Cose fuori dal mondo

Gli ultimi scampoli della stagione calcistica stanno regalando “perle” che sembrano essere totalmente fuori dal mondo.

Se pensiamo al periodo storico in cui stiamo vivendo con tutte le conseguenze che la pandemia ha lasciato e che lascerà, appaiono stridenti e assai fuori luogo i capricci dei viziati signori del mondo del calcio.

Se prima ci hanno provato alcuni presidenti con la faccenda Super League (di cui sentiremo presto riparlare), ci hanno poi pensato  le esose richieste economiche dell’ormai ex portiere del Milan, Gigio Donnarumma,  e quelle esorbitanti dell’ex tecnico dell’Inter, Antonio Conte, a far sì che il dorato mondo del pallone facesse le ennesime brutte figure mentre nella vita fuori dal campo la gente non sa come arrivare a fine mese.

Che il calcio rispecchi in un certo modo la società civile è ormai assodato. Parole come principi, etica e morale non sono più prese in considerazione o addirittura se ne ignora l’esistenza, salvo poi sbandierale e predicarle come è successo per avversare i club firmatari della Super League.

Del resto nel mondo in cui siamo non stupisce che un ex pizzaiolo (con tutto il rispetto per la categoria) sia diventato uno dei personaggi più influenti del calcio. Hai voglia tu a spiegare ai tuoi ragazzi che i traguardi si raggiungono con sofferenza e sacrificio se poi basta Mino Raiola perché un portiere di 22 anni possa bussare alla porta di un certo Paolo Maldini e chiedere fior fior di quattrini!

Per fortuna che di fronte a queste cose da altro mondo ci pensa il dio pallone a farci credere che del buono possa ancora esistere, facendo intravedere talvolta barlumi di meritocrazia.

La palla è rotonda dicono sempre i nostri vecchi, esperti di vita e di calcio, e non fa i conti, in tutti i sensi, con nessuno, senza guardare in faccia a questo o a quel procuratore affidando al campo il destino delle squadre. Che siano più o meno blasonate, poco importa.

È così che il Chelsea, sfavorito alla vigilia, ha vinto la Champions League contro il più quotato City giocando all’italiana in contropiede; il Villareal si è aggiudicato l’Europa League all’undicesimo rigore trasformato dal proprio portiere; il Lilla ha vinto il campionato francese lasciando a bocca asciutta il più blasonato Psg e Atletico Madrid in Spagna e Inter in Italia hanno interrotto anni di predominio delle più quotate Real/Barcellona e Juve.

Bellissime e di questo mondo le lacrime di delusione o di gioia dei tanti giocatori che abbiamo visto in questi giorni di verdetti tra campionati e coppe che restituiscono umanità a questi ragazzi, perché fortunatamente le emozioni ancora non si comprano e non abbiamo bisogno di un procuratore per viverle.

In un moto di ironia verrebbe da chiedere a Donnarumma se chiede il permesso a Raiola anche per piangere o più seriamente gli si potrebbe chiedere cosa farebbee se improvvisamente dovesse interrompere la sua carriera e vedere sparire il suo procuratore. Ma di questo argomento tratterò in futuro.

Merita, invece, un discorso a parte il bacio di Pep Guardiola alla medaglia d’argento, quella del secondo posto durante la cerimonia di premiazione alla finale di Champions League a cui potrei anche associare il gesto di onore e fair play che i giocatori della Sampdoria hanno tributato a quelli dell’Inter neo vincitori dell’ultimo scudetto in una delle ultime partite di campionato.

Comportamenti  che dovrebbero essere la normalità e che i giornali non dovrebbero mai smettere di raccontare. Anche se nel mondo dei diritti e dell’apparire vincenti ad ogni costo, rappresentano due cose fuori dal mondo, due eccezioni.

Quello di Guardiola è un vero e proprio assist da raccogliere in ogni settore giovanile e in ogni scuola calcio: onorare il premio qualunque esso sia, onorare la competizione che si è giocati e onorare gli avversari rimanendo ad applaudirli.

Provate ad assistere alle premiazioni dei tornei giovanili dei paesini più sperduti delle province italiane: quanta fatica tenere i ragazzi sul terreno di gioco, quanta fatica fargli capire che anche un secondo posto può essere importante o che gli avversari hanno meritato di più, per non parlare del doverli obbligare a tributare il meritato applauso a chi ha vinto.

E quasi non ci accorgiamo che giorno dopo giorno l’educazione e il rispetto verso gli altri sembrano essere di un mondo diverso dal nostro.

Una risposta su “Cose fuori dal mondo”

Anche dal mio punto di vista bisogna ripartire dal bacio di Pep alla medaglia d’argento. E’ il caso di dire “chi vince non sa cosa si perde”. Dalle parole dell’allenatore Marcelo Bielsa, sembra che solo la sconfitta possa dare la forza di migliorare e cercare di performare meglio in futuro. Nel calcio come in ogni sport chi vince è il migliore oggi, ma domani… si vedrà! Niente è scritto.

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