Tutti a casa

Che il calcio sia molto emozionante e spesso spietato, ce lo ha dimostrato la recente non qualificazione della nostra nazionale al prossimo Mondiale.

Già, perché il calcio, forse, è uno dei pochi sport in cui spesso non vince chi gioca meglio o chi se lo merita, ma nella sua crudeltà, spesso a vincere e sorridere è proprio la squadra che gioca peggio o che comunque non fa niente per vincere.

Se si rigiocasse altre 100 volte Italia-Macedonia, vinceremmo sempre noi. Ma il calcio sa essere anche imprevedibile per quell’unica volta in cui l’attaccante avversario indovina l’angolino e ti fotte perché le partite sempre più spesso si decidono in base agli episodi.

E così, dopo assedio di 92 minuti alla porta macedone, è bastato un tiro avversario, l’unico, per condannare la nostra nazionale a non partecipare al mondiale qatariota, aprendo automaticamente lo psicodramma nazionale: il secondo campionato del mondo consecutivo senza l’Italia, ma soprattutto senza i campioni d’Europa in carica.

Non immagino cosa avrebbe detto il mitico Aldo Biscardi che di sicuro avrebbe fatto uno specialone del suo Processo.  Basta scrollare i social o affilare le orecchie al bar per assistere al processo per direttissima della nazionale: dal ct a tutto il movimento calcistico, in un remake del non così lontano 2017 quando la nazionale di Giampiero Ventura non si qualificò a Russia 2018, tutti sono colpevoli.

Ma come?! Possibile che in nove mesi si passi dagli altari della vittoria continentale alle polveri del fallimento più totale!?

Tra analisi di ex giocatori, allenatori, fornai, pensionati e professionisti della Gazzetta, la più bella spiegazione su questa debacle ce l’ha data proprio il nostro ct, Roberto Mancini, che ci ha ricordato quanto il calcio sia molto paragonabile alla vita.

Quante volte nella vita di ogni giorno abbiamo gioito per tante cose? Magari sentendoci anche forti, belli e invincibili… nel lavoro, nel campo sentimentale, in ambito sportivo, ognuno di noi avrà sicuramente raccolto le sue soddisfazioni. Magari con sforzi e sacrifici. In quanti ricordano le macerie su cui il Mancio ha dovuto ricostruire una nazionale fino a portarla sul tetto d’Europa?!

Ma come la vita insegna, immancabile, arriva la mazzata che ci fa ritornare coi piedi per terra.

Ed è davvero dura passare dalla gioia sfrenata ad una frustrante delusione. A volte si stenta a credere che certe cose possano capitare, che arrivi la Macedonia di turno a farci quello scherzetto che non ci aspettiamo. E allora scattano gli immancabili rimpianti: “se avessi detto…”, “se avessi fatto…”

Quanto spesso ci mangiamo le mani come ha fatto Jorginho ripensando ai due rigori sbagliati contro la Svizzera che ci avrebbero qualificato subito al Mondiale e oggi l’unica macedonia di cui parleremmo sarebbe quella ordinata al ristorante.

Chissà oggi dove saremmo noi se avessimo segnato i rigori della nostra vita o se non avessimo concesso quello spiraglio di tiro all’avversario di turno che la vita ci ha messo di fronte. Difficile accettare le sconfitte. Alcune sono proprio indigeste. Specie quelle che pensiamo non dipendere da noi: abbiamo giocato bene, partita in pugno, meritavamo… eppure abbiamo perso.

Colpevolizzare o colpevolizzarci, serve a qualcosa o serve solo ad alimentare lo psicodramma!?

Bè, forse proprio il calcio e le parole del ct possono aiutare: perdere fa parte della vita così come ne deve far parte accogliere le sconfitte per un percorso sano di crescita.

Ora tutti a casa, a riflettere. Cercando di capire da dove ripartire per il futuro. Speriamo con Mancini in panchina.

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