Personalità da vendere

In questa foto possiamo vedere Dio e a sinistra, vestito di bianco, il suo vicario.

Scherzosamente e pensando al bomber del Milan, potrebbe essere la didascalia che lo stesso Ibra avrebbe usato per i social definendosi più di una volta il God del calcio.

Ironia a parte, cosa accomuna questi due personaggi? L’ateo svedese e il vicario, questa volta sul serio, di Cristo?!

Li accomuna il carisma e una personalità strabordante.

Due qualità che giorno dopo giorno mi accorgo essere tre le più preziose per diventare uomini prima e calciatori poi. Per avere successo non basta avere piedi buoni e un gran fisico se poi manca la componente intrinseca che forgia l’uomo. Sia ben chiaro, che non basta nemmeno avere un gran carattere se poi mancano le altre qualità

Ma quante volte si sente di giocatori mancati per infortuni… per sfortune… per il destino… o più semplicemente perché non avevano il carattere per essere giocatori.

E come fare per allenare queste componenti così determinanti?

La risposta mi è arrivata dal recentissimo incontro avuto con mister Giovanni Valenti, under 18 del Parma Calcio (consiglio di vedere il suo curriculum) e della metodologia adottata nella squadra ducale.

Nelle sue proposte di allenamento coinvolgimento e consapevolezza sono componenti fondamentali per far crescere questi piccoli uomini in campo e fuori. I ragazzi non sono solo meri esecutori di ordini impartiti dal mister, ma diventano essi stessi protagonisti del progetto squadra e gioco.

Coinvolgere i ragazzi nella preparazione degli allenamenti, delle partite, ascoltando il loro punto di vista è un modo per saggiare non solo le loro competenze ma anche le loro ambizioni, passioni e punti di vista.

Ancora una volta il mettersi in ascolto, a disposizione dell’altro diventa la chiave per aprire le menti, in questo caso dei ragazzi.

Che non è un lasciare tutto in mano a loro, bensì un invogliarli a sentirsi partecipi di un progetto, di un percorso in cui anche loro possano prendersi le loro responsabilità.

Parola terribile, da paralizzare spesso i nostri calciatori in erba. Basti guardare alcuni terzini che anziché spingere in avanti passano sempre la palla indietro. Quanto pesa a volte il pallone!

E ovviamente sta a noi mister il compito di alleggerire questo carico, trasmettendo ai ragazzi la forza di credere in se stessi, nelle loro qualità e nelle idee che con loro vogliamo condividere.

Allenatore che a sua volta deve essere portatore di entusiasmo e passione.

Perché, e qui scopro l’acqua calda, il segreto per avere ragazzi soddisfatti e sereni è che il mister sia il primo a divertirsi nel fare questo gravoso lavoro. Spesso è difficile lasciare fuori dal terreno di gioco preoccupazioni e problemi della vita quotidiana, soprattutto se, come accade nei dilettanti, quello dell’allenatore non è il tuo mestiere principale.

Resettare mente e cuore e lasciare spazio all’amore per questo sport e alla voglia di fare qualcosa di importante per questi ragazzi diventano il mantra per farci andare sempre in campo a dare il massimo. Essere simboli da seguire, senza ergersi su un piedistallo ma stando in mezzo ai ragazzi, raccogliendone ogni sfumatura di carattere.

Un po’ come papa Francesco e  Ibrahimovic fanno nei loro rispettivi campi, due trascinatori, con stile e portamento decisamente all’opposto ma accomunati da uno sconfinato amore per ciò che fanno, perché giocare in Serie A a 40 anni e guidare la Chiesa a più di 80 suonati, non è certo cosa per tutti.

Ma è anche grazie a personaggi come loro che possiamo aiutare i nostri ragazzi a credere di poter realizzare i propri sogni.

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