Allenare il cuore

Secondo la definizione data dal mio preparatore atletico preferito, Dario Alberini (segnatevi il nome perché ne sentiremo parlare da quanto è bravo), per allenare il cuore “serve fare sforzi prolungati senza variazioni di ritmo e a intensità media”.

Del resto il cuore più lo si allena più diverrà performante.

Esiste però un altro allenamento che non prevede particolari sforzi fisici, che a volte si rivela più tosto e più duro, ma che può sicuramente fare la differenza.

Allenarsi alla felicità interiore, richiamando anche l’intervista a papa Francesco di qualche tempo fa, può sicuramente aiutare ogni tipo di prestazione e sopportare meglio ogni tipo di situazione ci si presenti. Il segreto dei grandi campioni è la serenità del cuore dice Francesco.

Potremmo elencare stuoli di promesse mancate o di talenti inespressi, anche a causa di un cuore disordinato e abbindolato da facili traguardi piuttosto che dalle ambizioni più alte.  

Per allenare uno stato d’animo serve certamente passione, spensieratezza, una sana dose di convincimento che prima o poi uno ce la possa fare e credere fortemente in qualcosa.

Ciò che conta è la serenità che si ha dentro: un giocatore in equilibrio con se stesso sarà certamente più performante di chi invece non sa cosa vuole fare di sé. Poco importa che sia serie A, che sia terza categoria o anche solo essere un impiegato.

E per un allenatore diventa fondamentale alimentare la passione dei propri ragazzi, fomentare i loro sentimenti verso questo sport.

Chi gioca a calcio, dopo un gol, una giocata straordinaria, un salvataggio in extremis o una parata incredibile, avrà certamente provato quel senso di ebrezza che fa sentire capaci di tutto: come se si fosse pervasi da un senso di onnipotenza. È il cuore che si esalta, si inebria, che fa sentire fieri e orgogliosi e quindi capaci di qualsiasi cosa. È la stessa cosa che capita ad un cuore innamorato, quando la centralina delle emozioni va completamente in tilt.

Le cose iniziano a complicarsi quando nonostante sforzi, allenamenti e sacrifici non si arriva al risultato che ci si attende. Spesso si affrontano avversari più forti o situazioni di vita così dure che inducono addirittura a rinunciare di giocare la propria partita.

E il rischio per essere accettati o per non affrontare anche le situazioni più dolorose è quello di anestetizzare il cuore, accontentandosi di uno striminzito pareggio per 0-0: una vita avara di emozioni, tiri in porta, in cui ci si accontenta del punticino. Quante persone disilluse giocano per il pareggio.

Affrontare se stessi diventa la partita più delicata e difficile da giocare: del tuo avversario sai tutto, eppure manca il coraggio di fare i conti con lui. Anche ai ragazzi capita così: non avere l’ardire di affrontare il proprio io, lasciandosi appiattire o peggio immobilizzarsi dalla paura di osare. Ci si dimentica che in partite così non si è soli, esistono i compagni di squadra, gli amici, la famiglia e anche il mister a dare una mano, un supporto, un aiuto.

Capita pure che ci si vergogni di chiedere aiuto a qualcuno pensando che questo possa essere una sconfitta del proprio ego! Meglio stare fermi piuttosto.

Ecco che il calcio, e lo sport più in generale, può rappresentare un’occasione per “ribellarsi” al conformismo e ambire a trovare se stessi e appagare le proprie ambizioni. Nella partita della vita lo sport può davvero essere un’occasione per mettere alla prova se stessi fino alla realizzazione dei propri sogni da condividere con chi abbiamo vicino.

E poco importa se alla fine le partite si perdono: la grande differenza sta sempre nel come si perde. Una squadra con giocatori dalla mentalità vincente, convinta di se stessa e affamata di vittorie alla fine saprà centrare i propri obiettivi.

Un po’ come succede a tutte le persone che fuori dal campo allenano il proprio cuore alla ricerca della felicità, del senso di tutto, con la voglia di vincere.

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