Don Torelli commenta il vangelo di domenica 21 febbraio

Una parola forte che ci racconta come Gesù si è lasciato guidare dallo Spirito per vagliare quale è il grano buono da condividere con gli altri e lo fa quando incontra la parola menzognera che vuole dividerlo dal Padre, da se stesso e dagli altri. Una parola che chiama alla non felicità. La parola piena di inganno che vuole isolarti e condurti alla scelta stessa di Satana: “non servirò”.

Invece Gesù, il nuovo Adamo, sceglie di servire al progetto di salvezza per questa povera umanità di cui ha preso la carne, accettando il bene che si è e a cui si è chiamati. Qui ci sono tanti spunti per il nostro cammino.

Il figlio di Maria che i Magi videro nelle sue braccia ha imparato a guidare la propria umanità non verso il successo, la sicurezza o la gloria personale ma mosso dall’amore di quello Spirito che Gesù sente parlare in sé. Una passione che diventerà dono totale, amore totale sulla croce.

Le tentazioni sono da riconoscere: momenti di crisi a cui dare una risposta. Mi ricordo in Albania i testimoni della fede: i martiri e le loro famiglie che hanno risposto pagando di persona la fedeltà alla fede in Gesù con durissime conseguenze per loro e i loro familiari.

Mi ricordo i giovani che hanno cercato di vivere non cadendo dentro al sistema della corruzione o della vendetta ma avviando strade nuove spesso anche nell’esperienza di volontariato in aiuto ai missionari. Insegnanti che hanno avuto il coraggio di fare il proprio lavoro con fantasia e molta cura. Giovani italiani che abitavano in missione per un anno o più e che hanno dato testimonianza di servizio gratuito e premuroso alla chiesa e alla gente.

La scelta di Gesù fu quella di non esaltare se stesso ma far sì che l’altro vivesse e potesse conoscere l’amore e la chiamata di Dio ad esprimere il bello che ciascuno ha dentro e che lo Spirito suggerisce, mentre il tentatore ancora oggi spinge ad esaltare il proprio ego invece di imparare ad amare.

Don Stefano Torelli

Grazie Signore perché nella Quaresima ci rimetti davanti alla necessità di fermarci come Gesù condotti dallo Spirito per continuare a discernere il bene che ci chiama al servizio e che diventa annuncio di un amore grande che resiste ad ogni prova, virus o incertezza lavorativa e relazionale. Per la mentalità del mondo non è un guadagno, forse anche per la propria famiglia non è un gran successo stare al servizio degli altri ma come Gesù possiamo rispondere anche noi il nostro sì.

Possiamo divenire quel pane buono da quel grano macinato nelle prove e nelle occasioni che si presentano nella vita quotidiana, in cui stare come “amati” che condividono quello che hanno imparato e danno speranza ancora oggi. Buona Quaresima.

Stefano Torelli
già missionario in Albania
superiore generale Servi della Chiesa

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