Gli 800 Martiri di Otranto

Luogo
Nel comune più a Est dell’Italia, Otranto, meraviglioso centro del Salento e meta turistica per chi cerca un mare pulito e incontaminato, sorge la Cattedrale di Santa Maria Annunziata.

La navata di destra termina con l’impressionante Cappella dei Martiri con tre enormi teche che conservano i resti mortali di Antonio Primaldo e compagni che furono giustiziati per non aver rinnegato Cristo.

Storia e devozione
Correva l’anno 1480: da neppure trent’anni, con l’occupazione di Costantinopoli da parte del sultano turco Maometto II, era caduto l’Impero Romano d’Oriente.

Papa Sisto IV, giustamente preoccupato dalle mire espansionistiche musulmane, si prodigò inutilmente affinché si formasse una lega cristiana di difesa.

Il progetto ottomano era grandioso: occupare Otranto, conquistare il sud d’Italia, poi su, fino alla Francia e ricongiungersi con i musulmani di Spagna.

Il 28 luglio centocinquanta navi turche, con diciottomila uomini, sbarcarono sulla lunga spiaggia presso i Laghi Alimini. Il Re di Napoli, Ferdinando I d’Aragona, era in Toscana e la sua guarnigione, impaurita, si dileguò.

Per dodici terribili giorni Otranto venne bombardata sia da terra che da mare, fino a quando i mori riuscirono a penetrare all’interno abbattendo una porta secondaria delle mura.

Massacrarono tutti coloro che trovarono per le strade e anche nelle case, facendo poi irruzione nella cattedrale.

L’arcivescovo Stefano Pendinelli stava celebrando il Sacrificio Eucaristico: sacerdoti, frati e molti del popolo furono massacrati mentre pregavano.

L’anziano presule, con gli abiti pontificali e la croce in mano, fu ucciso con un colpo di scimitarra che gli staccò di netto il capo. Era l’11 di agosto. Le donne furono ridotte in schiavitù, alcune anche violentate, mentre i circa ottocento uomini superstiti, dai quindici anni in su, furono imprigionati.

Tre giorni dopo, incatenati e seminudi, a gruppi di cinquanta, partendo dai pressi dell’odierna cappella della Madonna del Passo, furono condotti sul Colle della Minerva.

Fu chiesto loro, ripetutamente, di abiurare la fede cristiana per aver salva la vita; venti di loro riscattarono la libertà pagando trecento ducati a testa.

Un anziano cimatore di panni, Antonio Pezzulla, esortò i compagni a difendere il proprio credo e fu il primo ad essere decapitato: venne quindi detto “Primaldo”.

Era iniziato l’orribile massacro: le cronache raccontano che il corpo del Beato Antonio, senza testa, rimase in piedi fino all’esecuzione dell’ultimo concittadino. Profondamente scosso, il carnefice Bernabei si convertì e fu impalato poco distante.

Gli Ottocento Martiri di Otranto sono patroni della diocesi e della città di Otranto dal 1721, ovvero da molto prima che il loro culto venisse ufficializzato. Sono da sempre festeggiati il 14 agosto, giorno della loro nascita al cielo. Dal 1711 le ossa della maggior parte di essi sono custodite in Cattedrale, in sette grandi armadi.

In piccoli armadi laterali sono conservati resti di carne, integri, senza alcun trattamento, dopo oltre cinque secoli; sotto all’altare vi è il ceppo della decapitazione. La canonizzazione dei martiri di Otranto è stata a lungo auspicata, ma mancava, secondo le normative vigenti per le Cause dei Santi, il decreto circa il riconoscimento del martirio.

Perché ciò avvenisse, nel 1988 l’arcivescovo di Otranto nominò una commissione storica che raccogliesse, in modo sistematico, tutta la documentazione necessaria. Si è quindi celebrata l’inchiesta diocesana relativa, dal 16 febbraio 1991 al 21 marzo 1993, convalidata dalla Congregazione delle Cause dei Santi col decreto del 27 maggio 1994.

Il 28 aprile 1998 i Consultori storici della Congregazione hanno esaminato la documentazione, passata poi ai Consultori Teologi, che, il 16 giugno 2006, hanno espresso parere positivo.

Anche i cardinali e i vescovi membri della stessa Congregazione, il 17 aprile 2007, hanno riconosciuto che l’uccisione degli Ottocento avvenne perché restarono saldi nella loro fede.

Il 6 luglio 2007, infine, papa Benedetto XVI ha disposto che la Congregazione delle Cause dei Santi pubblicasse il decreto sul martirio.

Il 27 maggio 2011 la Congregazione con decreto riconobbe la validità dell’Inchiesta diocesana sul processo relativo all’asserito miracolo avvenuto a suor Francesca Levote. Il 20 dicembre 2012 papa Benedetto XVI autorizzò la pubblicazione del decreto con cui la guarigione della religiosa era riconosciuta come rapida, completa e duratura e operata dal Signore per intercessione dei Beati Antonio Primaldo e compagni.

La loro canonizzazione è stata celebrata da papa Francesco a Roma, in piazza San Pietro, il 12 maggio 2013.

Riflessioni
Abbiamo conosciuto questa città e la sua storia l’estate stessa del nostro matrimonio, attratti dal mare pulito e dal paesaggio salentino che ne fa una vera perla della nostra Italia.

Chi ci andò prima di noi ci disse che non poteva assolutamente mancare una vista nella Cattedrale per rimanere impressionati anche noi dalla Cappella dei Martiri.

è chiaro che un reliquiario così imponente non può che alimentare la curiosità di capire cosa è successo e quale fosse la devozione.

Negli anni appena successivi all’attentato dell’11 settembre 2001 a New York, che ha fatto anche tornare alla ribalta un precedente 11 settembre del 1683, Battaglia di Vienna del beato Marco D’Aviano, il timore per l’estremismo islamico che sembrava volesse conquistare con la forza e con l’odio il mondo occidentale, la testimonianza dei martiri non poteva che essere tremendamente attuale.

Parlando col parroco, ci disse che uno dei motivi per cui la storia dei martiri non è così conosciuta è perché il giorno della memoria liturgica, il 14 agosto, la Chiesa ricorda soprattutto san Massimiliano Kolbe, anch’egli martire della Fede che ha amato Gesù fino alla sua ultima frase pronunciata agli aguzzini che gli stavano somministrando l’iniezione letale: “L’odio non serve a niente… solo l’amore crea!”.

Ecco il profondo filo conduttore che lega il martire polacco con Antonio Primaldo e compagni: l’amore per Gesù, disposti a dare la vita per non rinnegarlo.

PREGHIERA

O Dio, fortezza dei tuoi fedeli,
che hai suscitato
nel popolo idruntino
i santi martiri
Antonio Primaldo e compagni
e li hai resi gloriosi
testimoni del tuo nome,
concedi a noi,
sostenuti dal loro esempio
e dalla loro intercessione,
la forza di superare
ogni avversità
per amore di colui che
ha dato la sua vita per noi.
Il tuo Figlio e nostro Signore.
Amen.

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