Gusto del futuro

“Futura” è il nome del logo scelto dal web come simbolo delle prossime Olimpiadi invernali 2026 di Milano-Cortina.
Un bell’auspicio soprattutto in un tempo così nebuloso come quello che stiamo attraversando da più di un anno, in cui il futuro ci appare lontanissimo.

Questo nome richiama inevitabilmente l’omonima poesia in musica di Lucio Dalla, un’ode dedicata alla speranza di un futuro migliore.
E in questi mesi di lontananza dai campi, di incertezza e di allenamenti in DAD, la domanda che mi faccio più spesso è come stiamo preparando i ragazzi al ritorno alla normalità.

Credo che nessuno abbia mai pensato al futuro desiderando la normalità, così spesso bistrattata e ridotta al meccanismo della routine di ogni giorno uguale a se stesso. In tempo di restrizioni e costrizioni anche le cose più semplici e che prima davamo per scontate tornano ad essere i desideri più grandi da poter realizzare.

Ecco che allora, vedendo quel sottile spiraglio di luce in fondo a questo tunnel della pandemia, il ritorno in campo, a giocare la semplice partitella, diventa la vittoria più grande. Anche se alla prima partita si dovesse perdere tanto a zero, la cosa più bella sarebbe senza dubbio essere ancora lì, a giocarcela!

Ma come saranno i ragazzi quando si potrà tornare in campo? La reclusione avrà scalfito la loro passione oppure i surrogati al calcio giocato (allenamenti online, playstation e partite in tv) saranno bastati a conservare l’amore e l’ardore per questo sport?
Di solito per futuro si pensa a chissà quale grande progetto; in questo caso si tratta di riscoprire l’odore dell’erba appena tagliata, riassaporare il gusto della partita dominicale e dello spirito cameratesco tipico dello spogliatoio, perché il calcio, come tutti gli sport, è prima di tutto socialità.
Stare insieme per molti è diventato un incubo, anche se non sembra. Sono tanti i ragazzi che hanno subìto queste lunghe giornate in casa avendo uno schermo come unico contatto con gli amici.

Da allenatore, educatore o più semplicemente da adulto, sento il dovere di traghettare i ragazzi alla riscoperta del gusto del futuro, fatto di speranza e di sogni.
Perché se il calcio non è speranza o sogno, significa che qualcosa si è interrotto, che il cuore non pulsa più per il pallone.
Quanti ragazzi al rientro in campo avranno deciso di non presentarsi più, perché la pigrizia e la comodità di questo anno passato in smartlife avranno avuto la meglio?

E chissà cosa ci ha insegnato questo lunghissimo tempo in cui di certo non ci è mancato il tempo per pensare e interrogarci su noi stessi, cose che non piace fare agi adulti, figuriamoci a degli adolescenti.
Allora il vero allenamento alla ripresa non sarà solo quello della tecnica, della tattica e del fisico, ma sarà davvero un allenare i cuori alla passione e alla gioia anche semplicemente di esserci.
Forse di buono questa pandemia ci ha insegnato quanto sia importante la vita, quale dono prezioso abbiamo e come va preservato: non solo la nostra ma anche quella di chi abbiamo di fianco.

Il dovere di chi ha a che fare coi più piccoli è prenderli per mano e trasmettere loro il senso di sicurezza e fiducia per riprendere i passi del loro cammino riscoprendo il gusto di guardare la vita proiettandola al futuro.

Una risposta su “Gusto del futuro”

Articolo di profondo contenuto etico, scritto col cuore da un educatore con parole semplici utili per tutti noi e per una lettura da proporre agli stessi ragazzi

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