L’omelia di Camisasca nella Solennità del Santo Natale

Pubblichiamo l’omelia pronunciata dal vescovo Massimo nella Messa della Notte di Natale in Cattedrale a Reggio Emilia e nel giorno di Natale in Concattedrale a Guastalla.

Cari fratelli e sorelle,

 

il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce (Is 9,1). Con queste parole, in questa notte santa [nella notte santa] il profeta Isaia ci annuncia il Natale del Signore. E prosegue: Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia (Is 9,2). Anche nella “Messa del giorno” la Chiesa affida allo stesso profeta Isaia l’annuncio della grande notizia: prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo (Is 52,9).

Luce, gioia, consolazione. Sono le tre esperienze nelle quali il Natale ci introduce e sulle quali vorrei soffermarmi assieme a voi per aiutarci a comprenderle più in profondità.

 

Luce, innanzitutto. Che cosa significa che il Natale è luce? Per rispondere a questa domanda in modo non superficiale dovremmo ripercorrere la storia e il significato che questa parola assume nell’Antico Testamento. «Fu luce la prima parola…»[1], ci ricorda un bellissimo inno cistercense. Luce è in effetti la prima parola del Padre che le Sacre Scritture registrino (cfr. Gen 1,3). È l’inizio della creazione, ma anche la condizione della vita e della vista. Senza luce non si può vivere, non ci si può muovere, ma senza luce non si può neanche vedere e quindi conoscere. La luce è in stretto rapporto con la verità. Essa ci parla dunque della possibilità di crescere, di camminare, di conoscere, è vita, via e verità. Per questo la parola “luce” in tutto l’Antico Testamento è sempre un attributo di Dio: avvolto di luce, come di un manto (Sal 104,2). È in te la sorgente della vita – canta il salmista – alla tua luce vediamo la luce (Sal 36).

 

Gesù attribuirà a sé questa parola, non solo presentandosi come colui che porta la luce – che cioè ricrea il mondo, ridona la vista all’uomo e introduce in una intelligenza nuova della vita – ma scegliendola come suo nome proprio: Io sono la luce del mondo (Gv 8,12), Io sono la via, la verità e la vita (Gv 14,6). San Giovanni lo dice continuamente nel suo Vangelo, fin dal Prologo [che abbiamo appena ascoltato]: veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo (Gv 1,9). Nell’Apocalisse, l’ultimo libro della Bibbia, quasi a riprendere ciò che era stato raccontato all’inizio della Genesi, Giovanni presenta la Gerusalemme celeste come il trionfo della luce: Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli (Ap 22,5; cfr. Is 60,19-20).

Cattedrale di Reggio Emilia, 24 dicembre,Messa della Notte di Natale

 

È questa la grande luce di cui parla il profeta. La nascita di Gesù coincide con la nascita della luce. È l’inizio della Gerusalemme luminosa che discende dal cielo e vince il nostro buio. Isaia aveva preannunciato: Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce. Oggi anche a noi spesso sembra di camminare ancora nelle tenebre, di brancolare invano alla ricerca di un senso in ciò che accade. Ci sembra di essere avvolti dal buio e dalla solitudine. Proprio per questo Gesù oggi nasce per ognuno di noi, viene come luce a svelare la verità di ogni momento della nostra vita, anche di quelli più drammatici. Accogliamo con gioia questo annuncio: il Signore sarà per noi luce eterna; saranno finiti i giorni del tuo lutto (cfr. Is 60,20).

 

La gioia – e veniamo così alla seconda parola che troviamo nella liturgia del Natale – è strettamente connessa a questo annuncio di luce. Sono venuto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena (cfr. Gv 15,11), dice Gesù nel vangelo di Giovanni. In che cosa consiste la gioia che Gesù porta? Egli ci libera dalle due catene che ci rendono tristi: la catena del peccato e quella della morte. Ci libera dal peccato portando il perdono a tutti coloro che, pentiti, si rivolgono a lui. Soprattutto, ci libera dalla catena della morte perché con la sua vita e la sua resurrezione ci assicura che la nostra morte biologica non coincide con la fine dell’esistenza, ma anzi è la porta di ingresso verso una vita più piena, che non avrà termine.

 

La liberazione da questa duplice catena ha un influsso immediato sulla nostra vita presente, assediata dalla paura che il nostro passato condizioni il presente e il futuro, dal terrore che una fine improvvisa venga a smentire tutte le promesse di bene che sentiamo radicate dentro di noi e che ci legano alle persone che amiamo e alle cose che allietano la nostra esistenza.

Ma la gioia che Cristo ci dona non consiste solo nella liberazione dalle gabbie delle nostre paure e dal buio delle nostre tristezze. La ragione più profonda della letizia è il dono che Gesù fa a noi di se stesso, coinvolgendoci nella sua vita e identificandoci a sè fino a rendere noi stessi luce: Voi siete la luce del mondo (Mt 5,14), dirà ai suoi.

 

La comunione con Dio che la nascita di Gesù inaugura è anche è il senso vero della consolazione. Dio non ci toglie dalla battaglia, non ci risparmia la lotta, ma innestandoci nella sua vita, attraverso i sacramenti e la comunione della Chiesa, ci dà la forza per combattere e ci rende partecipi della sua vittoria finale. Ci riporta nella terra della salvezza. Ci ricrea restituendoci alla vera ragione per cui Dio ci ha creati: essere suoi figli.

Concattedrale di Guastalla, 25 dicembre. Messa del giorno di Natale

 

Cari fratelli e sorelle,

lasciamoci invadere dalla luce, dalla gioia e dalla consolazione di Dio che viene a visitarci. Lasciamoci ricreare da colui che vince il tempo e ci restituisce la giovinezza del cuore. «Benedetto il bimbo grazie al quale Eva e Adamo sono tornati giovani»[2], scrive in un suo Inno san’Efrem il Siro.

Davvero benedetto sei tu, Signore, che ti sei degnato di nascere qui in mezzo a noi; benedetto tu che non ti stanchi mai di venire incontro alle nostre povere persone, spesso smarrite e incatenate; benedetto tu che con la tua luce ci apri la strada della vita che non finisce e ci ridoni la speranza nel presente e nel futuro!

Buon Natale a tutti!

[1] Cfr. Innario del monastero trappista di Vitorchiano.

[2] Efrem il Siro, Responsorio dell’Inno VII in: Inni sulla Natività e sull’Epifania, San Paolo, Milano 2003, p. 231.

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