Lavoro tutelato, ma solo a costo di sacrifici

Confcooperative interviene sui dati diffusi dalla Camera di Commercio a proposito dell’andamento delle imprese cooperative reggiane.

“Le cifre e le analisi dell’Ente camerale – sottolinea il presidente della centrale cooperativa, Matteo Caramaschi – confermano in modo evidente la priorità che in questi anni le imprese cooperative del nostro territorio hanno assegnato allo sviluppo e alla tutela del lavoro; un risultato straordinario, con un dato di crescita 2020 (+1%) che si colloca in netta controtendenza rispetto al calo cui si è assistito a livello regionale (-3,9%), ma che richiede di essere tutelato e rafforzato da azioni pubbliche senza le quali non solo sarà irripetibile, ma rischia di essere eroso dalle conseguenze dei perduranti effetti della pandemia”.

“Siamo orgogliosi – spiega Caramaschi – dei risultati ottenuti dalla cooperazione sul fronte del lavoro e sul mantenimento della qualità e dell’intensità dei servizi alle persone anche in una situazione difficilissima come quella che stiamo vivendo; non possiamo però dimenticare che questi esiti si sono legati, in massima parte, ai sacrifici fatti dalle imprese e dai loro soci proprio e soprattutto nei comparti a più alta intensità di lavoro, dove tanto le attività con il pubblico che con il privato non hanno neppure compensato gli aumenti legati ai contratti di lavoro nazionali e la pandemia ha determinato effetti aggiuntivi pesantissimi sull’aumento dei costi e sulla diminuzione dei ricavi”.

“Questo significa – osserva il presidente di Confcooperative – che si sono ridotti i margini d’impresa a favore del lavoro e si sono limitate le possibilità di investimento, cosa che nel tempo rischia di minare la sostenibilità dell’impresa, a maggior ragione in presenza di elementi di straordinaria crisi come quelli indotti dalla pandemia”.

“A conferma del senso di responsabilità e dei sacrifici fatti dalle cooperative e dai loro soci – prosegue Caramaschi – arriva anche il recente studio di Unioncamere Emilia-Romagna, secondo il quale anche negli anni della stagnazione economica le cooperative hanno aumentato il fatturato e incrementato gli addetti rinunciando agli utili (con esiti negativi, a livello regionale, tanto nel 2011 quanto nel 2013 e 2014), per poi segnare, nel periodo che va dal 2015 al 2018, un aumento degli utili pari al 13% contro il +75% fatto registrare dalle altre forme d’impresa”.

“L’obiettivo – osserva Caramaschi – resta quello di una tutela del lavoro che corrisponda, però, ad uno sviluppo d’impresa che oggi è certamente minacciato dalla pandemia, specie nei servizi alla persona, nella ristorazione, nello sport e nella cultura, nel commercio e nel turismo, ma anche dal persistere di relazioni contrattuali con il pubblico e con tanta parte del privato (con riferimento, anche in questo caso, ai servizi socio-assistenziali, educativi e ai servizi alle imprese) che sono giocati al ribasso rispetto alle competenze espresse dalla cooperazione e al reale costo del lavoro”.

“Per questo – conclude il presidente di Confcooperative – chiediamo non solo sostegni adeguati per i comparti più colpiti dalla pandemia, ma interventi più decisi sugli appalti pubblici e sulle commesse private per consentire di dare valore a quel lavoro in cooperativa che è stato tutelato ed è aumentato quasi esclusivamente a costo di sacrifici”.

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