Se il futuro appare reciso

“Oltre un futuro reciso: è l’ora di un mondo abitabile”: questo è il titolo di un importante documento, aperto ad una più ampia riflessione a partire dal mondo cattolico, che le associazioni del Forum dell’Etica Civile hanno diffuso. è il frutto della collaborazione di Azione Cattolica Italiana, Aggiornamenti Sociali, Centro Studi “Bruno Longo”, FOCSIV, Fondazione Lanza, FUCI, Istituto di Formazione “Pedro Arrupe”, MEIC, Movimento Eucaristico Giovanile, Opera per la Gioventù “Giorgio La Pira”. Una ventina di associazioni avevano iniziato nel 2013 questo movimento di idee, che ha portato ogni due anni ad una specifico momento pubblico di analisi e di dibattito.

Il testo di riflessione attuale è una “proposta e speranza”, come precisano i promotori, su questo tempo attraversato dalla pandemia e vuole essere anche un contributo al cammino preparatorio della 49a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che si terrà a Taranto dal 21 al 24 ottobre prossimi. Infatti la pandemia ha messo in luce la fragilità di uno stile di vita che minaccia il futuro. Ad essa guarda con preoccupazione l’Instrumentum Laboris della prossima Settimana Sociale, che riprende le intuizioni dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, per indicare prospettive su Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #Tutto è connesso, come incitano i più recenti documenti vaticani.

Dal testo molto ampio – che facilmente si trova su internet – emergono degli interrogativi sul futuro che in questo tempo ci poniamo tutti i giorni. Esso viene presentato come un contributo alla vita civile del Paese, per aprire percorsi di dialogo ai quali vorrebbero invitare molti interlocutori.
Un tempo in cui il futuro sembra reciso: questo oggi viviamo. È la condizione di una polis – una realtà globale e nazionale – sempre più provata da una drammatica crisi socio-ambientale che questa lunga pandemia ha esacerbato. Crescono le diseguaglianze (territoriali, di genere, tra generazioni), mentre l’esercizio di tanti diritti diventa sempre più difficile, se non impossibile, e segnatamente delle giovani donne.

Ogni giorno ci domandiamo: quanti mesi ancora? Quante morti? C’è una paura diffusa, che spezza la solidarietà e crea sfiducia, persino dinanzi ai vaccini: il tessuto sociale ed ecclesiale si frammenta ed interroga un’etica civile. Tale dinamica si dispiega in particolare lungo due direzioni:
– la povertà di prospettive dei giovani. Per molte e molti la domanda è: quando finalmente si potranno fare progetti, quando si potrà sensatamente pensare ad un domani per il lavoro, per gli affetti, per la vita? Una domanda quotidiana, che è anche un grido e una sfida per un’etica dei rapporti tra generazioni;
– il grido altrettanto forte di chi soffre il degrado dell’ambiente, che ha nel mutamento climatico il segno più evidente: in che mondo potremo vivere nei prossimi decenni? È una domanda posta con forza crescente dalle giovani generazioni e che sfida ad approfondire un’etica della sostenibilità.

Interrogativi che si intrecciano, rischiando di accrescere il senso di impotenza e la rassegnazione: come guardare al domani? Come ritrovare un mondo abitabile in cui si possa vivere, lavorare, amare? Persino l’azione civile sembra impotente di fronte a processi destrutturanti. Emerge una fragilità, personale, sociale e culturale, che svela l’inadeguatezza di tanti paradigmi con cui abbiamo interpretato e costruito il vissuto civile. Eppure, a tale condizione, così precaria e povera di futuro, non dobbiamo assuefarci; come Coordinamento di Etica Civile proclamano ad alta voce: “Non ci rassegniamo alle passioni tristi che la abitano e la sostengono”.

I promotori del documento “di lavoro” vorrebbero coltivare invece parole resilienti, parole di speranza, come quelle che Papa Francesco dona in Laudato si’ e in Fratelli tutti, testimoniando che cambiare è necessario, ma anche possibile. In quel dialogo tra visioni ideali che anima lo spazio pubblico, la fede cristiana porta un sostegno a tale esigente cammino di responsabilità: guardare al Creatore è anche confidare in possibilità di un futuro buono, persino quando il presente sembra chiuso. Per questo tutti dovrebbero sentirsi sfidati a cercare nuovi paradigmi, a trasformare le difficoltà del presente in opportunità nuove, a ricercare un’umanità che anche nella fragilità presente sappia costruire comunità portatrici di esperienze innovative per un mondo più abitabile.

Luigi Bottazzi

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