Scegliere bene è vincente

Ricordo un episodio accadutomi anni fa davanti ad una scuola media di Reggio Emilia. Stavo parcheggiando per entrare nella scuola dove svolgevo un corso di educazione dell’affettività e sessualità (una volta si diceva così, rimarcando che affettività e sessualità possono essere “educate”).

Avevo il finestrino aperto e casualmente ho ascoltato cosa si dicevano tre ragazzi (maschi). Stavano progettando di marinare la scuola ed andarsene in giro per la città. Uno di loro però era incerto. Gli altri due insistevano perché anche lui decidesse di non entrare in aula. Dopo pochi secondi rispose: “No, io vado a scuola”.

Cosa è successo a quel ragazzo in quei pochi secondi? Forse che non ha pensato anche lui di starsene fuori e girovagare per la città? Certo che ci ha pensato! Ma ha “scelto”, contro il parere degli amici, di entrare in classe. Dunque in pochi secondi nel suo animo si sono fronteggiate due scelte: una facile, l’altra più faticosa. (La scuola è anche faticosa). Ha scelto velocemente per un “bene” superiore, senza tentennamenti e contro chi proponeva un “bene” provvisorio e centrato solo sui propri comodi.

Chissà forse ha pensato ai genitori, alla bugia che avrebbe dovuto raccontare, agli altri compagni e compagne di classe, alle lezioni da non perdere, al senso del dovere. Tutto in pochi secondi. Nel suo animo si sono scontrate due scelte.
Ha fatto vincere quella per un “bene” superiore.
Per queste vittorie importanti ci vuole sicurezza, volontà, umiltà, coraggio. I genitori dovrebbero sapere che il loro esempio di vita, le loro parole educanti, le loro scelte morali, i sacrifici e il bene che vogliono ai figli vanno proprio a rinforzare l’idea del “bene” superiore che i figli sentono risuonare nel loro intimo.

Quei pochi secondi dove si fronteggiano le scelte di bene o di “non bene”, dove la libertà è sovrana e dove la volontà non cede. Tanti bambini e adolescenti proprio lì hanno il loro “tallone d’Achille” e si lasciano trasportare da scelte accidiose e nemiche del loro vero “bene”.

Un’arma che travolge bambini e giovani oggi è la dipendenza da smartphone perché impedisce alla volontà di formarsi e di dire di no. Quel “no” di quel ragazzo che dicendo “no, io entro a scuola” ha vinto!

Gabriele Soliani

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