storia. 

Il libro “Le castagne sotto la neve” nasce dal ritrovamento, in una soffitta di una casa di montagna, di una cassa con all’interno una raccolta di temi scolastici dell’anno 1924-25 della piccola scuola di Cassimoreno, frazione dell’Appennino emiliano.

Riemerge la storia della maestra Celestina Rossi.

Dopo un triennio spensierato e felice passato ad insegnare nella piccola scuola sui monti dove è cresciuta, viene allontanata a causa del suo diniego al regime fascista.

Tuttavia, prima di partire verso i confini con la Svizzera, si premura di mettere al riparo i quaderni di bella copia con all’interno gli scritti dei suoi alunni.

I temi e i documenti arrivati fino a noi costituiscono un ritratto unico di uno stile di vita ormai perduto a stretto contatto con le attività legate al susseguirsi delle stagioni, con le festività e i loro riti, con la povertà del territorio montano e il progressivo intensificarsi della retorica fascista.

Una testimonianza di storia “minore” che, attraverso l’innocenza e la poesia dello sguardo infantile, ci trasmette tutta la fascinazione di un mondo dimenticato che parla di noi e dell’identità del nostro Appennino. L’ingresso all’incontro sarà gratuito.

INFO E PRENOTAZIONI

Biglietto mecenate: €20, per contribuire con una piccola donazione alle attività del MaMiMò
Biglietto intero €15, biglietto ridotto €13, soci MaMiMò €10

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