Individuale o di squadra?

I trionfi made in Italy di questa intensa estate di sport ci portano inevitabilmente a porci una domanda: meglio lo sport di squadra (vedi la voce nazionale di calcio ed Europeo vinto) o sport individuale (vedi le bellissime medaglie alle recenti Olimpiadi)?

Meglio la vittoria, o la sconfitta, insieme a dei compagni di squadra o meglio il successo e l’insuccesso dovuto solo a se stessi? Meglio la competizione contro altri 11 uomini in mutandoni oppure la competizione contro se stessi a migliorarsi per primeggiare su altri?

Belle domande che probabilmente molti genitori si staranno facendo alla vigilia delle iscrizioni dei figli al nuovo anno sportivo oramai alle porte.

L’Olimpiade avrà “scippato” bambini al calcio? O il monopolio del pallone sarà ancora più forte dopo il clamoroso trionfo dell’ItalMancini?

Sicuro è che lo sport, in senso generale, se vissuto nella maniera corretta fa bene alla crescita dei più piccoli.

Che sia di squadra o individuale non esiste miglior “maestro di vita” che il mondo dello sport con le sue regole, le sue fatiche e le sue soddisfazioni.

Ogni bimbo ha la propria vocazione: che sia tennis,  atletica, pallavolo o pallamano non può esistere adulto che precluda la possibilità a un piccolo di divertirsi e cimentarsi nella passione che più lo allieta. Alla fine ciò che conta è il sorriso che i nostri bimbi hanno stampato in volto dopo ogni allenamento.

A noi adulti il compito di accompagnare e assecondare le passioni dei piccoli senza intrometterci con i nostri sogni di gloria o i nostri rimpianti di atleti mancati.

Gli abbracci di Vialli-Mancini a Wembley o quelli di Jacobs e Tamberi a Tokyo vanno al di la di ogni derby da disciplina sportiva  ma sono gli spot più belli dell’importanza dello sport nella maturità di un individuo. Lo sport si fa in questo caso portatore di valori universali che dovrebbero essere di tutti.

Tra questi spicca su tutti  quello dell’amicizia. I nostri campioni ce l’hanno detto e dimostrato in tutti i modi: da soli non ci si salva. E che siano compagni di squadra o compagni di allenamento non importa. Ciò che conta è avere attorno persone leali, sincere e con cui condividere un pezzo di strada assieme. Non c’è nulla di più importante che poter contare su qualcuno  da poter abbracciare in ogni momento, bello o brutto che sia.

Altro grande valore che stiamo dimenticando sempre plù è quello della normalità. Gli atleti alle Olimpiadi o i nostri calciatori sono ragazzi normali, con i loro limiti, le loro emozioni e le loro vicende umane fuori dal terreno di gara. Hanno il merito di aver fatto fruttare un talento che madre natura ha dato loro che, condito ad una grande forza di volontà, ha portato frutto. Quello che i nostri azzurri ci hanno trasmesso è di non porsi mai dei limiti ma che mettendocela tutta e di più le soddisfazioni prima o poi arrivano perché il lavoro paga sempre.

Infine il terzo valore che mi viene da elencare è quello dell’educazione e del rispetto. Fare sport significa rispettare tutti e tutto. Nello sport non esiste ideologia (anche se spesso fa comodo tirarla in ballo), non esistono differenza, ma tutto si basa sul merito e sul rispetto di sé e degli altri. Spesso si dimentica che  l’individuo che ci si trova di fronte è “solo” un avversario. Direi che quelli dello sport sono pochi ingredienti per una ricetta vincente, anche nella vita di tutti i giorni

Buona annata sportiva e buon divertimento a tutti.

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