In morte di padre Eugenio Teglia

“Tanto per cominciare io in missione non ci volevo andare…”. C’è rimasto per cinquant’anni, padre Eugenio Teglia, al battesimo Nello, è nato a Montefedente, piccola frazione del comune di San Benedetto Val di Sambro nell’Appennino di Bologna il 30 gennaio 1920.

A 12 anni entrò nel seminario serafico dell’Osservanza di Bologna. Dopo l’anno di noviziato trascorso a Villa Verucchio, emise la prima professione nel 1930 e fu ordinato presbitero a Piacenza nel 1943.

Dopo alcuni anni trascorsi a Borgonovo Val Tidone come insegnante di musica agli studenti di teologia e assistente OFS, il 26 ottobre 1947 partì per la Cina, rispondendo alla chiamata alla missione che, come egli stesso più volte mi ha riferito, ha sentito durante la beatificazione dei martiri cinesi, vittima della persecuzione dei Boxers nel 1900, di cui tre appartenenti alla provincia francescana di Bologna.
Dopo alcuni mesi di studio della lingua cinese a Pechino, si trasferì a Xiangtan, nello stato dello Hunan, centro di una delle due missioni affidate ai frati bolognesi.

Il Prefetto apostolico monsignor Calzolari, anch’egli frate di Bologna, nominò subito padre Eugenio parroco e responsabile della scuola elementare annessa alla missione. Dopo circa un anno abbastanza tranquillo le truppe comuniste dell’esercito di Mao giunsero anche nella piccola città (110.000 abitanti) di Xiangtan e all’inizio del 1950 il Prefetto apostolico e padre Eugenio dovettero trascorrere quasi due anni in domicilio coatto, senza alcuna possibilità di contatto con i cristiani e subendo restrizioni e angherie di ogni genere.

Il 6 novembre 1951 padre Eugenio fu espulso come tutti i missionari e approdò a Hong Kong dove lo raggiunsero due telegrammi: uno del fratello Dante che lo informava sulle gravi condizioni di salute del padre e l’altro di padre Schnusemberg che invitava alcuni missionari espulsi dalla Cina a recarsi in Nuova Guinea in aiuto ai missionari australiani. All’appello risposero quattro bolognesi, tra cui padre Eugenio e tre veneti.

Ottenuta l’autorizzazione di tornare in Italia per assiste il padre, nel mese di febbraio del 1952 raggiunse l’Italia dove rimase fino al 20 novembre di quell’anno quando salpò da Genova per recarsi prima in Australia a studiare l’inglese e poi recarsi in Nuova Guinea dove giunse il 30 maggio del 1953.

La Nuova Guinea era allora e in parte è ancora una delle zone più primitive del pianeta. Assegnato con gli altri missionari francescani, tra cui il vescovo, alla diocesi di Aitape, padre Eugenio ha vissuto lì fino al 2000, trasferendosi periodicamente in diverse stazioni missionarie e soprattutto costruì il nuovo centro missionario di Wassisi con tre scuole per i bambini, chiese e cappelle, una casa per le suore, una nuova strada e addirittura un campo di atterraggio per il piccolo aereo della missione. Eletto pro Vicario e consigliere del vescovo, fu presidente della commissione liturgica diocesana e nazionale e presidente della commissione per la traduzione dei libri liturgici in lingua pidgin.

Ritornato in Italia nel 2000 ad ottanta anni compiuti ma ancora in ottima forma, padre Eugenio viene mandato per circa due anni nella parrocchia di sant’Antonio a Reggio Emilia. Qui colpisce tutti per la sua semplicità e per la bella testimonianza di fede. Sempre in movimento e desideroso di raccontare le sue esperienze di missionario.

Negli ultimi anni ha dimorato nel convento di Sant’Antonio di Bologna, dove lo scorso 30 gennaio ha compiuto 101 anni.
Padre Eugenio è stato l’ultimo testimone della grande avventura missionaria francescana cinese che attraverso le grandi figure di Odorico da Pordenone, Giovanni da Montecorvino e i santi martiri del 990.

Nella sera del 17 novembre 2021 all’eta di 101 anni padre Eugenio nell’infermeria dei Frati Minori di Bologna è stato abbracciato da sorella morte per risorgere in Cristo.
Al di là della sua sterminata cultura musicale, letteraria, teologica e liturgica, nella diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, per quanti lo hanno conosciuto, padre Eugenio lascia un’eredità preziosa di grande umanità e fedeltà alla Chiesa che ha servito fino all’ultimo in umiltà secondo il carisma e la spiritualità di san Francesco d’Assisi.

Mirko Baccarani
parrocchia di Sant’Antonio di Padova

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.