Chiesa in lutto per la morte di don Romano Zanni

Il funerale, presieduto dal Vescovo Massimo, sarà venerdì alle ore 16 in Cattedrale

Nella Casa di preghiera dei Fratelli della Carità in Albinea don Romano Zanni si è spento alle 8.45 di mercoledì 12 maggio. Aveva 75 anni. La notizia non è giunta purtroppo inaspettata: gravemente malato da alcuni anni, il sacerdote aveva intrapreso su sua richiesta l’ultimo tratto della sua salita al Calvario con il conforto dei sacramenti – l’Unzione degli infermi e la santa Comunione – e delle cure palliative.

Si spegne un faro della carità e della missione, uno dei sacerdoti più amati dal popolo di Dio reggiano-guastallese. Per comprendere al meglio la sua figura, è necessario presentarne la singolare “genealogia sacerdotale”.

Romano Zanni nasce il 31 luglio 1945 a Castellazzo (Reggio Emilia) da Giacomo e Bruna Brighenti. Giacomo, mezzadro, ha ben quindici fratelli, tra i più noti dei quali vi sono padre Leone (1897-1975) –  ex combattente della Grande Guerra, esempio quasi leggendario di missionario comboniano – e don Artemio (1914-1990), il quale già dal seminario decide di essere prete diocesano, ma con uno spirito missionario come il fratello; don Artemio fu parroco nel 1945 a Felina dopo l’uccisione di don Giuseppe Iemmi, fondatore di “Casa Nostra”, missionario con don Mario Prandi e don Dino Torreggiani.

Come padre Leone e don Artemio avevano scelta la via del sacerdozio sulle orme dello zio don Antonio Zanni (1870-1938), così anche quattro loro nipoti scelgono sul loro esempio il sacerdozio e le missioni: i fratelli don Eleuterio e padre Giancarlo Anceschi, padre Umberto Davoli e don Romano; va ricordata anche la sorella Rosanna, carmelitana minore della Carità.

Romano trascorre un’infanzia e una gioventù serene. Già maggiorenne si fidanza con una ragazza della montagna e, le volte che sale per trovarla, si ferma dallo zio don Artemio; intanto però matura la svolta decisiva della sua vita e grazie all’incontro con don Mario Prandi mette a fuoco le sue aspirazioni più profonde. Fra il 1971 e il 1972 trascorre alcuni mesi presso don Artemio coadiuvandolo nella gestione di “Casa Nostra”. Nel frattempo don Artemio, dopo un lungo viaggio in India nella prima metà del 1969 presso la dottoressa Bianca Morelli, decide di impegnarsi a costruire un lebbrosario per gli hanseniani degli “slums” di Bombay: con le Suore dell’Immacolata si accorda di finanziare l’impresa, che sarà gestita dalla religiose.

Nel settembre 1972 Romano entra fra i primi Fratelli della Carità; subito dopo, d’accordo con lo zio e con don Prandi, che già intravede una nuova apertura missionaria, si reca in India presso i missionari del PIME di Eluru, nell’Andra Pradesh, collabora con il lebbrosario locale e dà prova di saper fare di tutto, dal meccanico al fabbro, al falegname, al cuoco. Nel novembre 1973 Romano si trasferisce a Bombay (oggi Mumbai, stato del Maharashtra) in aiuto a suor Luigina, contribuendo all’avvio dei lavori, ma pochi mesi dopo deve rientrare a Reggio per scadenza del visto turistico.

Un ‘buco’ temporale (1974-1977) nelle sue lettere non permette di precisare quando Romano ritorna in India; vi arriva stavolta con il permesso di soggiorno grazie a un diploma di terapeuta leprologo; collabora più che attivamente con le Suore dell’Immacolata nell’attuazione del piano sanitario quinquennale (1975-1980) denominato “Zona Kappa”. Il lebbrosario è inaugurato il 17 e 18 novembre 1977, presente una delegazione guidata dal vescovo Baroni. Il 30 aprile 1978 don Mario Prandi parte da Reggio per andare in India a concludere le trattative per aprirvi una Casa della Carità, accanto al lebbrosario di Versova: sarà il cuore della missione reggiana. Grazie alle esperienze precedenti, in due anni fratel Romano costruisce la prima Casa della Carità in India, inaugurata il 24 giugno 1980.

Il 13 aprile 1981 fratel Romano e don Prandi vanno ad incontrare Madre Teresa a Calcutta per una visita di due giorni, da cui usciranno corroborati sia la storia delle “Case” in India, sia la vocazione presbiterale di Romano. In effetti, terminato il decennale soggiorno indiano, Baroni lo “chiama” a diventare sacerdote. Romano, pur continuando la vita di Fratello della Carità, dedica alcuni anni allo studio del latino e alla formazione teologica, mentre è evidentemente avanti sulla preparazione pastorale.

Il 27 giugno 1987, a soli nove mesi dalla morte di don Mario Prandi (10 ottobre 1986), Zanni riceve l’ordinazione sacerdotale. Subito viene destinato come parroco a Fontanaluccia (1987-1999, con la successiva aggiunta di Romanoro e Rovolo, dal 1992, e di Morsiano dal 1993). Don Romano è anche l’immediato successore – dal 15 ottobre 1987 – di don Prandi come Superiore della Congregazione Mariana delle Case della Carità. È lui, insieme a suor Maria Giubbarelli, a ricevere il decreto di approvazione della stessa Congregazione. Sarà nuovamente Superiore dal 2005 al 2014.

