Porsi accanto a chi soffre in un cammino di carità

“In questo momento in cui la pandemia mette a dura prova le nostre comunità, la solitudine e la fatica appesantiscono il nostro spirito, noi come Chiesa siamo invitati ad alzare lo sguardo e, confortati da Maria, ad accompagnare nella vicinanza e nella preghiera i sofferenti e il personale sanitario stremato”: così scrive Lucia Ianett, responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute, in un comunicato inviato a sacerdoti e diaconi della nostra Chiesa.

“Vi proponiamo quindi – prosegue Lucia Ianett – di celebrare la Giornata Mondiale del Malato ciascuno all’interno della propria unità pastorale individuando in quella giornata un appuntamento dedicato (Celebrazione eucaristica, Adorazione, santo Rosario…), in comunione tra noi e con le comunità, circondati da tutte le realtà presenti nel territorio che si prendono cura dei più piccoli, invitando in modo particolare i ministri straordinari della santa Comunione ad animare questi momenti coinvolgendo gli ammalati e i loro cari. I materiali dell’Ufficio nazionale distribuiti possono costituire un supporto. Parallelamente, nella medesima giornata, si invitano i Cappellani ospedalieri a celebrare la santa Messa nelle Cappellanie invitando in particolare il personale medico e sanitario. Lo Spirito che anima la Chiesa ci guiderà”.

Di seguito pubblichiamo le celebrazioni previste per venerdì 11 febbraio 2022 di cui è giunta notizia alla redazione diocesana. Occorre premettere che la possibilità di celebrare la Messa in ospedale è molto difficile, in alcuni non è data; le celebrazioni si svolgeranno in cappella o nella chiesa prossima all’ospedale. In ospedale la Messa è aperta esclusivamente agli operatori sanitari e non agli ammalati.
Ospedale Santa Maria Nuova Reggio Emilia, Cappella dell’ospedale, Messa ore 19.30;
a Scandiano il personale sanitario è invitato alle sante Messe alle ore 10 presso la Chiesa della Natività e alle ore 20.30 in Santa Teresa;
all’Ospedale San Sebastiano in Correggio, prevista la santa Messa nella cappella dell’ospedale alle ore 17 solo per operatori e volontari;
all’Ospedale di Sassuolo, presso la chiesa della Santissima Consolata, la Messa è prevista alle ore 19;
all’Ospedale Sant’Anna di Castelnovo ne’ Monti, la celebrazione eucaristica si terrà nella chiesa della Resurrezione alle ore 18;
nella cappella dell’ospedale civile di Guastalla, nel pomeriggio dell’11 febbraio, si terranno l’Adorazione eucaristica e la recita del santo Rosario.

“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36). è il versetto dell’evangelista Luca a dare il titolo al Messaggio di Papa Francesco per la 30a Giornata Mondiale del Malato che si celebra, come da tradizione, l’11 febbraio, nella memoria liturgica della Beata Vergine di Lourdes. Fu istituita trent’anni fa da san Giovanni Paolo II “per sensibilizzare il popolo di Dio, le istituzioni sanitarie cattoliche e la società civile all’attenzione verso i malati e verso quanti se ne prendono cura”.

Il tema scelto per questa trentesima Giornata, “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36), ci fa volgere da subito, lo sguardo a Dio “ricco di misericordia” (Ef 2,4), “il quale guarda sempre i suoi figli con amore di padre, anche quando si allontanano da Lui. La misericordia, infatti, è per eccellenza il nome di Dio, che esprime la sua natura non alla maniera di un sentimento occasionale, ma come forza presente in tutto ciò che Egli opera. È forza e tenerezza insieme”.

Testimoni
della carità di Dio
“Testimone sommo dell’amore misericordioso del Padre verso i malati – prosegue il Messaggio -, è il suo Figlio unigenito. Quante volte i Vangeli ci narrano gli incontri di Gesù con persone affette da diverse malattie! Egli “percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo” (Mt 4,23). Possiamo chiederci: perché questa attenzione particolare di Gesù verso i malati, al punto che essa diventa anche l’opera principale nella missione degli apostoli, mandati dal Maestro ad annunciare il Vangelo e curare gli infermi? (cfr Lc 9,2)”.
Equi Francesco, ricordando il tempo forte della pandemia, fa memoria ai sani che “Il dolore isola assolutamente ed è da questo isolamento assoluto che nasce l’appello all’altro, l’invocazione all’altro”. Infatti, “quando una persona sperimenta nella propria carne fragilità e sofferenza a causa della malattia, anche il suo cuore si appesantisce, la paura cresce, gli interrogativi si moltiplicano, la domanda di senso per tutto quello che succede si fa più urgente. Ecco, allora, l’importanza di avere accanto dei testimoni della carità di Dio che, sull’esempio di Gesù, misericordia del Padre, versino sulle ferite dei malati l’olio della consolazione e il vino della speranza”.

