Non prendiamoci troppo sul serio

Quando una partita di calcio categoria esordienti finisce sulle pagine di cronaca dei quotidiani vuol dire che qualcosa non va.

Quando leggi di un adulto, un dirigente, pestato da dei dodicenni, capisci che sono molte le cose che non vanno. E ancora una volta si capisce che abbiamo perso l’ennesima occasione per essere diventati migliori.

Già, perché se dalla vicenda Covid si sarebbe potuto cogliere l’insegnamento di quanto fosse importante l’altro vicino a noi, la realtà dei fatti ci dice che invece è peggio di prima. Con buona pace di psicologi, sociologi, preti e mestieranti del gioco del calcio.

Oggi l’adulto non è più quel riferimento intoccabile e di rispetto che era un tempo. Non esiste più l’autorevolezza. Anzi se oggi anche solo ci si azzarda a dire o fare qualcosa che possa turbare i ragazzini è un mezzo disastro. Così non c’è da stupirsi se sostituisci un quattordicenne dopo 20 minuti di gioco semplicemente perché non ne beccava mezza e lui ti guarda con lo sguardo eloquente di chi dice “ma che c…. fai?!?!”.

Vero che troppe volte ci prendiamo troppo sul serio ma soprattutto prendiamo troppo sul serio partite di campionati o tornei infimi fatti con lo scopo principale di assecondare la passione dei ragazzi, aiutarli a crescere e perché no a realizzare i loro sogni di gloria calcistica.

Altrettanto vero che questo non deve autorizzare i ragazzini a degenerare in comportamenti maleducati o addirittura violenti come accaduto nei giorni scorsi a quel povero dirigente finito all’ospedale con due costole rotte perché scalciato dai ragazzi.

Non sorprendiamoci se queste cose accadono. Basta ascoltare i “tifosi” sulle tribune di certe partite. Quando hai un padre o una madre che ti incitano a “massacrare” l’avversario di cosa ci dobbiamo stupire!?

Si parla tanto di crescita umana dei nostri ragazzi ma alla fine ogni partita di una qualsiasi categoria viene vissuta come una finale da dentro o fuori, quasi come se fosse la partita della vita.

Forse anche noi adulti dovremmo interrogarci su cosa vogliamo trasmettere ai nostri ragazzi e come lo trasmettiamo. Il rispetto dei ruoli però sta sempre alla base e ultimamente questa cosa ai ragazzi non è ben chiara. Troppi adulti di riferimento sono “amici” dei ragazzi.

Giustappunto l’altra sera parlavo coi colleghi su come far uscire un po’ di carattere ai miei ragazzi a volte troppo remissivi ed emotivamente scarichi.

Tra le tante cose suggerite, ci ha poi pensato perdere 3-0 dopo 10 minuti per far uscire il loro carattere e a forza di insistere si sono portati a casa un 4-4 che alla fine ci va stretto. E non c’è stato bisogno di aggredire nessuno, semplicemente bastava svegliarsi un po’. Ecco questo sì che possiamo chiederlo ai ragazzi, essere sempre in partita con la testa, concentrati e mai innervositi. Trasmettegli fiducia in se stessi e negli altri, ma senza toni apolittici che spesso si sentono dentro gli spogliatoi.

Troppe volte l’aspetto caratteriale incontrollato diventa determinante in una partita e tutto finisce in rissa. E se non se ne azzecca mezza!? Giusto essere sostituiti. Con buona pace degli psicologi che pensano alle ripercussioni emotive sul ragazzo. Poi in settimana se ne parla a quattr’occhi.

Ma se l’adulto di riferimento è il primo a perdere la bussola della calma e della saggezza, come possiamo pretendere che i ragazzi poi non diventino aggressivi!?

Ci sono tante cose più importanti di una partita di calcio.

Con questo non voglio dire che nelle partite bisogna porgere l’altra guancia, anzi l’agonismo e la competizione sono parte integrante del gioco che altro non è che un prevalere sull’avversario. Ma c’è sempre modo e modo di giocare e imporsi.

E forse ai nostri ragazzi farebbe bene farsi un giro in certi reparti degli ospedali o di altri luoghi per capire che giocare a calcio è prima di tutto una fortuna e una cosa fantastica per chi lo può fare, ma non la più importante.

E magari si accorgerebbero che nel mondo esistono anche gli altri che meritano rispetto, anche se avversari.

3 risposte su “Non prendiamoci troppo sul serio”

“Forse anche noi adulti dovremmo interrogarci su cosa vogliamo trasmettere ai nostri ragazzi e come lo trasmettiamo. Il rispetto dei ruoli però sta sempre alla base e ultimamente questa cosa ai ragazzi non è ben chiara. Troppi adulti di riferimento sono “amici” dei ragazzi.”

Non solo il coach, l’insegnante, il dottore sono ruoli già in discussione, in questo ultimo periodo possiamo aggiungere lo scienziato. Se viene meno il rispetto dei ruoli tutto salta. Il sistema crolla come fosse un castello di carta con un colpo d’aria.
Il discorso si allarga molto e lo sport fa parte di un sistema social/politico alla deriva dove chi sbaglia non viene punito e chi ha merito non viene premiato. Così anche nella scuola, nello sport, siamo testimoni di NoN valori in cui tutto SEMBRA diventar lecito. L’illecito e il reato diventano cronaca di tutti i giorni.

“Così non c’è da stupirsi se sostituisci un quattordicenne dopo 20 minuti di gioco semplicemente perché non ne beccava mezza e lui ti guarda con lo sguardo eloquente di chi dice “ma che c….” ALT ! …silenzio, ci vediamo fra un mese!”. RESPECT !

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Non solo il coach, l’insegnante, il dottore sono ruoli già in discussione, in questo ultimo periodo possiamo aggiungere lo scienziato. Se viene meno il rispetto dei ruoli tutto salta. Il sistema crolla come fosse un castello di carta con un colpo d’aria.
Il discorso si allarga molto e lo sport fa parte di un sistema social/politico alla deriva dove chi sbaglia non viene punito e chi ha merito non viene premiato. Così anche nella scuola, nello sport, siamo testimoni di NoN valori in cui tutto SEMBRA diventar lecito. L’illecito e il reato diventano cronaca di tutti i giorni.
<> ALT ! …silenzio, ci vediamo fra un mese!”. RESPECT !

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