Dopo l’esperienza in montagna, don Zanni diventa parroco in città, a San Luigi, dal 1999 al 2006. Nel 2000 il vescovo Caprioli lo nomina direttore della Caritas diocesana, fino al 2005, quindi Delegato vescovile della Caritas (2005-2018).

Durante l’episcopato di monsignor Camisasca don Romano è stato Vicario episcopale per la Carità e le Missioni dal 2013 al 2018, direttore del Centro Missionario Diocesano dal 2014 al 2017 e Superiore dei Fratelli della Carità dal 2014. Era inoltre canonico del Capitolo della Cattedrale (dal 2018) e assistente spirituale dell’Istituto Diocesano di Musica e Liturgia “Don Luigi Guglielmi”.

Quanti hanno conosciuto don Zanni o ascoltato le sue conferenze ne conservano l’immagine vivida di un prete che ha connotato il suo quotidiano progetto di vita con il motto “Caritas Christi urget nos” e ne aveva fatto la sostanza dei suoi giorni, in una serenità che comunicava fede e speranza.

Nelle giornate del 12 e del 13 maggio la salma di don Romano Zanni sarà visitabile nella chiesa della Pieve di Albinea. Qui giovedì alle ore 20 sarà recitato il santo Rosario.

La mattina di venerdì 14 maggio il feretro sarà trasferito nella Cattedrale di Reggio Emilia; alle ore 9 sarà recitato il Rosario e alle ore 16 il vescovo Massimo Camisasca presiederà la Celebrazione delle esequie.

La liturgia verrà trasmessa in diretta a cura del Centro diocesano Comunicazioni sociali e si potrà seguire in streaming sul canale YouTube La Libertà Tv e sulla pagina Facebook del settimanale La Libertà e in televisione su Teletricolore.

La salma di don Romano sarà tumulata nel cimitero di Fontanaluccia.

 

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2 risposte su “Chiesa in lutto per la morte di don Romano Zanni”

Ciao don Romano, i sei anni come parroco di S.Luigi ci hai dimostrato quanto sia stata grande la tua personalità di uomo di fede e di genialità.adelino

Caro Direttore,Ti invio un mio scritto che narra un po’ la storia, poco conosciuta, di don Romano a Cella
CIAO ROMANEIN

Era il 1960 quando arrivò a far parte della nostra comunità parrocchiale di Villa Cella una numerosa Famiglia di giovani. Tra questi c’era un ragazzino di nome Romano subito soprannominato Romanein. Fu immediatamente partecipe di quel gruppo di giovani che l’allora parroco Don Dante Ronzoni stava educando e formando alla vita cristiana.
“Romanein” era tra i più giovani di quel gruppo che partecipò a costruire il nuovo centro parrocchiale partendo con lo scavare a vanga e badile le fondazioni della nuova Casa della Carità lavorando nel tempo libero, anche serale, dopo giornate di duro lavoro nell’azienda agricola di famiglia.
Si può pertanto dire che don Romano conobbe la Casa della Carità fin dalle…radici.
Nel 1972 lo vedemmo partire per un “paese lontano” per costruire un lebbrosario (in quegli anni andare in India era proprio come andare alla “fine del mondo”).
La Gente di Cella rimase particolarmente colpita per tale scelta e manifestò la propria generosità donando rapidamente e spontaneamente 800.000 lire che per quei tempi era una somma davvero grossa.
Per diversi anni sembrava lo avessimo “perso” poiché le comunicazioni in quegli anni 70 potevano avvenire sporadicamente e soltanto per posta aerea.
Grande fu la nostra gioia e soprattutto quella di don Dante quando apprendemmo che il vescovo Gilberto lo voleva sacerdote.
Nel 1987 (dopo pochi mesi dalla salita al cielo di don Dante e anche di don Mario) celebrò a Cella la sua prima S. Messa sotto un ampio tendone nel cortile davanti alla rinnovata e allargata Casa della Carità. Nell’omelia affermò “di sentirsi a casa perché era tra la sua gente e nel luogo in cui era nata la sua vocazione”.
Nel 1988, contribuì a scegliere la Casa della Carità di Cella per la storica visita di Papa San Giovanni Paolo II.
Nel 1992 guidò il gruppo cha da Cella portò due tir carichi di aiuti all’Albania.
Negli ultimi anni venne più volte a celebrare l’Eucarestia alla Casa della Carità e anche in parrocchia; veniva volentieri e non mancava mai di dire che a Cella si sentiva a casa sua.
Abbiamo pregato, come Comunità parrocchiale, prima per il buon esito dell’intervento chirurgico nell’ottobre scorso e perché, come Lui stesso aveva chiesto, non venisse indebolita o messa in pericolo la sua Fede. Abbiamo infine pregato, domenica scorsa, accettando dolorosamente la volontà del Padre, affinchè lo accogliesse, come crediamo fermamente sia avvenuto, nella Sua Gloria

Gianalberto Gabbi
(Villa Cella)
12 maggio 2021

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