Lo spettacolo del calcio

Un po’ di tempo fa, ragionavo con un collega di quanto il gioco del calcio sia uno sport “ingiusto” perché non sempre vince il migliore. E si rifletteva su come sarebbe se accadesse come nel pugilato con la vittoria decisa ai punti per chi è più meritevole.

Riflessioni fatte davanti alle aride partite di campionati provinciali o regionali di ragazzini costretti all’unico obiettivo, vincere, bypassando tranquillamente il modo in cui si porta a casa il risultato. Partite basate e decise sugli episodi in cui a vincere non è detto che sia chi gioca meglio. Eppure, anche questo fa parte del gioco sebbene per i cultori del bel gioco, sia quasi “crudele”. Ma tanto si sa, che se si vince si viene automaticamente riconosciuti come bravi.

Questione di mentalità, e non esiste al mondo nulla di più speculante del calcio italiano e del suo modo di intendere la vittoria. A quante partite noiose siamo costretti ad assistere, dalla serie A ai campetti provinciali, in cui il gioco, quello che entusiasma, diverte e infervora, latita imbrigliato fra falli, tattica e “furbate”.

Del resto nel nostro DNA abbiamo scritto che a vincere non è il più bravo ma è il più furbo.

Fortunatamente a demolire il castello di queste riflessioni ci ha pensato il calcio stesso con le due partite tra Manchester City e Real Madrid, semifinali di andata e ritorno di Champions League.

Uno spettacolo allo stato puro. Un gran galà del calcio che per una sera ritorna ad essere gioco e non più solo business. E così in due teatri meravigliosi come l’Etihad di Manchester e il Bernabeu di Madrid, abbiamo assistito a due grandi opere dell’arte pedatoria che hanno riconciliato con lo spirito del gioco del calcio fatto di emozioni, passione e tanto tanto divertimento. Sfido chiunque a dire che i giocatori in campo non si siano divertiti in questo doppio scontro.

Chiaro che lo stato d’animo degli inglesi è uscito a pezzi dopo aver clamorosamente incassato due gol in un minuto (tra il 90° e il 91°) permettendo agli spagnoli di arrivare ai supplementari prima e vincere poi. Ma anche questo fa parte dello spettacolo.

Chi andando a teatro o all’opera non si lascia coinvolgere emotivamente dal canovaccio della trama raccontata tra colpi di scena, cadute, risalite, col risultato di uscire estasiati? È un po’ quello che deve essere successo ai tifosi che hanno assistito a queste due partite che così avvincenti non si vedevano da tanto. E magicamente si è riprodotto quel sogno che spinge milioni di bambini in tutto il mondo a giocare a calcio.

Dribbling, giocate imprevedibili, tiri, parate, gol… cambi di fronte repentini, velocità pazzesche, correttezza, rispetto, errori (tanti), emozioni… tutto sotto la guida sapiente di due registi come Guardiola e Ancelotti.  Poi c’è lui, il vero protagonista di questa pièce: il pallone, mai così scontato e banale fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo secondo.

Nel concentrato di gioco del voler vincere a tutti i costi passando attraverso il dominio della palla e del campo, attraverso l’iniziativa di un calcio propositivo e non speculante, è racchiusa tutta l’essenza di questo sport.

La stessa essenza che si ritrova nei campetti dei Piccoli Amici di 5/6 anni dove si trasuda solo voglia di palla, voglia di gol, voglia di vincere e voglia di divertirsi a tutti i costi.

Chi vedendo la partita ieri sera non avrebbe avuto voglia che continuasse tutta la notte? O chi non ha ripensato alle giocate in cortile con gli amici fino a tarda ora con quel “chi fa gol vince” dopo che la mamma dal balcone ti chiama per la cena, ma a cena non ci arrivi perché la sfida e il divertimento sono infiniti.

La magia del calcio è proprio questa: vincere è importante, è l’obiettivo finale, ma giocare bene divertendosi va oltre. Oltre la sconfitta. Oltre la tristezza e la delusione perché c’è la consapevolezza di non vedere l’ora di tornare di nuovo in campo e rituffarsi in un’altra partita.

Questione di filosofia, questione di mentalità.

Con buona pace mia e del mio collega. E di tutti quelli che per vincere una partita di esordienti incatenano il portiere sulla linea di porta e staccano il libero dietro.

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