Ricetta da campioni

Usato sicuro o nuovo che avanza? Anche questa è una delle tante domande che spesso il calcio porta a fare quando dopo anni di dominio di un campione, arriva il giovane talento pronto a spodestare dal trono il re. Di sicuro non è il caso di Ronaldo e Mbappè, o per lo meno, non è ancora giunto il tempo perché il giovane campione subentri all’asso portoghese.

Ma al di là di questi discorsi che animano le ardenti mattinate estive al Bar dello Sport tra un articolo della Gazzetta e l’altro, va detto che di questi campioni la cosa più bella è essere semplicemente se stessi e fare soprattutto ciò che più al mondo gli piace fare: giocare a calcio. E da come sorridono nella foto gli piace molto.

Che abbiano 36 anni come il portoghese o 22 come il talento francese poco importa, entrambi sono gli stessi che da bambini avevano un sogno e che non hanno ancora smesso di realizzarlo. Ecco perché ancora oggi CR7 brucia record su record (con 109 gol è il marcatore più prolifico nella storia del calcio a livello di nazionali) e Mbappè sembra essere per qualità e talento il suo erede designato.

Tante volte ho scritto e tante volte si dice che il segreto dei campioni è giocare per divertirsi.

E in questo divertimento sono racchiuse la spensieratezza e la voglia di vincere, altrimenti non mi spiegherei  come riescano a sopportare le tremende pressioni che passano dai loro piedi, facendo sembrare semplice ogni cosa; solo che loro la fanno a una velocità supersonica.

E vogliamo parlare della leggerezza con cui giocano davanti ad una platea vasta come il mondo intero? Talento si dice. Ma oltre ai doni di mamma natura serve sicuramente una buona dose di carattere e tanto olio di gomito a migliorarsi giorno dopo giorno.

Un po’ come è successo al mio “medianino” che di olio di gomito in questa stagione ne ha messo tanto fino a  guadagnarsi la maglia da titolare nella semifinale al torneo Giovanissimi. Che non sarà Euro 2020 ma ha il suo prestigio.

Uno di quei ragazzi che solo a parlargli gli scendono i lacrimoni e che non riescono a dominare affatto l’emotività. Specialmente se quel furbone di allenatore, cioè io, fa discorsi pre-partita  somiglianti a omelie da prete caricando di qualche responsabilità tutti e soprattutto chi come lui era all’esordio dal primo minuto.

Morale della favola, ha giocato e anche bene. Anche se era la metà degli altri e quattro suoi passi valevano uno dell’avversario. E quando ha contrastato forte al limite della nostra area ho capito che ce l’avrebbe fatta perché in quel tackle oltre al pallone da conquistare c’era da vincere anche la paura di farsi male, di sbagliare, di fare brutta figura.

Sentimenti che anche le star di Euro 2020 avranno sicuramente provato agli inizi della loro carriera.

Essere campioni non significa evitare certe esperienze, soprattutto emotive. Anzi, si diventa campioni vivendo la normalità delle cose, emozioni comprese. Anche perché che sia in uno stadio pieno di gente o un vecchio impianto di paese con le tribune di cemento, la ricetta per  giocare a calcio ha sempre gli stessi ingredienti:  voglia in abbondanza; sacrificio in quantità; divertimento a iosa; fiducia in se stessi q.b.; saper dominare le emozioni q.b.; un pizzico di spensieratezza che non guasta mai e avere tanta fame di migliorarsi e di avere traguardi importanti.

Il  mio mediano di sciuro non condizionerà mai le borse mondiali e non diventerà campione del mondo, ma quando dovrà affrontare una situazione importante sicuramente si ricorderà di quel contrasto al limite dell’area da cui è uscito vittorioso palla al piede.

Perché a calcio gioca solo chi è convinto di farlo. Come i grandi campioni.

E non c’è miglior ricetta per pensare anche alla vita.

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