L’urgenza del problema morale ai tempi del Covid

Il coronavirus comincia a dar segni di cedimento, sono arrivati i vaccini, si fa un nuovo governo, sembra che ci siano tutte le condizioni favorevoli per la ripresa. Ma qual è il problema sociale maggiore da risolvere per costruire le basi della ripresa? Il problema morale. Se i vaccini funzionano, tra un anno sarà risolto il problema sanitario; in tempi abbastanza brevi il bisogno e l’istinto vitale dei singoli risolveranno il problema economico, ma il problema morale ha sede nel profondo del nostro io ed è di difficilissima soluzione.

A maggior ragione va studiato, compreso e affrontato. Infatti non solo l’Italia, ma tutto il mondo occidentale è coinvolto in una gravissima crisi morale che corrode dall’interno i rapporti economici, la concordia sociale, la costruzione delle esistenze individuali, la ricerca individuale e collettiva del bene comune e della felicità. I pessimisti hanno molti elementi nelle mani per dire che l’Occidente sta organizzando con grande impegno e dispiegamento di mezzi la propria rovina, anche materiale.

Pensiamo cosa è successo in Italia lo scorso anno: travolti dal martellare dei mass-media sul coronavirus certo molti non ricordano più che in estate abbiamo avuto prima lo scandalo della caserma dei carabinieri di Piacenza, poi in Vaticano quello del cardinale Becciu, infine quell’enorme crisi del mondo giudiziario che ruota attorno al giudice Palamara.

Col che il quadro si è completato: eravamo allenati alle notizie sulla corruzione degli uomini politici, dei burocrati, dei finanzieri, sapevamo come fosse in difficoltà la classe dei professori e quindi la scuola, ogni giorno si denunciava un episodio di mala sanità, ma rimanevano dei luoghi di sacralità laica ai quali pensavamo di poterci affidare, che ora invece risultano tutti inaffidabili.

In questi giorni abbiamo persino avuto in televisione la testimonianza di un imprenditore che per fare beneficenza ad un ospedale si è sentito chiedere la tangente. Perché meravigliarci? Sono passate ormai due generazioni da quando la società ha smesso di parlare di morale. L’uomo dunque rimane affidato alla natura, che da sempre genera i buoni e i cattivi e li distribuisce equamente nelle classi sociali, nella cultura, nelle strutture pubbliche. Perciò potremo trovare ovunque dei buoni che lavorano anche per gli altri e dei cattivi che spesso trovano più comodo organizzarsi tra loro per realizzare meglio la propria affermazione a scapito degli altri.

Questa mancanza di formazione morale ha radici molto lontane. I miei ricordi risalgono agli anni Sessanta, quando ogni mamma che allevasse un bambino si teneva come libro guida quello del dottor Spock, che con molta grazia e tanta dolcezza invitava ad allevare i neonati nella libertà e nella spontaneità.

Allora esisteva già un fortissimo movimento politico-culturale che negava che si dovessero e si potessero educare i bambini, che dovevano crescere liberi di manifestare e di maturare le proprie inclinazioni naturali, che andavano accettate, quali che fossero. Questo emergeva nelle discussioni scolastiche, nelle quali si diceva che la Scuola deve informare, non educare.

La Chiesa per parte sua dopo il Concilio Vaticano II ha smesso di parlare di morale. Con questo è venuta meno ad un suo preciso dovere e a un debito che ha nei confronti di tutti gli uomini, dato che tra la morale e la fede c’è il legame inscindibile che c’è tra la nostra coscienza e la nostra vita e la morale evangelica fa parte del patrimonio di valori che la Chiesa riceve e che deve trasmettere.

Poi è venuto il cosiddetto Sessantotto, il cui motto era “Vietato vietare”. Di quei giorni mi fa sempre sorridere un episodio da nulla, ma molto significativo: passavo per piazza San Prospero ed ho sentito un ragazzo forse quindicenne, seduto presso i leoni, che istruiva un coetaneo con molta serietà dicendogli: “Perché, se ti va di fare qualcosa, tu la devi fare”.

Allora la rettitudine dell’uomo venne fatta coincidere con la sua sincerità, cioè col fatto che le sue azioni rispondessero ad un impulso interiore realmente sentito. Con questo però veniva eliminato il valore di tutta la realtà al di fuori dell’individuo, e le sue stesse azioni venivano svincolate sia dalla coscienza morale, che ci dice se esse sono negative o positive nei confronti di noi stessi e degli altri, sia dalla stessa ragione, che ne valuta la possibilità e l’utilità.

L’agire dell’uomo veniva così separato sia dalla Morale, sia dalla Verità. Per ottenere questo si eliminò il principio d’autorità, negando che esistano degli esperti che possano fare da maestri agli altri, poiché tutti siamo egualmente esperti. Da qui, in sostanza, viene il principio dei Grillini: “Uno vale uno”.

Oggi risulta emblematica la teoria dei gender, nella quale l’individuo pretende di svincolarsi persino dalla propria natura, di esserle superiore e di potersi modellare a proprio piacimento.

Così l’individualismo moderno arriva alla sua manifestazione estrema, ad un’esasperata affermazione dei propri diritti individuali, senza percezione del suo prossimo, cioè senza percezione che esiste un bene comune che va realizzato e senza il quale neppure il nostro bene si realizza, e senza avvertire il fatto che i nostri diritti individuali, quando vengono separati dalla percezione di doveri equivalenti, sono vuota presunzione e suicidio.

Nonostante tutto questo, si dirà che oggi è impossibile insegnare la morale, poiché non esistono più i maestri e quelli che ci sono non si mettono d’accordo su nulla. Cominciamo almeno a parlare di morale. Non è vero che non esiste una morale cattolica. Un tempo nella Chiesa esisteva il principio che, se emerge un problema che divide i fedeli in modo insanabile, esso va accantonato per i tempi migliori e intanto si procede con i principi tradizionali. Visto che non siamo d’accordo con le novità, ma visto anche che senza morale una comunità si distrugge, riprendiamo a parlare di quella tradizionale, sapendo che le circostanze stesse e la pazienza di Dio ci faranno a poco a poco camminare verso una nuova formulazione.

Zeno Davoli

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