“La preghiera della Via Crucis”, supplemento a La Libertà

Continua, dopo “Per te canterò”, la serie dei supplementi di cui La Libertà omaggia i lettori: insieme all’edizione di questa settimana, sia cartacea che digitale, presentiamo infatti il sussidio “La preghiera della Via Crucis con meditazioni tratte dalla Dottrina Sociale della Chiesa” (nella foto la copertina), preparato dall’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro, con la prefazione del vescovo Massimo. Prossimamente verrà realizzata anche un’analoga iniziativa editoriale centrata sul santo Rosario. Di seguito l’introduzione della curatrice Chiara Franco ed il testo scritto da monsignor Camisasca.

Spesso ci chiediamo come e in quale grado la nostra fede abbia a che fare con la nostra vita, che cosa veramente faccia la differenza nel nostro vivere da cristiani nel mondo. La dottrina sociale della Chiesa, penso ci possa essere di aiuto in questo perché riveste un ruolo particolare. Un ruolo specifico in tutto quello che attiene il momento in cui la Chiesa incontra il mondo. Ma non è forse la preghiera il modo migliore per salvare il mondo? Questo periodo storico ci ha testimoniato che tutti i traguardi che è possibile raggiungere tramite le scienze umane non sono sufficienti ad offrirci salvezza e non basteranno mai a saziare il desiderio di infinito che sta dentro l’uomo.

Che legame possiamo trovare tra la dottrina sociale e la preghiera? Se infatti essa è “della Chiesa” è necessario chiedersi quale ruolo abbia nella vita della Chiesa. L’immagine che ne abbiamo è spesso solo quella di un manuale cristiano del buon governo, da utilizzare per cercare qualche spunto utile quando è necessario votare alle elezioni, ma questo è un approccio molto riduttivo. Meno, invece, si pensa a quali siano i presupposti di quell’insegnamento: non è infatti un ragionamento che parte dalle dinamiche economiche, politiche e sociali per arrivare a Dio ma al contrario trova il suo fondamento e radicamento nella Parola. Per questo nella conoscenza della DSC non solo cresciamo nella conoscenza della nostra fede, ma soprattutto ci immergiamo più profondamente nel mistero di Dio ricavandone anche un nuovo slancio nel cammino della vita.

Dovremmo, quindi, chiederci se consideriamo la preghiera come momento in cui portiamo anche la dimensione sociale della vita del mondo e nel quale consegniamo a Dio la nostra vita concreta, le nostre azioni, le nostre sofferenze, i nostri fallimenti. Questo tentativo di accostare la DSC a due delle principali devozioni, quali il rosario e la via Crucis, risponde nella sua concretezza e in modo integrale alla necessità di immergersi nella contemplazione della vita di Gesù e di Maria riconsegnando a loro la nostra vita. E non solamente la nostra personale esperienza su questa terra, ma anche quella che i fatti politici, economici e sociali ci presentano nella loro complessità e a difficoltà di comprensione. Se tutto questo è riconsegnato a Dio, è come il chicco di grano che pur morendo porta con sé fecondità per la vita del mondo.

Il primo sussidio proposto in questo periodo di Quaresima è quello della via Crucis. Spesso essa è relegata a un esercizio devozionale che può toccare la pietà e la commozione nel pensare a quanta sofferenza Gesù abbia sperimentato in quel cammino. Rimanere, però, solo legati a questa dimensione non ci permette di afferrarne completamente il significato. Nel ripercorrere le varie stazioni della via Crucis attraverso l’accostamento di alcuni passi del Compendio della DSC e di altre encicliche sociali che si sono succedute dopo di esso, proviamo a capire con una breve riflessione quanto la concretezza di quel dolore sia la stessa che sperimentiamo noi nella nostra vita in società e della società. Possiamo, quindi, anche noi assumerne quel dolore, che tante volte ci troviamo a vivere nelle strade della vita senza pensare che il Signore prima di noi lo ha già vissuto, assunto e riconsegnato al Padre.

Nel mese di maggio, sarà pubblicato un secondo sussidio, in cui saranno analogamente proposte meditazioni inerenti ai misteri del Rosario. Gesù e Maria ci guidino e ci accompagnino in questo cammino di contemplazione della loro Presenza accanto a noi.

Chiara Franco
direttore Ufficio diocesano di Pastorale Sociale e del Lavoro

***
Ho trovato interessante e utile l’iniziativa della professoressa Chiara Franco, docente di Economia presso l’Università di Pisa e responsabile del nostro ufficio diocesano di Pastorale Sociale. Si tratta di un commento, intessuto di brani del magistero papale sulla dottrina sociale, ai misteri del santo Rosario e alle stazioni della Via Crucis.
Il santo Rosario sta conoscendo una nuova stagione nella vita della Chiesa. Legato negli ultimi due secoli alla diffusione nel mondo delle apparizioni di Maria SS. a Lourdes e a Fatima, ha trovato posto ripetutamente nelle parole di papa Giovanni Paolo II e di papa Francesco dedicate a questa preghiera. Due pontefici segnati profondamente dalla venerazione a Maria, legata ai santuari mariani di Częstochowa e di Lujàn. Il Rosario è una preghiera semplice, meditativa, incentrata sui misteri della vita di Gesù. Si può recitare dovunque e comunque. Ma, in taluni casi, questa preghiera può aprirsi ad una riflessione più distesa. Sono nati così moltissimi commenti ai misteri del Rosario sostenuti da prospettive differenti. Uno di questi è quello che avete tra le mani. Direi quasi che la preoccupazione di Chiara Franco, più che di aprire il Rosario ad una considerazione della Dottrina Sociale, è di mostrare quanto quest’ultima si radichi nella vita del nostro Salvatore.

Analogamente, le stazioni della via Crucis ci fanno percorrere le ultime ore di vita di Cristo in un desiderio di immedesimazione con la sua prova, ma anche in una domanda di luce e di offerta che nasce dalle nostre fatiche, tentazioni, dolori. La sofferenza di Gesù, la sua oblazione, la sua morte, non possono certamente essere ridotte ad una metafora del male nel mondo e negli uomini. Esse sono però aperte, per portare dentro di sé ogni piccolo frammento del male che attanaglia la vita dell’uomo. Tutto è accolto per trovare il suo peso e significato definitivo.
Auguro a questo lavoro della professoressa Franco di ottenere il frutto da lei desiderato.

+ Massimo Camisasca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.