“Sofferenza psichica e catene, un legame da spezzare”

Non è medico né psichiatra, ma è semplicemente un gommista che ha rivoluzionato la propria vita dopo aver incontrato la fede e ora, per i popoli africani e non solo, ha aperto una nuova strada, dando speranze concrete a migliaia di persone, nella lotta contro il disagio psichico.
 
Stiamo parlando di Grégoire Ahongbonon che martedì 23 agosto sarà a Reggio Emilia, ai Chiostri di San Pietro, dove, alle 20,45 sarà al centro dell’evento “Sofferenza psichica e catene, un legame da spezzare”, organizzato dal Poliambulatorio 3C Salute, dal Consorzio Oscar Romero e dalla Cooperativa Sociale l’Ovile, con il patrocinio del Comune di Reggio Emilia.
 
Grégoire riparava pneumatici e gli affari andavano a gonfie vele, finché non perse tutto negli anni ’70, quando arrivò addirittura a pensare di farla finita. L’incontro con un prete francese e un pellegrinaggio a Gerusalemme segnarono però una svolta nella sua vita, tanto da farlo rinascere. Tornato a Bouaké, dove viveva con sua moglie e cinque figli, incontrò il suo primo malato, Étienne, un uomo che stava vagando per strada nudo e solo, avvolto dalla disperazione; ebbene, in quella persona Grégoire vide la presenza di Gesù tant’è che offrì ad Étienne e tanti altri dopo di lui cibo e abiti, liberandoli dalle catene materiali e metaforiche di un’esistenza senza obiettivi e senza valori.
 
Da quel momento, insieme alla famiglia e a dei volontari, Ahongbonon dedicò la propria vita alla solidarietà e all’altruismo, lottando contro i tabù, i pregiudizi e le credenze legate alla sofferenza psichica, aiutato soltanto dalla Provvidenza e da coloro che, gradualmente, iniziarono a credere nel suo progetto. Grégoire ha avuto la forza di avviare un gruppo di preghiera che presto si trasformò in un gruppo di carità per i bisognosi, tant’è che nei primi anni ‘90 diede vita all’associazione St. Camille de Lellis, che oggi conta undici centri di accoglienza e sei centri di reinserimento, con decine di migliaia di malati in carico, accogliendo negli anni anche carcerati e profughi della Liberia.
 
Il modello di cure psichiatriche offerte nei centri di accoglienza si basa infatti sulla ‘comunità terapeutica’, all’interno della quale le persone si aiutano tra loro nel quotidiano. I centri di reinserimento, invece, sono strutture nelle quali le persone che stanno meglio apprendono un lavoro o acquisiscono di nuovo familiarità con quello che facevano prima.
 
In un continente nel quale la sofferenza psichica è ancora sinonimo di stregoneria e possessione demoniaca, in cui le persone vengono abbandonate anche dalle proprie famiglie, Grégoire ha accolto e curato chiunque con i farmaci, ma anche e soprattutto con la relazione e la condivisione, ridando dignità alle persone, tanto da arrivare a ricevere importanti riconoscimenti a livello umanitario.
 
Oggi Ahongbonon è uno stimato filantropo beninese di sessantacinquenne che ha consacrato più di metà della sua vita a raccogliere dalle strade di Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio e Togo più di 60 mila persone con disagio psichico, che vivevano in catene, legati ad alberi e ostracizzati dalle comunità, offrendo loro riparo e cure.
 
Martedì 23 agosto ai Chiostri di San Pietro, Grégoire dialogherà con Enrica Salsi del Centro missionario diocesano di Reggio Emilia, che opera in Madagascar da diversi anni e col professor Gian Maria Galeazzi, ordinario di psichiatria dell’Università di Modena e Reggio Emilia e  direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Ausl di Reggio Emilia. L’incontro è gratuito e aperto a tutti.

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