«Toccare la carne
soffrente di Cristo»
“L’invito di Gesù a essere misericordiosi come il Padre acquista un significato particolare per gli operatori sanitari”. Il pensiero del Papa corre così ai medici, agli infermieri, ai tecnici di laboratorio, agli addetti all’assistenza e alla cura dei malati, come pure ai numerosi volontari che donano tempo prezioso a chi soffre e dice loro: “Cari operatori sanitari, il vostro servizio accanto ai malati, svolto con amore e competenza, trascende i limiti della professione per diventare una missione. Le vostre mani che toccano la carne sofferente di Cristo possono essere segno delle mani misericordiose del Padre. Siate consapevoli della grande dignità della vostra professione, come pure della responsabilità che essa comporta”.

Il malato più importante della malattia
Dopo avere lodato il Signore per i progressi che la scienza medica ha compiuto soprattutto in questi ultimi tempi, il Messaggio ricorda che “il malato è sempre più importante della sua malattia, e per questo ogni approccio terapeutico non può prescindere dall’ascolto del paziente, della sua storia, delle sue ansie, delle sue paure. Anche quando non è possibile guarire – sottolinea con forza il Papa – sempre è possibile curare, sempre è possibile consolare, sempre è possibile far sentire una vicinanza che mostra interesse alla persona prima che alla sua patologia”. Per questo auspica che “i percorsi formativi degli operatori della salute siano capaci di abilitare all’ascolto e alla dimensione relazionale”.

Le locande del buon samaritano
Il Papa non manca poi di ricordare che la misericordia verso i malati, nel corso dei secoli, “ha portato la comunità cristiana ad aprire innumerevoli «locande del buon samaritano», nelle quali potessero essere accolti e curati malati di ogni genere, soprattutto coloro che non trovavano risposta alla loro domanda di salute o per indigenza o per l’esclusione sociale o per le difficoltà di cura di alcune patologie. A farne le spese, in queste situazioni, sono soprattutto i bambini, gli anziani e le persone più fragili”.

“Misericordiosi come il Padre, tanti missionari hanno accompagnato l’annuncio del Vangelo con la costruzione di ospedali, dispensari e luoghi di cura. Sono opere preziose mediante le quali la carità cristiana ha preso forma e l’amore di Cristo, testimoniato dai suoi discepoli, è diventato più credibile”.

Il pensiero di Francesco va infine – non certo per ordine di importanza -, alle popolazioni delle zone più povere del pianeta, “dove a volte occorre percorrere lunghe distanze per trovare centri di cura che, seppur con risorse limitate, offrono quanto è disponibile”. In questo contesto il Papa riafferma l’importanza delle istituzioni sanitarie cattoliche: “esse sono un tesoro prezioso da custodire e sostenere; la loro presenza ha contraddistinto la storia della Chiesa per la prossimità ai malati più poveri e alle situazioni più dimenticate”.

La pastorale della salute
Il Messaggio si conclude sottolineando l’importanza della pastorale della salute che negli ultimi trent’anni ha visto sempre più riconosciuto il suo indispensabile servizio. “Se la peggiore discriminazione di cui soffrono i poveri – e i malati sono poveri di salute – è la mancanza di attenzione spirituale, non possiamo tralasciare di offrire loro la vicinanza di Dio, la sua benedizione, la sua Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la proposta di un cammino di crescita e di maturazione nella fede”. A questo proposito, – sottolinea il Papa -“la vicinanza agli infermi e la loro cura pastorale non è compito solo di alcuni ministri specificamente dedicati: visitare gli infermi è un invito rivolto da Cristo a tutti i suoi discepoli. Quanti malati e quante persone anziane vivono a casa e aspettano una visita! Il ministero della consolazione è compito di ogni battezzato, memore della parola di Gesù: «Ero malato e mi avete visitato»” (Mt, 25, 36).

a cura dell’Ufficio diocesano
per la Pastorale della Salute

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