Questione di stile

Ha destato molto scalpore il comportamento anti sportivo dei giocatori inglesi rei di essersi tolti sprezzanti la medaglia d’argento del secondo posto al recentissimo europeo.

I giocatori di sua maestà sembrano aver dimenticato l’etichetta e lo stile british così tanto decantati in tutto il mondo che fanno degli inglesi il popolo con la più alta puzza sotto il naso.

Se pensiamo alla vigilia della finalissima contro l’Italia ricorderemo quante accuse sono state lanciate ai nostri giocatori, apostrofati come tuffatori, simulatori e ingannatori.

Se poi si va ad analizzare la partita dell’attacante inglese Sterling sono più le volte in cui era per terra che quelle in cui ha impensierito il nostro portiere. Anche per cascare ci vuole stile.

Per carità, nulla di nuovo sotto il sole del pianeta calcio in cui l’ipocrisia regna e anche la strategia verbale fa parte del gioco.

E a proposito di ipocrisia, vuoi vedere che gli stessi tifosi italiani oggi così scandalizzati dal comportamento di Kane e compagni sono gli stessi che ogni domenica insultano i “gobbi” Bonucci e Chiellini? O magari sono gli stessi che due tre mesi fa sono quelli che pregavano ogni malanno a Donnarumma, oggi eroe indiscusso della nostra patria.

O peggio ancora sono quei genitori che ai tornei dei figli si azzuffano a colpi di parole coi genitori della squadra avversaria per non si sa bene quale motivo. Storia recente di appena un mese fa: categoria pulcini 2012. Partita tra due squadre gemellate e genitori in tribuna che non se le mandano a dire.

O vogliamo parlare di quelle squadre che bidonano la premiazione perché se non si arriva primi che senso ha rimanere al campo?

Direi che l’esempio di sportività di Guardiola nel baciare la medaglia di argento dopo la finale Champions persa, non ha fatto affatto scuola. O per citarne uno nostrano, l’esempio di mister Ranieri che ha schierato la sua Samp ad accogliere i campioni d’Italia dell’Inter per omaggiarli del trionfo prima della partita.

Stile molto spesso è sinonimo di educazione (e quindi rispetto), qualità che soprattutto nei campi di calcio sembra latitare giorno dopo giorno.

Sicuramente il calcio italiano non può dare lezioni di stile a nessuno. Di gioco sicuramente si, ma come marciume che vive nei nostri stadi o sulle tribune dei nostri campi da calcio non possiamo insegnare niente a nessuno.

Dopo questa inebriante festa europea potremmo tutti porci qualche domanda e magari sull’onda dell’entusiasmo della nostra nazionale si potrebbe provare a cambiare il trend.  Finché la cultura de “l’importante è vincere” impera (mi scuserà Boniperti da lassù) non miglioreremo affatto i nostri settori giovanili.

Una speranza arriva dalla nostra nazionale: oltre a vincere conta anche, se non di più, la prestazione. Vincere è una conseguenza di come si gioca. Che sia la nuova strada che finalmente il calcio che conta suggerisce a tutto il calcio minore? Sarebbe magnifico sentire certi padri dire ai figli che hanno giocato bene e che continuando a lavorare sodo la vittoria arriverà. Mantra ripetuto alla noia da Mancini in questi 3 anni di gestione azzurra. Alla lunga il lavoro paga.

Certo, l’Italia è stata fortunata. Ma la dea bendata sorride a chi se la sa fare amica e l’Italia lo ha fatto con un calcio bello e convincente. Chissà che sia l’era di una nuova cultura calcistica e non solo. Intanto godiamoci questi bei momenti di unità calciofila. “It’s going to Rome” e “Spiaze” sono le frasi gettonate in questi giorni. Del resto anche lo sfottò richiede stile e oggi possiamo dire che la Brexit si è ufficialmente conclusa.

 

Una risposta su “Questione di stile”

I ragazzini, ma anche gli adulti, vedono e fanno loro questi esempi antisportivi. Il messaggio che passa è Secondo=Sconfitta !
“Grazie al cielo” …e si fa per dire, perché non fu merito degli Dei, ci sono le Olimpiadi, dove la medaglia di bronzo riscuote ancora “clamore positivo”.
Uno sportivo sa che il percorso per arrivare ad una finale è lo stesso dell’avversario. Lavoro, sacrificio, determinazione e motivazioni sono gli stessi.
Ma se da una sonora sconfitta può rinascere una grande squadra o la migliore performance, e ripensando a Guardiola che si tiene al collo la medaglia d’argento, …allora chi vince non sa cosa si perde!
Per questo motivo, a maggior ragione e per merito sportivo, quando si perde è bene farlo con stile.

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