Tricolore a Curtatone e Montanara

Il 23 marzo 1848 il re Carlo Alberto annunciava la Prima guerra di indipendenza a sostegno delle popolazioni del Lombardo Veneto in rivolta contro gli austriaci; già il 21 marzo si costituirono a Pisa i Battaglioni civici e il Battaglione universitario che arruolò cittadini, scolari e professori per aiutare gli insorti della Lombardia.

Nel centro di Casina, presso l’antica stazione di posta, una targa ricorda quei volontari toscani che attraversarono il nostro Appennino per giungere prima a Reggio Emilia e poi a Curtatone e Montanara dove, il 29 maggio, si scontrarono con l’esercito austriaco guidato dal generale Radetski. Le donne reggiane il 23 aprile donarono ai volontari il vessillo tricolore con nappa d’oro e con una sciarpa nella quale era stata ricamata la dicitura “La civica reggiana alla Guardia Universitaria”; questa bandiera è oggi conservata nei locali del Rettorato dell’Università di Pisa mentre altri tricolori parteciparono alla celebrata battaglia con al centro una croce bordata di rosso e la scritta “Pisa” e “1848”.

Quegli studenti si accorparono presso Curtatone unitamente ai professori, ai militi volontari di Pisa, alle truppe del Granducato e ai volontari napoletani allorquando, superati i primi scontri, il 29 maggio furono attaccati dagli austriaci: la battaglia durò sei ore con numerose perdite da entrambe le parti finchè cessò la disperata resistenza dei tosco-napoletani essendo il rapporto di forza in campo di quattro a uno a vantaggio degli austriaci.

Quella battaglia divenne allora l’esempio più vivo della capacità di sacrificio per l’affermazione di un ideale che aspirava all’unione morale e politica degli italiani di ogni regione. Sono state scritte molte pagine di ricordi e commenti su questo eccezionale episodio; lo studente Gherardo Nerucci afferma nel suo diario: “La mattina del 14 poi, peggiorati estremamente i miei piedi e veduto che sul carro dell’ambulanza non ci era modo di andare con nove amici, anche loro nelle mie stesse condizioni, fissammo un birocciaio che direttamente ci condusse a Reggio..”.

Dal Giornale di Reggio del 12 aprile 1848 è scritto: “Reggio 11. Questa mattina partirono le truppe toscane incamminate verso il Po e nel mezzodì ne giunse un’altra mano accolta sempre con molti festeggiamenti. In sull’Ave Maria della sera arrivò una colonna civica toscana di 500 uomini alla quale si fece lietissima e cordialissima accoglienza dalla popolazione accorsa in gran numero a darle il saluto fraterno. Quei bravi civici sebbene non avvezzi alle marce nondimeno fecero l’intero viaggio entro la giornata da Castelnovo ne’ Monti a Reggio. Sono animati da ottimo spirito ed agognano di battersi per la Santa causa italiana..”.

Dal Giornale di Reggio del 17 aprile 1848: “Reggio 14 corr. Ieri arrivò alle 4 pom. Il Battaglione universitario di Pisa..accolto con grande allegrezza e festa. Gli scolari di Reggio gli andarono incontro, uniti in plotoni con bandiere. Tanto i professori quanto i giovani universitari vennero alloggiati nelle case dei cittadini”.

Dal Giornale di Reggio del 10 maggio 1848: “Reggio 10 corrente. Continua a crescere il numero dei sottoscrittori alla dichiarazione per l’aggregazione col Piemonte. Dalle ville circostanti arrivano Module piene di firme, convalidate col bollo parrocchiale e colle firme del Parroco. La Villa di Canali si è dichiarata in corpo e così ancora quella di S.Pellegrino…”.

Dal Giornale di Reggio del 3 giugno 1848: “Oggi a Reggio nella Chiesa di S.Giorgio si è suffragato alle anime dei prodi italiani caduti a Curtatone, Montanara e le Grazie, con solenne funerale… La Chiesa era stata parata a nero, la messa è stata musicata dal maestro Peri, con concorso di piena Orchestra e dei Cantanti del Teatro”.

In questa epoca caratterizzata dalla pandemia e dalla crisi economica e ambientale, ma anche dall’impegno e dalla fiducia che il nostro Paese saprà affrontare e superare gradualmente tale difficile congiuntura, queste antiche cronache ci richiamano a ritrovare quello spirito di unità nazionale che costò tanti sacrifici e quei sentimenti di unione e solidarietà che animarono i patrioti di allora dei quali siamo consapevoli eredi.

Giancarlo Ferretti

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